Il Cremlino all’offensiva mostra le prove per inchiodare Erdogan

Non si abbassa la tensione sull’asse Ankara-Mosca, anzi. Nelle scorse ore il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva risposto alle accuse lanciate dalla Russia di contiguità con l’Isis annunciando di essere pronto anche a dimettersi nel caso fossero state mostrate le prove del commercio petrolifero tra Ankara e il Califfato. Il ministero della Difesa russo ha infatti preso in parola il presidente turco rilanciando le accuse contro Ankara di coinvolgimento diretto nel traffico di petrolio con lo Stato Islamico anche dopo la dura replica di Erdogan. Ma questa volta il Cremlino è andato anche oltre e ha deciso di fornire prove che ha definito “inconfutabili” alla stampa che creeranno non pochi imbarazzi sia ad Ankara che a Washington. “Il principale consumatore del petrolio rubato dai legittimi proprietari, Siria e Iraq, è la Turchia” ha attaccato il viceministro Anatoly Antonov nel corso di una conferenza stampa, “In base alle informazioni disponibili il massimo livello della leadership politica del paese, il presidente Erdogan e la sua famiglia sono direttamente coinvolti in questa attività criminale”. Antonov  nel corso di una conferenza stampa ha anche detto di non avere come obiettivo le dimissioni di Erdogan, che invece sono una questione di pertinenza del popolo turco.

A voi giornalisti stiamo presentando una serie di prove inconfutabili, non solo sul traffico di petrolio, ma anche sul traffico di armi attraverso il confine turco-siriano“, ha invece dichiarato il vicecapo di Stato Maggiore Sergei Rudskoi, che ha anche voluto sottolineare come la coalizione internazionale a guida americana non abbia fin qui condotto nessun raid aerei contro gli hub petroliferi dello Stato Islamico in Siria. Prove inconfutabili dunque che la Difesa russa ha deciso di rendere pubbliche sottolineando come nel confine tra Siria e Turchia passino qualcosa come 200.000 barili di petrolio al giorno, il che significa che (Fonte RT.com) almeno due miliardi di dollari all’anno affluiscono nelle tasche del Califfo con buona pace delle dichiarazioni battagliere di Obama e soci nei confronti dell’Isis. “Difficile non accorgersene“, hanno sottolineato dal Cremlino mostrando tutta una serie di filmati che inchiodano nella sostanza la Turchia alle proprie responsabilità. Ma non solo, i russi hanno anche denunciato il transito dalla Turchia alla Siria di armi destinate ai jihadisti e soprattutto di combattenti che finiscono per indossare le uniformi nere del Califfo. Secondo quanto dichiarato dal capo del Centro nazionale russo per la gestione della Difesa, Mikhail Mizintsev, solo nell’ultima settimana sarebbero passati qualcosa come 2000 militanti e 120 tonnellate di munizioni verso la Siria.

In particolare, come finalmente riferito dai media italiani ed europei, al briefing di Mosca è stato fatto vedere un video risalente al 14 novembre nella zona di Silopi dove si sarebbero chiaramente visti circa 3200 autocontainer pronti a partire per caricare l’oro nero dell’Isis. I russi hanno anche mostrato lunghe file di autocisterne in un altro video del 18 ottobre, accusando i terroristi dell’Isis di aver costruito “delle vere e proprie isole petrolifere“.

Laureato in Storia Contemporanea, ha da sempre coltivato una viva passione per la scrittura e per il giornalismo. Appassionato di politica estera partecipa sin dagli inizi al progetto di “Oltremedia” .

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com