Genova: l’antifascismo torna in piazza per ricordare i fatti del 30 giugno 1960

L‘antifascismo, negli ultimi tempi, sembra essere un concetto che sta perdendo sempre più significato. Tutto ciò lo si può evincere anche dagli ultimi risultati alle elezioni amministrative, in cui il capoluogo ligure è passato ad una giunta di centrodestra a forte trazione leghista dopo anni di amministrazione legata al cosiddetto “centro-sinistra“. Forse il problema è proprio questo, il vuoto lasciato da uno pseudo centro-sinistra, sempre più lontano da quelli ideali, quali l’antifascismo, l’importanza del lavoro e le lotte sociali.

I risultati delle ultime elezioni però mostrano un dato incontrovertibile: la destra, ancora una volta, sta riprendendo vitalità in Italia. Purtroppo, alcune volte, questa destra è sinonimo di estremismo, visto le molteplici posizioni portate avanti su tematiche come immigrazione e chiusure delle frontiere.

A Genova, come detto prima, il primo partito è la Lega Nord: uno schieramento politico che, negli ultimi anni, non ha avuto problemi a scendere in piazza a braccetto con i neofascisti di Casapound. Quegli stessi neofascisti, che all’epoca facevano parte del MSI (Movimento Sociale Italiano), il 30 giugno 1960 dovevano tenere il loro sesto congresso nazionale nel capoluogo ligure.

Tutto questo era stato organizzato senza che nessun rappresentante istituzionale avesse fatto sentire la propria voce sul fatto che un partito politico, che si rifaceva chiaramente agli ideali del ventennio fascista, tenesse il suo congresso in una città che aveva ricevuto la medaglia d’oro per il suo contributo durante la Resistenza. Anzi, l’allora presidente del Consiglio: Fernando Tambroni, si era mostrato quasi felice di concedere una cornice come quella per un evento del genere.

I genovesi, dal canto loro, non presero bene la notizia e, nelle medesime ore, scesero in piazza per mostrare il loro dissenso. La rabbia “popolare fu talmente tanta che il governo fu costretto ad annullare il congresso neofascista perchè era troppo forte il rischio di violenti scontri tra le due opposte fazioni.

Per quei fatti, e a seguito delle proteste scaturite, il governo Tambroni si dimise il 19 luglio successivo. A quasi 60 anni da quei fatti gli antifascisti “attuali” di Genova scendono di nuovo in piazza per protestare contro un nuovo clima di oppressione in città, conseguenza del tanto contestato “decreto Minniti“, in cui ad essere messi sotto accusa sono gli attivisti dei centri sociali e i migranti, mentre ai neofascisti viene lasciata una certa libertà di azione.

Il corteo partirà alle ore 19 di venerdì 30 giugno 2017 da piazza Alimonda, uno dei luoghi simbolo del movimento antagonista non solo genovese ma anche nazionale. Proprio lì, infatti, il 20 luglio 2001, durante lo svolgimento del G8 di Genova, fu ucciso il manifestante Carlo Giuliani.

Carlo fu ucciso da un colpo di pistola partito da un defender della polizia ma, ancora oggi, nessuno ha veramente pagato per quella vita spezzata. La morte di Carlo Giuliani rappresenta il momento di più alta follia durante la “riunione dei grandi” tenutasi nel capoluogo genovese nel 2001.

Di seguito riportiamo il comunicato, stilato per l’evento del 30 giugno 2017:

ORE 19.00 CONCENTRAMENTO IN PIAZZA ALIMONDA

CONTRO OGNI ORGANIZZAZIONE FASCISTA E RAZZISTA
CONTRO IL DECRETO MINNITI ED IL DASPO URBANO
PER LA SOLIDARIETA’ AI MIGRANTI CONTRO LE FRONTIERE

Il 30 Giugno del 1960 fu necessario l’intervento del popolo per impedire che un congresso neo fascista si celebrasse nella nostra città, mentre il governo dell’epoca (Tambroni, D.C.) ne richiedeva addirittura l’ingresso in maggioranza.
A soli 15 anni dalle ultime stragi nazi-fasciste, partigiani, operai e studenti non si girarono dall’altra parte e imposero il rispetto per i martiri delle stragi causati dalla canaglia fascista.
Il fascismo nacque 40 anni prima, fu allora teorizzato e finanziato da industriali, latifondisti e dalla chiesa contro gli scioperi per i diritti dei lavoratori, l’avanzata del leninismo e della rivoluzione che in quel momento sembrava possibile.
Oggi i mandanti sono gli stessi: seppur dopo evoluzioni teoriche e strumentali, è ancora il potere economico (oggi dominato dall’impersonale potere finanziario) che scatena la paura e arma i fascisti, condannando i lavoratori alla precarietà, fino ad arrivare al Jobs Act dei giorni nostri.
Il 30 Giugno 1960 la Resistenza antifascista, mai sopita, celebra la vittoria di una battaglia di piazza. Ogni giorno, e in particolare il 30 Giugno e il 25 Aprile, dobbiamo ricordare che la guerra continua.
Certo i topi escono sempre dalle fogne, si nutrono di miseria e paura e generano altre bestie. Cambiano nomi e strategie, in doppiopetto, divisa o camicia nera, restano comunque la fogna di sempre. Autoritarismo, razzismo, omofobia, sessismo e nazionalismo sono le caratteristiche comuni ad ogni forma di fascismo. Semplici ed elementari slogan e parole d’ordine che hanno da sempre il potere di dare un senso al rancore e al disagio sociale. Risposte stupide a domande sbagliate.
Nascono così due dei decreti legge tra i più odiosi e fascisti degli ultimi anni, il decreto sull’immigrazione e quello sulla sicurezza, che portano la firma di Minniti (PD): il primo peggiora, e di molto, le condizioni di vita dei migranti rendendo più difficile il raggiungimento dello status di rifugiato ma non solo, il secondo è l’ennesima arma che lo stato introduce per eliminare fisicamente dai territori chi lotta opponendosi ad una quotidianità sempre più inaccettabile in tutti i frangenti.
Oggi il fascismo che dobbiamo combattere è soprattutto quello che anestetizza le coscienze, che rende egoisti e schiavi dei consumi superflui. Il dominio della finanza sfrutta uomini e donne per produrre e poi per vendergli le merci arricchendosi sempre di più ad ogni passaggio.
Quest’economia dello sfruttamento intensivo di ogni cosa è fascismo.
La tratta dei migranti è fascismo.
Le mafie ed i metodi mafiosi sono fascismo.
L’isis e ogni organizzazione stragista è fascismo.
Lo sfruttamento cinico delle risorse naturali è fascismo. L’imposizione delle grandi opere è fascismo.
Il nostro antifascismo deve rappresentare la volontà di realizzare il sogno di una società refrattaria ad ogni fascismo, lo deve espellere. L’opposizione fatta in piazza è necessaria ma rappresenta un momento della lotta. Sarà però la militanza quotidiana che renderà possibile la costruzione della società che vogliamo.
Venerdì 30 Giugno tutti in piazza come allora.
Tutti insieme senza bandiere dietro allo striscione su cui scriveremo GENOVA ANTIFASCISTA.

Riprendiamoci una giornata. Riprendiamoci le strade e dimostriamo che Genova non è cambiata e contro il fascismo si mobilita compatta e senza paura“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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