I Ribelli della Montagna: il libro sul movimento No Tav. Intervista all’autore

I Ribelli della Montagna” è il nuovo libro di Adriano Chairelli che tratta del movimento No Tav. L’autore, messo sotto accusa per un suo articolo uscito nel luglio 2012 su Contropiano.org riguardante la situazione in Val Susa, è diventato famoso per l’opera “Malapolizia“, un libro-inchiesta sulle cosiddette “morti di stato” italiane.

Con I Ribelli della Montagna, invece, Chiarelli si interessa del perchè le popolazioni valsusine si oppongono, da più di 10 anni, ad una cosiddetta grande opera che, per i rappresentati istituzionali locali e nazionali, è fondamentale per il bene dell’intero paese. Per scrivere questo libro l’autore ha utilizzato varie fonti: dagli articoli di giornali fino ai verbali dei numerosi processi, avvenuti o ancora in corso, passando per le testimonianze dirette di numerosi attivisti No Tav.

L’opera tratta dell’intera storia del movimento No Tav: dai primissimi anni, in cui a interessarsi alla lotta erano solo poche decine di persone, fino ai giorni nostri dove il fronte contro l’alta velocità si è ampliato enormemente su tutto il territorio nazionale ed ha ricevuto l’appoggio di importanti esponenti culturali: uno su tutti è stato Erri De Luca che, per le sue posizioni, è finito sotto processo. Per scrivere il libro Chiarelli si è recato personalmente in Val Susa dove ha realizzato una vera e propria ricerca sul campo; questo gli ha permesso di entrare in contatto con una realtà ben diversa da quella descritta dai vari media nazionali.

Leggi: No Tav, i motivi dell’assoluzione ad Erri De Luca

Giovedì 7 luglio 2016, “I Ribelli della Montagna” verrà presentato al CSOA Forte Prenestino di Roma. Alla serata, che inizierà alle ore 20 con un aperitivo accompagnato da musica jazz, saranno presenti l’autore, il giornalista della redazione di “Contropiano” Marco Santopadre e l’attivista No Tav Nicoletta Dosio.

Alcuni giorni fa abbiamo intervistato lo stesso Adriano Chiarelli per sapere qualcosa di più sul suo libro e per conoscerlo meglio.

1) Come è nata l’idea di scrivere un libro sul movimento No Tav?

Mi è sembrata la naturale prosecuzione del lavoro che ho iniziato con Malapolizia, una ricerca su tutti i casi di abusi in divisa dal 2001 in poi. In Malapolizia raccoglievo storie di abusi di polizia che molto spesso si sono concluse con la morte delle persone fermate per motivi stupidi, come detenzione di hashish o stato di ebbrezza. Ciò che ho inizialmente individuato come filo comune tra queste storie ed il movimento No Tav è la parola “repressione” , con tutti i significati che comporta. Nel caso dei No Tav l’azione repressiva si indirizza contro un intero movimento ed è spietata almeno quanto quella diretta al singolo individuo. In entrambi i casi intravedo un atteggiamento dello stato ottuso, violento, ingiustificabile, contro tutto ciò che è diversità e, nel caso dei No Tav, genuina forza ribelle e oppositiva. Lo stato non tollera ciò che non è allineato e delega le forze dell’ordine al ripristino dello status quo che non va violato per nessun motivo. Ordine, controllo, punizione. In una parola: repressione. Repressione nelle strade e nelle aule giudiziarie“.

2) Il titolo dell’opera, I Ribelli della Montagna, ricorda molto un qualcosa legato al movimento di Resistenza partigiana durante la seconda guerra mondiale. Secondo lei si può fare un qualche paragone tra i due? 

Il paragone è calzante per diversi motivi. L’area della Val Susa è storicamente interessata da molti episodi di conflittualità. Basti pensare ai tanti episodi di Resistenza nel ’44, passando per forme di radicale opposizione allo stato che prendevano forma in organizzazioni come Prima Linea. Oggi il movimento No Tav, al netto delle dovute differenze storiche, rappresenta una continuità antropologica con il passato: un popolo in lotta permanente contro imposizioni piovute dall’alto, scelte impopolari, veri e propri abusi. Gli unici in Italia“.

3) Si è dovuto recare in Val Susa per la stesura del libro? Che situazione vi ha trovato?

Il libro è frutto esclusivamente di ricerche sul campo. Sono stato in Val Susa a più riprese. Ho partecipato ad assemblee, eventi, manifestazioni. Ho fraternizzato con molti attivisti. L’unico modo per essere veritieri e attendibili, anche in un libro che parrebbe sbilanciato politicamente, è immergersi nella realtà che si vuole raccontare. Non c’è altro modo. Ho trovato un movimento fatto di persone normali, donne e uomini di tutte le età. Studenti, lavoratori orientati esclusivamente alla difesa di un territorio già sfruttato all’inverosimile da speculazioni di ogni genere. Un popolo in lotta, in un mix di ambientalismo e scelta politica come scelta di vita“.

4) Negli ultimi tempi chi ha trattato del movimento No Tav da un punto di vista “culturale” è finito sotto processo e, alcune volte, è stato paragonato ad un vero e proprio estremista. La stessa cosa è successa a lei alcuni mesi fa. Cosa ne pensa? Perchè, secondo lei, vi è tutto questo accanimento istituzionale nei confronti di chi è contrario alla linea alta velocità Torino-Lione?

La falce della censura non risparmia nessuno. Penso ad Erri De Luca, al giornalista Davide Falcioni, all’antropologa Roberta Chiroli, condannata a due mesi per concorso morale a causa della tesi scritta sui No Tav. Che fantasia: il pm Rinaudo in sostanza ha ravvisato il concorso morale perchè la Chiroli ha usato il “noi”- riferito ai No Tav e a se stessa evidentemente- in alcuni capitoli della tesi. Il “noi” in antropologia corrisponde all’immersione nella realtà, cosa che un vero studioso deve saper fare. Si vede che non tutti hanno studiato antropologia, cosa del resto non obbligatoria. Io stesso, sia per Malapolizia che per un articolo sui No Tav, mi trovo a dover affrontare due procedimenti giudiziari per diffamazione aggravata. Il motivo è semplice ed è vecchio come il mondo: chi tocca i potenti, chi tocca certi fili scoperti, chi interferisce in interessi elitari di varia natura, va a farsi male. Ma noi non ci arrendiamo, anche se a volte la cosa che fa più male non è tanto ricevere una notifica del tribunale a casa, ma la solitudine in cui si conducono certe lotte: personaggi di varia estrazione politica, associazioni che non hanno esitato a sposare le tue battaglie, improvvisamente ti voltano le spalle“.

5) Alle ultime elezioni è stata eletta a Torino una sindaca del movimento cinque stelle con un chiaro passato tra le file dei No Tav. Secondo lei sarà capace nel portare avanti questa lotta e riuscirà, in qualche modo, a fermare un’opera tanto criticata?

Non lo credo assolutamente. La forza del movimento No Tav è la capacità di immunizzarsi rispetto a qualsiasi connotazione politica, pur contenendo in se molti orientamenti politici- tradizionali o meno che siano- che vanno dalla sinistra moderata all’anarchismo più radicale: nessuno di questi orientamenti prevale sull’altro, tutti coesistono, a volte anche conflittualmente, ma non comanda nessuno. Sulla possibilità quindi che un salto di qualità in senso politico-istituzionale possa contribuire alla lotta No Tav, voglio citare un passo dal “Manifesto per la soppressione dei partiti politici”, forse il testo più celebre della filosofa e scrittrice francese Simone Weil: << (…) l’istituzione dei partiti sembra proprio costituire un male senza mezze misure. Sono nocivi nel principio, e dal punto di vista pratico lo sono i loro effetti. La soppressione dei partiti costituirebbe un bene quasi allo stato puro. E’ perfettamente legittima nel principio e non pare poter produrre, a livello pratico, che effetti positivi (…)>>“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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