Intervista a “Il combattente”, soldato italiano anti-Isis

“Il combattente” è Karim Franceschi, è un ragazzo di 26 anni che vive a Senigallia, nelle Marche. Un anno fa è partito per la Siria per combattere accanto al popolo curdo contro l’Isis, riuscendo a liberare la città di Kobane. Da questa esperienza è nato un libro, appunto “Il combattente”.

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Hai vissuto in prima persona l’esperienza della guerra contro l’Isis. Nel tuo libro, “Il combattente”, hai raccolto tutte le tue impressioni. Puoi raccontarci cosa rappresenta per te l’Isis?

L’Isis è un organizzazione criminale di stampo fascista, che ambisce a dominare il territorio in cui è presente, espandendosi per mezzi militari, sfruttando di volta il volta, il “power vacuum” lasciato dalle interferenze imperialiste. Dico fascista perché guardo a quella sua pratica di ridurre umani a non-umani. Il termine kafir (infedele), di fatto riduce chi viene stigmatizzato con questo appellativo ad un essere non umano, e quindi suscettibile di qualunque sevizia, non importa quanto grottesca e barbara essa possa essere. Non solo si può uccidere un kafir, ma nei territori dell’Isis, è compito di ogni buon fedele perseguire e uccidere questi non-umani. Un po’ come facevano i nazisti con gli ebrei.

C’è da dire che come organizzazione hanno un funzionamento eccellente, il loro sistema di welfare è d’avanguardia, i livelli di criminalità e corruzione non sono mai  stati così bassi nei territori sotto il loro controllo. Una brutale efficenza che però non maschera la loro natura fascista, mercati di frutta a prezzi sociali e a pochi passi donne in catene vendute per poche centinaia di dollari come schiave sessuali.

C’è chi parla di teorie definite complottiste, additando gli Usa come responsabili della nascite del Califfato. Secondo te, ci sono solo responsabilità politiche, oppure una vera e propria volontà nel voler creare un mostro internazionale. E se sì, a che scopo?

Gli americani hanno delle gravi responsabilità nella nascita dell’Isis, questa organizzazione è nata, consolidandosi durante l’invasione di Bush in Iraq. Lo stesso Abu Musab al-Zarqawi, fondatore di Jama’at al-Tawhid wal-Jihad (Organizzazione del monoteismo e jihad), poi evolutosi in quello che oggi conosciamo come Isis, da semplice deliquente di quartiere, era partito dalla Giordania per l’Afghanistan unendosi ai Mujahiddin, radicalizzandosi e tornando a casa con una visione. Gli Stati Uniti, sono responsabili non solo per la nascita dell’Isis, ma per il movimento jihadista globale. Nessuno di questi movimenti esisteva prima che a qualche luminare della Cia, non fosse venuta l’idea di abbattere l’armata rossa in Afghanistan costruendo un network internazionale, basato sull’ideologia Wahabista. Ricordate Rambo 3? I muhajidin erano i buoni, ve lo immaginate Silvester Stallone a combattere al fianco di jihadi John contro gli invasori socialisti del Rojava? Eppure un tempo Bin Laden era l’eroe, il liberatore, quello che prendeva soldi, armi e sostegno militare dagli USA.

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Qual è il ruolo della Turchia in questa guerra?

La Turchia, vuole abbattere Assad e distruggere il Rojava. Arricchirsi vendendo armi ai ribelli e comprando petrolio al ribasso. Fra i paesi confinanti è quello che ha maggiormente contribuito alla destabilizzazione della regione. Facendo trattati con l’Isis, finanziando e armando i ribelli, costruendo dispositivi di “safe heaven” per i jihadisti, lungo i propri confini ed all’interno del proprio territorio. Senza il continuo sostegno della Turchia ai jihadisti, i ribelli verrebbero schiacciati dalle forze di Assad nel giro di un mese.

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Qual è invece il ruolo della Siria di Assad e della Russia di Putin?

Assad è responsabile dell’escalation avvenuta dalle prima proteste pacifiche nel 2012, oggi una guerra civile che ha fatto il doppio dei morti del Kosovo. Io mi pongo però il problema di cosa avverrebbe se Assad venisse deposto domani. A chi rimarrebbe in mano l’ovest della Siria? Aleppo, Damasco, Lattakia, Homs. Cadrebbero tutte in mano jihadista, o dei banditi FSA (Esercito siriano libero). Di quest’ultimi tutt’oggi non si capisce la loro ideologia, il loro programma per la futura Siria è assente. Sono divisi fra loro, non riescono a trovare una linea comune, tranne forse, quella di riempirsi le tasche dei petrodollari sauditi, senza curarsi della popolazione civile devastata. Gli uomini del FSA non sono mai stati dei rivoluzionari, non hanno costruito una lotta armata contro il regime partendo dal sostegno del popolo, ma da quello esterno dei paesi del Golfo e della Turchia.

La Russia dall’altra parte ha un chiaro interesse strategico in Assad, lo sbocco sul Mediterraneo. Putin come Erdogan fa leva sulla crisi rifugiati in Europa, molti dei suoi bombardamenti colpivano troppo di frequente villaggi abitati solo da civili, con una larga campagna di bombardamenti ha contribuito a mettere pressione sull’Europa, aumentando il volume degli sfollati in fuga verso la Grecia, così da far crollare le sanzioni che stanno strangolando l’economia russa.

Secondo te, sarebbe plausibile sconfiggere, o quantomeno, provare a distruggere l’Isis con una guerra via terra, come d’altronde hai fatto tu insieme ai guerriglieri curdi?

Dipende da cosa si  intende con guerra via terra, sicuramente senza fanteria sarebbe impossibile liberare i territori occupati dall’Isis.

Come mai nessuno Stato pensa di poter affiancare i combattenti curdi e combattere via terra le milizie del califfato? Forse perché hanno paura di perdere troppe unità e quindi si preferisce bombardare?

Ci sono numerose forze speciali, americane e francesi, che stanno affiancando i curdi nella liberazione di Manbij. In effetti sono state tutte ritirate dal fronte proprio per il pericolo a cui si va incontro nel combattere l’Isis. Danno un supporto dalle retrovie coordinandosi con le rispettive forze aree. Sinceramente credo siano in Rojava, più per una questione di tenere un diretto canale di comunicazione, che di reale apporto sul campo. Certamente fanno comodo dal punto di vista dello scudo diplomatico contro la Turchia, che fino a qualche mese fa minacciava di invadere il Rojava, sparando di volta in volta cannonate da oltre confine contro postazioni Ypg (Milizia della regione a maggioranza curda nel nord della Siria) per provocare reazioni.

Altrimenti quale potrebbero essere le modalità di combattimento da attuare?

Alle Sdf (Siria Democratic Forces) servono mezzi pesanti, come carri armati, autovetture corazzate, lanciarazzi anti carro, detector per evitare mine, dispositivi anti-IED, visori termici, armi nuove in generale. Tutto questo manca nel Rojava, gli Americani sono molto timidi quando devono fornire queste attrezzature, la Turchia è la ragione principale di questo atteggiamento, che possiamo definire, attendista e cauto.

Hai avuto modo di parlare con appartenenti dell’Isis che sono stati catturati, se sì, che impressione ti hanno fatto, cosa hanno detto?

No.

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L’Italia secondo te deve temere un attentato? Molti descrivono i terroristi “europei” come sbandati, molte volte neanche religiosi. Secondo te è così?

Dopo l’intervento diretto in Libia contro l’Isis, è molto probabile che il rischio attentati anche da noi salga vertiginosamente. L’Italia ha un brutto passato in quel paese, è molto più facile per l’Isis in Libia richiamare sentimenti anti-colonialisti, affidandosi alla narrativa delle crociate e la conquista di Roma. Omar al Mukhtar molti italiani non lo conoscono, il film che lo ritrae “Il Leone del Deserto” è  stato censurato in Italia, i libici invece se lo ricordano molto bene.

L’Isis ha poco a che vedere con la religione, così i suoi militanti. L’ideologia di fondo è un contorcimento dell’Islam senza precedenti. Ecco per esempio il Califfo può essere dichiarato solo se tutte le autorità islamiche lo eleggono, riconoscendolo. Non solo al Baghdadi si è auto proclamato, ma nemmeno le organizzazioni terroristiche islamiste presenti sul territorio lo hanno accettato. Nemmeno Al Qaeda, di cui al Baghdadi era membro, lo ha riconosciuto come Califfo. Figuriamoci tutte le autorità religiose sunnite che costellano una galassia di un miliardo e mezzo di musulmani sunniti.

Bisogna però riconoscere che l’Isis ha qualcosa di nuovo rispetto agli altri movimenti jihadisti. Un appeal dato dalla sua riluttanza a fare compromessi, dalla sua capacità comunicativa poliglotta ed interculturale. Quando l’Isis è arrivata in Siria, l’aria era cambiata improvvisamente. Jabhat Al Nusra già presente’, non ha dato la stessa impressione ai giornalisti stranieri. Le regole erano cambiate, e avevano  poco a che vedere con quelle del Corano.

Il fondatore dell’Isis al Zarqawi aveva un passato da criminale, ma non bisogna lasciarsi ingannare da questi dettagli, hanno poco a che vedere con la natura dei militanti.

La loro opposizione all’imperialismo è assente di compromessi, questo è un elemento che i movimenti radicali di sinistra hanno perso da tempo. Per questo quello che  succederà in Siria, o in Iraq ha una rilevanza relativa.

L’Isis è destinata a crescere ed alimentarsi dalle falle del nostro sistema, dalle infinite ingiustizie che esso crea. Continueranno ad alimentarsi dalla distruzione che il nostro sistema capitalista si lascia dietro. Gli unici veri anticorpi contro questo fenomeno, semplicemente non si trovano nel sistema capitalista.

Solo il socialismo può curare questo cancro, come già sta succedendo nella Siria Federale del Nord.

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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