Italia: continua la democratizzazione del neofascismo

Negli ultimi tempi un pò tutti, anche coloro che finora avevano nascosto la testa sotto la sabbia come se nulla fosse, si sono accorti che gli ideali neofascisti e razzisti sono ancora presenti e ben radicati in questo paese. Tutto questo è venuto fuori dopo il caso delle figurine di Anna Frank con la maglia della Roma, ideata da alcuni fascisti della Curva Nord laziale, ed il pestaggio di un giovane bengalese in pieno centro a Roma, eseguito da alcuni loro “colleghi” romanisti.

Le istituzioni nazionali, manco a dirlo, hanno ancora una volta hanno messo sotto la luce del sole il loro totale distaccamento dalla realtà quotidiana. Il fatto di aver imposto un minuto di silenzio sui campi di calcio italiani, in memoria di tutte le vittime dell’antisemitismo, ed aver fatto leggere un brano de “Il Diario di Anna Frank non ha certo fatto sparire il problema del neofascismo e del razzismo dalle curve italiane, anzi.

Le notizie giunte dagli stadi di Roma, Ascoli, Firenze, Latina, Lucca e  Torino (sponda bianconera) ha reso ancora più lampante che questi beceri ideali non si combattono con eventi “di facciata” decisi dall’alto. Se poi, in contemporanea, si continua a giustificare ciò che i fascisti compiono fuori dagli impianti sportivi, ecco che la frittata è fatta.

A questi neofascisti, infatti, nelle stesse ore della grande ribalta mediatica, che li vede ricoprire il ruolo di protagonisti principali, vengono concessi spazi per mettersi in mostra come se nulla fosse. Il caso della marcia “patriottica” di Forza Nuova a Roma ne è l’esempio più lampante.

Alcune settimane fa, infatti, la formazione estremista guidata da Roberto Fiore aveva indetto una “marcia dei patrioti” per il 28 ottobre 2017, giorno in cui cadeva il 95esimo anniversario della Marcia su Roma con cui il fascismo era salito al potere nel 1922. Subito dopo l’annuncio si erano levate numerose voci di proteste, in primis l’ANPI, che avevano spinto il ministro dell’interno italiano, Marco Minniti, a vietare il corteo. Tutto questo perchè, secondo le giustificazioni arrivate, non si poteva macchiare una data, in cui ricorreva un anniversario del genere, con una marcia in tipico stile fascista.

La stessa Forza Nuova, però, non si è data per vinta ed ha convocato un nuovo corteo per il prossimo 4 novembre: giorno in cui si celebra la vittoria dell’Italia durante la Prima Guerra Mondiale e che, dal 1919, è diventata la “Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate“. Questa volta, dalle più alte cariche istituzionali, non si è levata la benché minima voce di dissenso come se il gruppo politico di Roberto Fiore avesse perso i suoi ideali fascisti nel giro di una sola settimana.

La manifestazione è stata accordata dallo stesso questore di Roma e così, sabato prossimo, la Capitale vedrà lo svolgimento dell’evento per le strade del quartiere Eur. Un affronto, qualunque sarà il numero della gente che vi prenderà parte, che conferma ancora una volta come il neofascismo sia sempre più considerato come una forza “democratica in questo paese sotto numerosi punti di vista: dal politico al giornalistico, tanto per riprendere i casi di Mentana e Formigli che hanno accettato un confronto con gli esponenti  di Casapound.

Basta che questi estremisti chiedano di sfilare in una data che non tocchi un qualche nervo scoperto della passata storia italiana e subito gli viene concesso di tutto dimenticando che, la stessa Costituzione italiana, si appoggia su solide basi antifasciste e che qualunque ripresa degli ideali del ventennio dovrebbe essere punita da due leggi “ad hoc: la legge Scelba del 1952 e la legge Mancino del 1993. Nemmeno il fatto che questi neofascisti abbiano ottenuto l’appoggio palese di importanti famiglie criminali in vista di imminenti elezioni politiche sembra aver mosso i nostri rappresentanti istituzionali a cercare di fermare questa avanzata nera, vedasi quanto emerso dai media locali che parlano di un’lleanza tra il clan Spada e Casapound ad Ostia, in vista della tornata elettorale di domenica 5 novembre 2017.

I signori che siedono sui più importanti banchi statali, e che ci ricordano sempre di agire “secondo responsabilità“, dovrebbero tenere in conto che permettere a certa gente di portare avanti i propri ideali è un affronto per tutti coloro che quegli ideali tentano di combatterli quotidianamente. Se poi si continua a paragonare i fascismo e l’antifascismo, come si ostinano a fare alcuni politici italiani molto in voga in questo ultimo periodo, la situazione potrebbe prendere delle pieghe davvero brutte.

Nonostante tutto gli antifascisti continueranno a far sentire la loro voce e a portare avanti le proprie idee.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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