Gabon: nel paese del presidente/padrone inizia la Coppa d’Africa

Sabato prossimo, 14 gennaio 2017, prende il via la 31esima edizione della Coppa d’Africa: il più importante torneo che, ogni due anni, vede impegnate le sole squadre calcistiche dei paesi del continente nero. Quest’anno tale competizione si terrà in Gabon, piccolo paese dell’Africa centro-occidentale attraversato dall’Equatore.

Lo stesso Gabon da alcuni mesi sta attraversando, dal punto di vista politico, uno dei suoi tanti momenti difficili dal 1960, anno in cui ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia. Al momento, nonostante il silenzio della quasi totalità dei media occidentali, la situazione non sembra essere migliorata di molto e il piccolo stato, la cui superficie misura poco più di 265 mila km quadrati, è ancora sotto scacco del presidente Ali Bongo Ondimba, facente parte del PDG (Partito Democratico Gabonese), che non ha risparmiato nessun tipo di repressione pur di mettere a tacere i suoi numerosi oppositori.

Questa vicenda ha avuto inizio lo scorso 31 agosto: giorno in cui Ondimba è stato dichiarato vincitore delle ultime elezioni presidenziali tenutesi pochi giorni prima, per essere precisi il 27 agosto 2016. Il presidente, in carica dal 2009, è stato rieletto dopo aver battuto per poche migliaia di voti il suo sfidante, Jean Ping, che ha subito gridato all’imbroglio.

La poltrona di presidente del Gabon è in totale controllo della famiglia Bongo: prima di Ali infatti era stato a capo del governo di Libreville suo padre, Omar Bongo, dal 1967 al 2009, anno della sua morte.

Nelle ore immediatamente successive alla diffusione dei risultati elettorali sono scoppiate violente proteste, specialmente nelle zone più periferiche del paese e della capitale gabonese, che hanno portato alla morte di alcune decine di persone. Usando questi fatti come scusa, pochi giorni dopo, lo stesso Ali Bongo ha dato il via a forti misure repressive, tra cui l’invio dell’esercito nelle zone più “a rischio“, per mettere fine a tale casino.

Nonostante tale ed ennesima situazione precaria in un paese africano la CAF ( Confédération Africaine de Football), il più importante organo amministrativo del calcio africano che fa parte della FIFA, non ha avuto nulla da ridire e non ha sollevato la benchè minima obiezione sul fatto che un torneo così importante si svolga in un paese dove non vengono garantiti i diritti minimi ai suoi cittadini.

Tutto ciò testimonia, a mio parere, che ancora una volta, come già accaduto durante gli ultimi mondiali brasiliani o le olimpiadi di Rio De Janeiro, gli interessi del pallone e dello sport in generale sovrastano tutti gli altri. Si è nuovamente riusciti, in vari modi, a mettere a tacere tutti i lati oscuri che interessano un paese scelto per ospitare una qualche competizione sportiva di importanza internazionale.

Nonostante i vari allarmi lanciati dalla più importanti organizzazioni dei diritti umani si cercherà di far vedere solo i lati più positivi del Gabon durante la Coppa d’Africa che sta per iniziare. Altro punto dolente riguarda il modo in cui sono stati spesi i migliaia di soldi che la FIFA ha dato al governo di Libreville per realizzare stadi moderni e per modernizzare il paese in vista dell’inizio del torneo.

Se in Brasile si è quasi riusciti ad oscurare le condizioni di vita degli abitanti delle favelas, e la continua violenza che caratterizza queste immense baraccopoli che caratterizzano molte delle città del continente latino-americano, in Gabon si è passati sopra le forti repressioni attuate dal presidente che è disposto a tutto pur di tenere il potere solamente nelle sue mani.

Ancora una volta, insomma, si cerca di presentare un modo perfetto ed idilliaco in cui tutto e tutti sono allineati e vogliosi di partecipare a tale competizioni. Che poi ci siano voci fuori dal coro o persone alle prese con problemi quotidiani ben più seri non viene minimamente preso in considerazioni ma si cerca, solamente, di nascondere la polvere sotto il tappeto.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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