Fuocoammare: il docu-film sull’immigrazione

Gianfranco Rosi torna a far parlare di sé ribaltando ogni pronostico e vincendo un’altra importante statuina. Dopo essersi aggiudicato, con “Sacro G.R.A.“, il Leone d’Oro come miglior film alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia del 2013, il regista italiano vince anche l’Orso d’Oro alla 66esima edizione del festival di Berlino, chiamato anche “Berlinale“, conclusasi sabato scorso.

Questo nuovo riconoscimento arriva grazie a “Fuocoammare“: una pellicola che tratta della tragedia quotidiana, legata all’esodo di migliaia di migranti, vissuta dalla piccola isola di Lampedusa, una delle cosiddette “porte d’Europa” per chi intraprende il tristemente famoso ” viaggio della speranza“. La presidente della giuria della kermesse nella capitale tedesca, Meryl Streep, si è congratulata con il regista italiano perchè, a detta della stessa attrice americana, Rosi in questo film riesce a far combaciare la “questione politica a un racconto squisitamente artistico, coraggioso e struggente“.

Il direttore artistico, dal canto suo, ha voluto dedicare l’importante premio a tutte quelle genti che ” non sono mai approdate a Lampedusa perchè morte in mare e a quelle che invece sull’isola vivono“. Un omaggio alquanto speciale arrivata da uno dei più importanti festival cinematografici europei non solo per la sua qualità artistica ma anche per il suo lato “sociale“.

Gianfranco Rosi, inoltre, ha voluto vestire per qualche minuto anche i panni del politico, lanciando un vero e proprio appello ai piani alti dell’UE: ” E’ importante che l’Europa inizi ad interessarsi a questo problema divenuto catastrofe umanitaria. E sinceramente non mi sta piacendo quello che vedo e sento in giro, perchè le barriere di qualunque tipo, ma soprattutto quelle mentali non devono esistere, sono pericolosissime“. Infine, il regista nativo di Asmara ha concluso con un vero e proprio appello: ” Fate vincere la speranza. Date il Nobel ( per la pace, n.d.r.) ai pescatori di Lampedusa e di Lesbo“.

Insomma, un vero e proprio schiaffo dato alle politiche migratorie attuate, almeno finora, non solo da determinati paesi europei ma anche minacciate oltreoceano. Lo scorso 18 e 19 febbraio, difatti, si è tenuto l’ennesimo vertice straordinario a Bruxelles riguardante il tema della migrazione; purtroppo non è stato fatto il benchè minimo passo in avanti, anzi.

Nuovi” paesi come l’Austria hanno deciso di chiudere le frontiere. Il governo di Vienna ha fatto sapere, tramite il ministro dell’interno locale, di aver preso tale decisione perchè, per il 2016, è stato raggiunto il tetto massimo di migranti che il paese si era detto disposto, o almeno “in grado“, ad accogliere.

Oltretutto proprio oggi è arrivata notizia che in Germania è stato dato alle fiamme un centro di accoglienza per migranti. Il fatto è avvenuto a Bautzen, nella regione della Germania orientale della Sassonia, per mano di alcuni appartenenti al partito di estrema destra di Pegida; la popolazione locale non ha fatto nulla per fermare ciò ma è stata a guardare festeggiando e applaudendo.

In più si è arrivati ad un vero e proprio scontro interno alla stessa UE. Alcuni stati, infatti, hanno attaccato i paesi di frontiere europei che, per ragioni geografiche, sono i primi a ” ricevere” i migranti che sbarcano sulle loro coste. Secondo alcuni, queste regioni: in primis la Grecia, dovrebbero essere cacciate fuori dall’Unione perchè non sono in grado di compiere seriamente il loro ruolo in questa periodo di estrema tensione.

Purtroppo, anche oltreoceano la situazione non sembra diversa di molto: è solo di pochi giorni fa la notizia di uno scontro verbale tra Donald Trump e papa Francesco I. Infatti, dopo aver sentito le frasi sui migranti dette dal candidato repubblicano più estremista in corsa per la Casa Bianca, il santo padre, durante il viaggio di ritorno dal Messico, ha affermato che “chi vuole solo muri e non ponti non è cristiano“. La replica del multimilionario newyorchese non si è fatta attendere e Trump ha bollato le parole Francesco come ” vergognose” per poi ritrattare alcune ore dopo.

Insomma, se da una parte si cerca di mandare chiari e indelebili messaggi culturali per far sì che ci sia qualche cambiamento riguardo la tematica dell’immigrazione dall’altra non pare esserci alcun ripensamento, anzi, sembra che si vada verso una situazione sempre più difficile da risolvere. La speranza, però, è l’ultima a morire e il premio dato a “Fuocoammare” potrebbe diventare una nuova opportunità da non lasciarsi sfuggire, come auspicato dallo stesso Rosi, per risolvere questo problema una vola per tutte.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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