HER-Bolla#10. Storie in…pillole

By Valentina Galletti
On 26 aprile 2016 At 19:09

Category : Culture
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Mother and son.

Il loro era un rapporto speciale.

Uno di quei legami unici che sembrano tenuti insieme da un invisibile filo che niente e nessuno può spezzare.

Un rapporto che era sempre stato così, da sempre e per sempre.

E proprio questo era quello che le diceva sua madre ogni sera prima di darle la buonanotte.

Entrava in camera sua, le si avvicinava all’orecchio e le sussurrava:”para mi, para siempre. Buonanotte Penny mia. “

Così ogni sera per 26 anni, fin quando non si era trasferita in quel minuscolo monolocale-dove spesso quando aveva troppi pensieri era ancora più facile inciampare in se stessa-per avvicinarsi a lavoro, per avere la sua indipendenza nonostante quella buonanotte la mancasse ogni sera (relativamente, perché puntualmente arrivava per messaggio), per avere il suo angolo di mondo per sognare in pace, per scrivere, per sognare e scrivere dell’amore.

Para mi, para siempre, il tatuaggio che di inchiostro nero le abbracciava il polso sinistro, e che, in fondo, le abbracciava il cuore.

C’erano state in ogni istante l’una per l’altra.

Nei momenti di gioia, nelle condivisioni, nei momenti difficili, e credetemi, ne avevano passati.

E forse la sua difficoltà ad aprirsi risiedeva proprio nello sbiadire di ricordi di giorni lontani, in cui aveva vissuto il difficile rapporto della madre e del padre, mai schieratasi da nessuna delle due parti.

Ma in fondo in fondo sapeva chi avesse ragione.

Fino al giorno della perdita, dal quale il loro rapporto divenne ancora più simbiotico.

Nessun segreto tra le due, tanto che quel giorno pensò a lungo prima di fare quella telefonata.

Si era truccata, messa in tiro, non si sa perché poi.

Ma forse noi donne abbiamo il vezzo dentro, quando dobbiamo fare qualcosa di importante ci viene istintivo agghindarci per e feste, forse ci da coraggio, forse ci calma prima di un momento importante, forse è solo vanità.

Ma lo facciamo tutte.

E lei si era preparata per bene, ma sapeva che quella preparazione in realtà era un prendere tempo, un prepararsi nell’animo. Anche se non sarebbe mai stata pronta.

Fece quindi tutto ciò che poteva fare, si mise a camminare avanti e indietro ed alla fine prese il telefono e cercò conforto, consiglio, coraggio nell’altra metà di lei.

Qualche squillo a vuoto e poi sentì la voce preferita in tutto il mondo dire dolcemente :”Penny?”

Con tono quasi interrogativo, come avesse un presentimento.

Era sera, e la sera non si sentivano mai, eccetto per cose importanti, o quando c’era qualcosa che non andasse.

Di quale delle due cose si trattasse non lo sapeva, machiamò comunque.

“Mamma, Lui è qui.”

E nello stesso istante in cui la figlia finì la frase, sapeva già a chi si riferiva e cosa le stesse per raccontare.

Non leggete, come fanno i bambini, per divertirvi, o, come fanno gli ambiziosi per istruirvi. No, leggete per vivere.
(Gustave Flaubert)

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