Giorgiana Masi: 40 anni fa l’omicidio della giovane studentessa a Roma

Il 12 maggio 1977  Giorgiana Masi, giovane studentessa romana di appena 18 anni, veniva uccisa durante una manifestazione che si stava svolgendo all’altezza di ponte Garibaldi, nel pieno centro della Capitale. Domani, venerdì 12 maggio 2017, saranno passati esattamente 40 anni da quel tragico fatto.

La Masi, che allora frequentava il quinto anno presso il liceo scientifico “Pasteur“, si trovava in piazza per partecipare ad una manifestazione indetta dal Partito Radicale a cui si erano uniti anche alcuni esponenti della cosiddetta “sinistra extraparlamentare” e, in particolare modo, dei giovani appartenenti al gruppo di “Autonomia Operaia”. Quel giorno si era deciso di scendere in piazza per due ragioni: cadeva infatti, proprio in quelle ore, il terzo anniversario del referendum sul divorzio, tenutosi nel 1974, ma soprattutto si voleva protestare contro le misure repressive adottate dal governo Andreotti che limitavano il semplice diritto a manifestare.

Non era un periodo per niente facile per il Belpaese: si stava attraversando, infatti, il famigerato 1977 che da molti era considerato l’anno più duro di quel periodo passato alla storia con l’appellativo “Anni di Piombo“. La manifestazioni e gli scontri tra estremisti di destra e di sinistra, ma anche tra estremisti e rappresentanti dello Stato, erano all’ordine del giorno e quotidianamente giungevano notizie di morti tra i manifestanti o tra gli appartenenti alle forze dell’ordine.

L’allora ministro dell’interno, Francesco Cossiga, per cercare di fermare quello che, da molti, veniva considerato come un vero e proprio terrorismo, aveva deciso di prendere misure eccezionali. Tra la varie decisioni adottate vi era quella che, fino al 31 maggio di quell’anno, vietava le manifestazioni pubbliche nelle vie di Roma. Tale decreto aveva ricevuto l’assenso da tutti i gruppi politici che si trovavano, allora, all’interno del Parlamento Italiano compreso il PCI guidato, a quel tempo, dal segretario Enrico Berlinguer.

Il Partito Radicale, famoso per le sue “proteste simboliche“, aveva deciso di contestare quella decisione e aveva convocato una manifestazione nel pieno centro di Roma, all’altezza di ponte Garibaldi e del vicino quartiere di Trastevere. Durante il sit-in si era dato il via ad una raccolta firme per chiedere la convocazione di alcuni referendum.

Quel giorno, però, oltre agli esponenti della sinistra extraparlamentare, erano presenti in piazza anche migliaia di agenti in tenuta antisommossa, coadiuvati da numerosi poliziotti in borghese. Lo scontro, come era prevedibile, fu inevitabile tra manifestanti e polizia.

Fin da subito, infatti, scoppiarono numerosi incidenti nelle zone circostanti. Solo nei giorni seguenti, grazie alla testimonianza di alcuni presenti al sit come il leader del Partito Radicale Marco Pannella, si venne a sapere che, tra i manifestanti, erano presenti numerosi infiltrati di appartenenti alle forze dell’ordine.

Nel tardo pomeriggio si arrivò ad un scontro ancora più duro visto che i poliziotti in tenuta antisommossa cominciarono, una volta ricevuto l’ordine dai loro superiori, a lanciare lacrimogeni e a sparare verso i manifestanti. Tutto questo perchè era partito l’ordine di evacuare la zona del sit-in.

A queste provocazioni i manifestanti risposero in maniera ancora più violenta dando il via ad un fuggi fuggi generale. Verso le ore 19 alcuni dei presenti videro cadere a terra la stessa Giorgiana Masi anche se nessuno pensò, all’inizio, che fosse stata colpita da un proiettile. La gravità della situazione diventò ben presto più chiara dato che, dopo pochi minuti, arrivò una ambulanza che caricò la Masi per portarla all’ospedale più vicino.

La corsa all’ospedale, purtroppo, si rivelò inutile e Giorgiana Masi morì pochi minuti dopo. Oltre alla morte della giovane studentessa, quel giorno, rimasero ferite anche otto persone.

Non è mai stato trovato chi ha fatto partire il colpo che ha colpito la ragazza. L’unico che è stato accusato ufficialmente per “responsabilità morale” è stato il ministro Cossiga, da parte del leader radicale Pannella.

Inoltre, per capire qualcosa di più su questa tragica vicenda è stato chiesto, inutilmente, che venisse aperta una apposita commissione di inchiesta su quanto accaduto in quel pomeriggio di metà maggio.

Lo stesso Cossiga, a sua volta, si è sempre dichiarato innocente ed ha accusato Pannella dell’omicidio visto che, quest’ultimo, aveva deciso di convocare un sit-in nonostante il divieto di manifestazioni pubbliche allora in atto.

A 40 anni di distanza, come troppo spesso accaduto per i fatti avvenuti in quegli anni, non è stato ancora trovato un colpevole per l’omicidio di Giorgiana Masi. Speriamo che, prima o poi, si venga a capo di questa vicenda e che l’assassino paghi per quell’azione costata la vita ad una giovane che non era certo conosciuta per il suo ruolo da estremista ma che si era trovata semplicemente nel luogo sbagliato al momento sbagliato.

Come ogni anno i compagni e le compagne della Masi si ritroveranno il 12 maggio per ricordare questa figura. L’appuntamento, per chi fosse, interessato è davanti la lapide dedicata a Giorgiana alle ore 18 presso piazza Gioacchino Belli, all’incrocio tra viale Trastevere e ponte Garibaldi.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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