Il respiro delle città: Roma

Chissà come sarà arrivata tanta grandezza in un unico posto. Gli artisti, la storia.

Mattia vagava per le strade di Roma e aveva perso tutto. O meglio, questo era ciò che credeva perché aveva perso il suo amore. Stella lo aveva lasciato da qualche giorno a causa del vortice di confusione che provava dentro e come unica spiegazione gli aveva detto che non era il momento. Infine si era rinchiusa in casa e non aveva voluto vedere più nessuno… né lui.

Il ragazzo non riusciva a crederci. Come unica soluzione alle sue domande, e per placare quel senso d’ansia che gli inondava la gola, faceva delle lunghe camminate e alla fine era sempre la fatica che si portava via i suoi tormenti.

Pochi come lui sapevano osservare e vivere attentamente quella città. La sua città.

Roma di giorno. Roma di notte. Roma col buio. Roma col sole. Roma che piove. Roma immortale. Roma a Natale.

A pochi giorni dalla fine dell’anno le strade erano ancora addobbate per le feste e la gente si muoveva frenetica, stordita dalle luci. Mattia passeggiava nascosto tra il mucchio di persone, senza meta in quel momento. Nel frattempo una musica era emersa da chissà quale vetrina: una band inglese intonava una canzone natalizia ricordando che quelle luci di Natale illuminano la strada laggiù dove il mare e la città si incontrano. Possano tutti i tuoi problemi presto andar via. Le luci di Natale continuano a risplendere.

Un passo dopo l’altro era giunto a Piazza Navona, la sua preferita. Le passeggiate spesso lo conducevano là. Andava, avanti e indietro, anche dieci o venti volte di seguito e guardava ogni spazio, monumento o palazzo. E soprattutto ascoltava. Era in grado di sentire e vedere cose che solo pochi altri come lui riuscivano a percepire: perché la voce della città non parla a tutti, bisogna essere almeno speciali per riuscire a conoscerla. Quel respiro, quel richiamo, a volte un sussurro, diventava quasi un boato dritto nelle sue orecchie e attraverso la propria testa. Ma lui sapeva da dove giungessero i suoni che si levavano improvvisi. La città parlava in quel particolare modo per raccontare la propria storia, i propri misteri… a chi era in grado di seguirla.

Si considerava quasi un prediletto dal mondo per questo. E non aveva paura di quel dono. Anzi lo adorava e ormai c’era abituato.

Al termine di quel giro, si fermò di fronte alla Fontana dei Quattro Fiumi. Immensa. Bellissima. La ammirava e rimaneva estasiato perché sempre ne coglieva ogni particolare e ne conosceva perfettamente la descrizione.

È formata da una vasca ellittica mentre al suo interno un grande gruppo marmoreo sorregge un obelisco egizio (imitazione di epoca romana). Quattro enormi figure, sedute in posizioni discordanti, sono personificazione dei quattro più grandi fiumi del mondo (una figura per ogni continente allora conosciuto): il Nilo, il Gange, il Danubio e il Rio della Plata. Attorno alla fontana sono poi riprodotti sette animali connessi con le personificazioni dei fiumi. È coronata infine dalla colomba dello Spirito Santo e fu per questo anche considerata segno del trionfo della Chiesa sulle quattro parti del mondo.

Per Mattia quell’acqua non emetteva un semplice gorgoglio ma erano come parole. A volte le quattro statue sembravano quasi muoversi, anzi lui era sicuro di averle viste non immobili. I gesti stessi erano pieni di vita. E poi lo avvertì di nuovo. Un suono singolare era emerso da là sotto. Era scoccato d’improvviso come un’istantanea vibrazione ondulante. Eppure nessuno l’aveva sentito. Non una sola persona si era voltata o aveva battuto ciglio. Nessuno eccetto lui.

Quando si trovava lì di fronte era stordito da quel brusio insolito. Un mormorio emanavano quelle statue, l’opera intera e lui poteva avvertirlo e riusciva a cogliere ogni particolare. Tempo prima, quando accadde per la prima volta, non era arrivato a capire. Infine aveva scoperto la sua storia. Così poteva comprendere tutto semplicemente osservandola… ed ascoltando.

Sull’obelisco sono presenti delle iscrizioni che rimandano ad elementi simbolici e proprio il Bernini, nella progettazione della fontana, volle conoscerne e tenerne a mente i significati. Ogni elemento delle quattro facce dell’obelisco è ripreso e inserito in forma allegorica nella fontana che rappresenta una sorta di prosecuzione di quelle simbologie. È un punto di unione tra l’antico Egitto, la cultura greco-persiana e il cristianesimo delle origini. Nel complesso si possono trovare alcuni nuclei tematici principali: la tetrade, simbolo legato alla perfezione della creazione divina, raffigurata dalla forma piramidale dell’obelisco (la piramide è una delle rappresentazioni della tetrade); la dicotomia, consistente in coppie di opposti che rimandano alla coppia originaria bene/male. Le due principali sono luce/buio (la forma stessa dell’obelisco rimanda ad un raggio di luce contrapposto alle tenebre della caverna sottostante) e piena/secca, tema presente nella tradizione egiziana. Il leone che lambisce l’acqua con la lingua è modellato su statue presenti nei templi egizi ed esprime la contrapposizione abbondanza/carestia dovuta alla ciclicità delle piene del Nilo. Il leone è emblema solare ed animale sacro. Al contrario la carestia, nella tradizione dell’Egitto, è rappresentata dall’ippopotamo che nella fontana è sostituito, con un artifizio linguistico, da un cavallo dal momento che il significato etimologico di ippopotamo è cavallo dei fiumi. La fontana dunque simboleggia l’eterno equilibrio egizio tra bene e male; e infine la colomba, che è al tempo stesso simbolo dello Spirito Santo e stemma del pontefice Innocenzo X Pamphili (committente dell’opera), vuole affermare che il vertice della sapienza che si può riscontrare nella simbologia della fontana è la confessione cristiana che quindi è considerata punto finale di unione con la cultura egizia.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Spesso anche quando calava la notte il ragazzo si ritrovava a camminare. Era da poco arrivato l’anno nuovo e quella sera raggiunse ancora Piazza Navona. Un completo senso di pace la attraversava. Un attimo dopo quella calma fu spezzata da un boato. Scoccata la mezzanotte esplose un rumore tonante. Dal nulla era sorto un fragore infernale di ruote. Mattia si voltò. Una carrozza dorata correva all’impazzata lungo la piazza, sospinta da cavalli neri dagli occhi di fiamma che sbuffavano incessantemente emettendo nuvole di aliti grigi.

Anche se non la vedeva per la prima volta, la osservò comunque con occhi spalancati. Sembrò quasi dirigersi verso di lui; dopodiché deviò e si perse lontano, alle sue spalle.

Conosceva le storie sulle presenze e le apparizioni che popolano la città di notte.

Secondo quella leggenda nera il fantasma di Olimpia Maidalchini Pamphili, bellissima cognata di papa Innocenzo X, appare ogni notte a Piazza Navona uscendo dalla propria villa su un infuocato cocchio d’oro e corre per le strade di Roma liberando una scia di fuoco, per sparire poi improvvisamente assieme a tutto ciò che l’avida donna aveva accumulato in vita. Donna Olimpia era cordialmente antipatica ai romani di tre secoli fa, che l’accusavano, tra l’altro, di essere l’amante del pontefice.

Qualche giorno dopo Mattia non riusciva ancora a darsi pace. Camminava di nuovo, stavolta sul lungotevere, quando in prossimità di ponte Sant’Angelo scorse una piccola colonna di figure quasi impercettibili che si muovevano lentamente simili a fumo ondeggiante e accompagnate da un lamento cupo. Sentì quel richiamo e le riconobbe. Anime. Anime degli annegati nel Tevere. Restò ancora qualche istante a considerare quel movimento e l’accennato stridio. Improvvisamente rifletté. Che cosa facevano? Camminavano in eterno ma ormai avevano compiuto il proprio destino. Ma lui no. Lui poteva ancora cambiarlo. Rimase fermo per un po’.

Gli tornò in mente una cosa. Stella. Lei era ancora lì, rinchiusa in chissà quali problemi. Pensò con attenzione. Le frasi accennate, i fraintendimenti, le parole mai dette e che forse rimarranno per sempre al principio del pensiero. No, non può essere così. D’improvviso corse. Corse più rapidamente che poteva verso casa della ragazza. La raggiunse. Salì in un baleno le scale e una volta alla porta suonò.

Aprì proprio lei. Lo guardò con due occhi immobili, incerti, pieni di confusione.

«Ti prego ascoltami» disse subito lui. E poi cominciò. «Che cosa fai qui? Il mondo è là fuori. E la gente si ama. E la gente si odia. Ed è tutto così difficile. Non puoi dimenticare». Fece una pausa e la fissò intensamente. «Forse non esiste il momento giusto o perfetto. Forse esiste solo adesso». Si avvicinò ancora a lei e le strinse la mano. «Vieni fuori con me. Ti farò sentire qualcosa che nessun altro può darti. Ti farò sentire la voce di Roma».

Lei lo osservò appena un attimo e subito sorrise a quelle parole sicure, finalmente distesa. Infine si lasciò guidare.

La portò per Roma. Camminarono fino al mattino. Le insegnò ad ascoltare la voce della propria città. I suoni, le luci e i movimenti, qualunque cosa fossero, non facevano paura. Erano l’anima più sottile della città. Parte di essa.

Impossibile conoscerla tutta. Almeno così rapidamente. Erano solo alcuni spiragli della sua voce ma sufficienti per cambiare le cose.

Restarono fuori fino all’arrivo dell’alba. Le lame di luce del sole tagliavano le colonne dei fori romani e adesso tutto era di nuovo a posto. L’anno nuovo era partito da appena pochi giorni ma ora erano entrambi felici di iniziarlo insieme.

Ed avrebbero continuato così, convinti che non esisterà mai niente più grande di Roma.

Laureato in Scienze Politiche, scrittore di romanzi e storie di mistero, avventura, fantasia.
«Anche la persona più piccola può cambiare il corso del futuro»

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com