Incubo di una notte di mezza estate: lo spettacolo teatrale sul G8 di Genova

Sono passati 15 anni dal G8 di Genova del 2001. Un evento che, nel corso del tempo, è stato rappresentato in numerosi modi, molto differenti tra loro: libri, articoli di giornale, saggi, film.

Da un pò di tempo il G8 ha anche una sua versione teatrale: questo grazie allo spettacolo “Diaz-Incubo di una notte di mezza estate” per la regia di Emanuele Bilotta. La rappresentazione, che si rifà agli avvenimenti accaduti la sera del 21 luglio 2001 all’interno della scuola Diaz-Pertini del capoluogo ligure, è una vera e propria testimonianza della tortura che vi fu in quell’ore.

Lo spettacolo, realizzato con le registrazioni effettuate da Radio Popolare Brescia in quei momenti, cerca, in modo del tutto singolare, di far vivere in prima persona un evento che, da parte delle istituzioni e dei media locali e nazionali, non è mai stato chiarito del tutto, anzi. Lo spettacolo andrà in scena, il prossimo 21 luglio, presso il Lsoa (Laboratorio Sociale Occupato Autogestito) Buridda di Genova e rientrerà nel programma di celebrazioni per il quindicesimo anniversario da quei fatti.

Alcuni giorni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare lo stesso regista dello spettacolo: Emanuele Bilotta. Con l’occasione gli abbiamo chiesto il perchè avesse deciso una cosa del genere e i suoi sentimenti in vista dell’appuntamento genovese.

1) Dove e come nasce questa tua passione per il teatro?

Il teatro lo porto dentro da sempre, ho scritto e messo in scena il mio primo spettacolo all’età di tredici anni. Nel corso del tempo, il destino mi ha portato a conoscere, collaborare ed apprendere da registi/attori del calibro di Augusto Zucchi, Antonello Liegi, Claudio Pierantoni e Paolo Perelli, tutte menti e spiritualità molto distanti tra loro, che sono riuscite a raggiungere livelli di eccellenza negli obiettivi che si sono prefissati. Fortunatamente, la mia passione parallela, la musica, mi ha distolto dal teatro negli anni in cui, se avessi continuato, sarei finito in qualche accademia. Non amo come si studia il teatro in Italia, rimanere lontano “dai luoghi del sapere”, mi ha permesso di formarmi in maniera “randagia” quasi di strada. E il teatro nasce da lì. Sono per i piccoli teatri sorti negli scantinati, più che per i palchi pieni di luci e titoli di giornali. Amo il teatro del novecento, il teatro di regia. Per me, mettere in scena uno spettacolo è solo un nuovo spunto per studiare me stesso

2) Perché hai deciso di rappresentare sul palco un evento tragico come la retata della polizia la notte del 21 luglio alla scuola Diaz di Genova durante il G8?

” A febbraio dello scorso anno, ho sviluppato un laboratorio di sperimentazione teatrale, partendo da ragazzi senza alcuna esperienza. L’obiettivo era la ricerca della verità in scena. Una recitazione più cinematografica che teatrale, senza lo schermo in mezzo a porre distanze tra gli attori e gli spettatori. L’obiettivo è far respirare emozioni. E per raggiungerlo, è necessario che gli attori si immolino alla causa. Zero interpretazione, solo vissuto in diretta. Riguardo il G8 del 2001, spesso mi ero soffermato a studiare i fatti di quei giorni, le dinamiche che avevano portato ad un pezzo di storia tanto brutto. La repressione da parte del potere, con il solo scopo di limitare la libertà di espressione, di persone che, manifestando pacificamente, stavano provando a cambiare le cose o, quanto meno, ad aprire gli occhi al mondo, su cosa, di lì a poco, sarebbe successo. Lo Stato che diviene nemico dello Stato stesso (se è vero che Stato è la comunità che si fa singolo). Ho sentito la necessità di raccontare la verità su ciò che è accaduto perchè ritenevo fosse il normale proseguimento di ciò che, durante il laboratorio, cercavamo sulla scena“.

3) Come mai hai intitolato lo spettacolo “Incubo di una notte di mezza estate”? Il titolo mi ricorda molto una delle opere più famose di un drammaturgo di fama mondiale come William Shakespeare……

” Certo, la citazione è ovvia. E non è l’unica all’interno dello spettacolo. La scelta del titolo parte intanto dalla data dell’accaduto, in piena estate. Inoltre, dalle dinamiche con cui si è sviluppato il tutto. I ragazzi nella scuola sono stati assaliti di notte, mentre dormivano nei loro sacchi a pelo. Sicuramente qualcuno di loro avrà avuto bisogno di tempo per capire se ciò che stava accadendo era reale o frutto di un incubo. E, sicuramente, gli incubi di quella notte hanno accompagnato molti di loro nei mesi successivi“.

4) E’ stato difficile preparare uno spettacolo del genere? Hai avuto qualche tipo di problema?

” Girando sul web ho casualmente trovato delle registrazioni di Radio Popolare Brescia, della diretta della notte in cui è avvenuta l’incursione alle due scuole Diaz. Da qui, l’idea di contattarli. Gentilmente mi hanno fornito tutto il materiale necessario. Più di otto ore di registrazione. A questo sono seguiti tre mesi di lavorazione del testo e una forte ulcera. Sentivo il bisogno di raccontare questa storia sotto forma di spettacolo, perchè era necessario che, più gente possibile, conoscesse la verità.

Non è stato un lavoro facile, abbiamo affrontato circa otto mesi di prove, perchè volevo che, ognuno degli attori coinvolti, vivesse sulla propria pelle ciò che stavamo andando a raccontare. Sono state prove dure, sia emotivamente che fisicamente. Alcuni di loro si sono anche infortunati più volte, ma ho amato il loro coraggio nell’andare avanti.

Le botte, le violenze raccontate, sul palco, rivivono sul serio, zero finzione. Anche la scelta della messa in scena, ha voluto eliminare il teatro dal teatro; infatti quasi l’intero spettacolo nasce dal buio e, le uniche luci presenti, sono date da torce mosse dagli stessi attori.

Le musiche, completamente inedite, composte da Federico Brini, hanno completato l’opera“.

5) Il prossimo 21 luglio il tuo spettacolo andrà in scena al laboratorio sociale occupato autogestito “Buridda” di Genova, durante le celebrazioni per i 15 anni dai fatti del G8 del 2001. Come è nata questa iniziativa? Provi qualche sentimento particolare al riguardo?

” In questa settimana saranno molti gli eventi organizzati a Genova, per la celebrazione dei 15 anni, grazie al prezioso lavoro svolto dalla famiglia Giuliani e da Emergency. Per quanto riguarda il nostro spettacolo al Buridda, non finiremo mai di ringraziare Mark Covell, il giornalista londinese che nella scuola Diaz ebbe la peggio, finendo in coma con un polmone perforato e con una serie di problemi che, in parte, lo accompagnano ancora oggi. Corvell, infatti, dopo essere venuto a Roma apposta per vedere lo spettacolo, quando siamo andati in scena al Nuovo Cinema Palazzo di San Lorenzo, durante il festival della Storia, si è mosso per farci avere uno spazio a Genova e si è posto l’obiettivo di far girare lo spettacolo il più possibile. La forza di “Incubo di una notte di mezza estate” è il non essere di parte. Durante lo spettacolo, vengono messe a nudo le anime di tutti. Di chi ha preso le botte, di chi l’ha date e di chi è stato accusato di aver provato a darle. Inoltre a Genova, dopo lo spettacolo, ci sarà una dancehall militante, con il concerto di Manlio Calafrocampano, che, oltre ad essere un grande amico è anche uno dei nomi nuovi più importanti e talentuosi della scena reggae europea. Emozioni continue, quindi“.

6) Come hai vissuto i giorni del G8: ti sei recato in prima persona a Genova o te ne sei occupato “ da lontano” ? 

” Nel 2001 avevo diciassette anni e ho vissuto questo evento come una cosa abbastanza distante. Nel corso del tempo ho avuto modo di approfondire ciò che è successo in quei giorni. Ciò che posso dire è, che per quanto brutto sia stato l’epilogo dell’intera vicenda, Genova e i no global hanno mostrato la faccia bella del mondo, quella che appare solo ogni tanto e che viene subito repressa dal potere. La faccia che fa paura a chi vuole un mondo che soffra di paura. E in un periodo storico come quello che stiamo vivendo sarebbe necessario capire come il nemico spesso indossi una divisa, altre volte una giacca e una cravatta. Inoltre penso che il sorriso di un uomo libero non vale le lacrime di mille uomini schiavi che, invece di sognare la libertà, sognano di essere come il loro padrone“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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