Idomeni: intervista all’associazione Time4Life International

Lo scorso 24 maggio il campo profughi di Idomeni, piccolo paese al confine tra la Grecia e la Macedonia, veniva sgomberato dalla polizia greca. Quel luogo è diventato un pò il simbolo della cosiddetta “questione migranti che da parecchi mesi sta interessando e creando forti tensioni nel Vecchio Continente.

Nonostante i timori della vigilia, riguardo lo scoppio di possibili tensioni, lo sgombero si è svolto nella più totale tranquillità e tutte le persone “ospitate“, 8400 da quando il campo era stato aperto nel febbraio scorso, sono state trasferite in altre strutture di varie città greche in attesa di una nuova collocazione. La situazione ad oggi, 6 giugno 2016, non sembra migliorata di molto per i migranti di Idomeni che ancora non sanno cosa ne sarà di loro nel futuro più immediato visto che l’Unione Europea, ancora una volta, non riesce a trovare una soluzione condivisa da tutti per risolvere il problema.

Sono molte le notizie che i media nazionali ci hanno fatto arrivare, in questi mesi, sul campo profughi di Idomeni. Molte di queste, purtroppo, avevano uno scopo ben preciso per qualcuno e dovevano servire, alcune volte, solamente per spostare qualche decina di voti da una parte ad un’altra.

Per sapere qualcosa di più su ciò che era Idomeni abbiamo intervistato l’associazione ” Time4Life International. Lo scopo principale di questa fondazione è portare aiuto ai molti bambini che vivono in questa situazione di disagio e che devono essere aiutati sotto numerosi punti di vista.

1) Che cosa rappresenta esattamente “Time4Life International“? Come mai vi siete interessati “attivamente” della situazione di Idomeni?

Time4Life International è una fondazione che dal 2012 si occupa di bambini che vivono in condizione di povertà sociale ed economica. Nel corso degli anni abbiamo creato una rete di aiuto in Siria, Nicaragua, Kenya, Benin, Nepal, Romania. Ci battiamo ogni giorno affinchè vengano garantiti, rispettati e tutelati i diritti fondamentali dei bambini in zona colpite non solo da povertà, calamità naturali e guerra, ma anche laddove si presentino situazioni di sfruttamento e traffico dei minori. Una prima fase di studio sul campo ci permette quali reti locali, composte da professionisti, enti e operatori, mettere a sistema per portare la migliore assistenza possibile, sia essa sanitaria, alimentare, educativa e altro ancora. Idomeni è stato ed è teatro di una seria di violazioni di diritti umani e libertà negate che ci ha portati ad agire attivamente in aiuto dei rifugiati che cercano costantemente di raggiungere i territori europei. Non potevamo restare indifferenti di fronte a tale scenario“.

2) Che situazione c’era nel piccolo paese della frontiera greco-macedone? Ce lo descrive brevemente?

Ciò che definiamo comunemente come Idomeni è, o forse meglio era, il più grande campo profughi della Grecia. Il campo è nato la scorsa estate dopo che la cancelliera tedesca Angela Merkel annunciò che avrebbe accolto i siriani in fuga dalla guerra, provocando un massiccio spostamento di persone in fuga, lungo la rotta dei Balcani. Nei mesi successivi, però, i governi europei hanno cominciato a chiudere le frontiere, inizialmente facendo passare qualche famiglia con criteri altamente selettivi, successivamente chiudendo il passaggio a tutti. Si costruirono così recinzioni e fili spinati ( come quello di Idomeni, appunto) per impedire ai migranti di entrare in Europa. Se Idomeni nacque quindi come un posto di transito, in breve tempo è diventato un campo stanziale dove intere famiglie erano costrette a vivere per molti mesi. Il campo si presentava come una schiera di tende e capannoni, lungo la ferrovia al confine con la Macedonia, affollata da numerosissima bambini, donne e in misura minore di uomini. Un enorme filo spinato veniva sorvegliato dai militari“.

3) Alcuni giorni fa il campo è stato sgomberato…..che cosa succederà ora? Si apriranno nuove rotte di profughi, per arrivare in Germania, come quella che passa da Italia e Austria?

Lo sgombero del campo ha portato la situazione a livelli ancora più critici. Qualcuno parla di deportazione e purtroppo non sbaglia di molto: i poliziotti in tenuta antisommossa sono stati accompagnati da un nucleo di ruspe per sgomberare le famiglie dal campo. I profughi sono stati portati in campi militari gestiti dall’esercito. Per quanto riguarda le rotte dei rifugiati credo che non potranno esistere “nuove” rotte. Il caso greco-macedone non è isolato, vediamo muri innalzarsi ovunque in Europa. Solo sul mare non è possibile alzare barriere e, nel caso questo non bastasse, le “nuove” rotte non saranno alla luce del sole“.

4) Proprio a Vienna l’estrema destra, alle ultime elezioni, ha ottenuto un ottimo risultato. Non è la prima volta che accade una cosa del genere in Europa, veda gli esempi di Ungheria e Polonia. Un suo commento al riguardo? Il vecchio continente deve temere una ascesa del cosiddetto ultra-nazionalismo?

L’Europa deve temere una ascesa dell’ultra-nazionalismo, certo. Le politiche migratorie europee sono evidenti: c’è l’intenzione chiara di scoraggiare le persone a venire in Europa e i segnali di questi ultimi mesi sono cristallini anche per chi ancora non è riuscito a sfuggire dalla guerra nel proprio paese. I muri, le recinzioni e i fili spinati sono messaggi più che espliciti. Inoltre, la crisi economica ha più che stremato gli elettori europei e per l’estrema destra è facile additare nei migranti il capo espiatorio per rispondere alle proteste di chi si lamenta per varie misure poco chiare: tagli ai servizi, austerity pressante, tasse e molto altro“.

5) Un consiglio ed una speranza da inviare a Bruxelles dopo lo sgombero di Idomeni? Cosa si dovrebbe fare adesso, secondo voi, riguardo la “emergenza migranti“? 

Lo sgombero di Idomeni rappresenta un tentativo del governo greco e delle altre potenze europee di cancellare l’inadeguatezza delle politiche d’accoglienza del vecchio continente. Questi eventi hanno rivelato come l’unione dei paesi europei fosse solo presunta. Ma non solo, le ultime tendenze sembrano invece indirizzare le tendenze migratorie verso un unico obbiettivo: la non accoglienza. Così mi premerebbe ricordare a Bruxelles come i gli ideali e i valori verso cui tendevano i padri fondatori dell’Unione Europea fossero opposti alle scelte odierne. L’Unione nacque con l’intento di mantenere un continente florido e in pace, fronteggiando ogni crisi attraverso cooperazione e buon senso. L’emergenza migranti è arrivata ad un punto di difficile gestione anche a causa di eventi concomitanti che hanno caratterizzato gli ultimi anni: dall’ascesa dei nazionalismi ai sette anni di crisi economica fino alla sempre maggiore insoddisfazione verso la democrazia. Come primo passo potrebbe essere utile smetterla di trovare nei rifugiati il capo espiatorio dei problemi recenti e considerarli, invece, una risorsa in ogni settore. Dal punto di vista della gestione immediata dei flussi dovremmo tutti ricordarci di come il nostro emisfero si consideri tanto civile quanto democratico e rispettoso dei diritti dell’uomo, alle cui fondamenta vige il principio di non discriminazione ( ormai calpestato). Ad Idomeni come in altre situazioni di emergenza non vedo rispettati nessuno dei diritti inalienabili  per cui noi europei lottiamo e che vogliamo garantire ai nostri figli. E’ davvero questo il messaggio che vogliamo trasmettere alle future generazioni? In conclusione, la situazione attuale altro non è che l’incapacità di gestire altre crisi della storia più o  meno recenti, sia interne al continente che esterne ad esso, visto il contesto da cui fuggono intere popolazioni alla ricerca di una salvezza e di un futuro migliore. E’ evidente che l’ideale europeo, che ha così fortemente ispirato la fondazione dell’UE, si sia infranto e distrutto negli errori dei regnanti e negli approcci ben poco solidaristici per porne rimedio“.

Foto  di Nicola Maiani

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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