Grecia: nuova elezione per Tsipras

35,54% contro il 28,11%: con queste percentuali Syriza ha sconfitto il partito neo-conservatore Nea Demokratia ed ha permesso al suo leader, Alexis Tsipras, di essere riconfermato premier della Grecia. Il testa a testa predetto dai sondaggi alla fine non c’è stato e il leader di Nea Demokratia, Vangelis Meimarakis, già ieri sera ha ammesso la sconfitta congratulandosi con lo stesso Tsipras.

Questa vittoria però è molto diversa, sotto molteplici punti di vista, da quella ottenuta da Syriza lo scorso gennaio. Se allora l’affermazione era stata abbastanza sorprendente per gli stessi addetti ai lavori, ora si sapeva che Tsipras aveva tutte le carte in regola per essere rieletto.

La vittoria di gennaio era stata vista dai più come un primo passo per scardinare la politica di austerity imposta al paese ellenico dall’Unione Europea. Oggi invece, dopo i fatti che hanno caratterizzato a storia politica della Grecia durante l’estate, viene letta come una normale tappa per riprendere il discorso da dove lo si era lasciato lo scorso 20 agosto.

Anche le dimensioni della vittoria fanno ricredere perfino i più positivi: se a gennaio Syriza si era fermato a soli due seggi dalla maggioranza assoluta in parlamento, oggi il partito della sinistra greca, che di seggi ne ha ottenuti 145, deve chiedere ancora di più un aiuto agli indipendentisti di Anel per poter formare un governo solido.

Inoltre, vedendo le reazioni da Bruxelles, si capisce che la vittoria di ieri non può essere paragonata a quella di gennaio. Nove mesi fa i capi dell’Unione Europea si erano interrogati,preoccupandosi, su chi fosse veramente questo Tsipras e quali fossero i suoi piani economici per aiutare la Grecia ad uscire dalla recessione.

Oggi,invece, non ci si è preoccupati più di tanto di questa tornata elettorale ellenica, tanto il programma di Bruxelles il parlamento greco lo aveva già approvato quest’estate: chiunque fosse stato eletto avrebbe dovuto portare a compimento il famoso “piano di riforme” per sbloccare la terza tranche di aiuti economici.

L’inutilità di questa nuova chiamata alle urne è stata avvertita anche in Grecia. Infatti, ha votato circa il 55% degli aventi diritto: il dato più basso registrato dal 1946 quando, per la prima volta, il popolo ellenico si recò alle urne.

Quelli che potevano portare una qualche innovazione rispetto alle elezioni di gennaio sono stati fatti fuori del tutto. Infatti il partito di “Unità Popolare“, creato dai dissidenti di Syriza che avevano costretto Tsipras alle dimissioni, pur avendo ottenuto il sostegno dell’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, non sono riusciti a superare il 3%: la soglia minima richiesta per ottenere un seggio in parlamento.

Come si dice la speranza è l’ultima a morire ma Tsipras dovrà lavorare sodo per riconquistare gli scettici che vedevano in lui un vero cambiamento dopo anni di mero servilismo greco nei confronti dell’Unione Europea.

Per il momento, questa ennesima chiamata elettorale si potrebbe definire una semplice tappa nel percorso di promulgazione delle leggi imposte da Bruxelles. Per il resto non vi è nessuna altra novità.

Ora Tsipras formerà la stessa coalizione creatasi dopo le elezioni di gennaio e,molto probabilmente, continuerà il suo programma politico che prevede l’approvazione di varie riforme “lacrime e sangue imposte dai burocrati della comunità europea: Troika in primis.

 

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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