Fuoco ai Mediocri: il libro che unisce il mondo della strada e la cultura ultrà

Sabato scorso, presso lo storico rude-pub Sally Brown di San Lorenzo, è stato presentato il libro “Fuoco ai Mediocri” di Giuseppe Milazzo. Il romanzo, ambientato in una grande città del sud Italia famosa per la passione della tifoseria per la squadra locale, cerca di mettere in luce i vari nodi che legano il mondo della strada e quello della curva.

Questi mondi, molto spesso, rappresentano dei luoghi incontrollati e senza regole dove a farla da padrone è, di solito, colui che ha maggiore forza e riesce ad imporre la sue legge. Lo stesso Milazzo, per scrivere il libro, si è basato su quella sua “militanza” nella galassia ultrà che ha vissuto in prima persona.

Pochi giorni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare lo stesso autore e fargli alcune domande sulla sua ultima fatica lavorativa.

1) ” Fuoco ai mediocri“: come mai hai scelto un titolo del genere per il tuo ultimo lavoro?

Il titolo è l’espressione di uno dei protagonisti mentre lancia qualcosa contro una volante. Un episodio sintomatico, direi. Il concetto di mediocrità è molto poco filosofico ed attiene alla realtà dei fatti. Credo che nella vita si debba dare priorità al presente e ai propri bisogni; in alternativa, come spesso accade, si finisce di farsi trainare da “altri” verso il domani; così abbandonando le pulsioni vitali in luogo di meri calcoli dettati dalla convenienza. In questa seconda ipotesi si evitano gli scivolamenti ma ci si allontana definitivamente da sé stessi. Mediocre è chi non travalica la linea e sopravvive respirando in silenzio, per la comodità, il denaro, la sicurezza, la paura di rompere certi meccanismi, il poco coraggio, l’ipocrisia cronica, la falsità innata, il senso di obbedienza atavico, l’incapacità di urlare al mondo ciò che si vuole essere. Mediocre è chi si adatta al contenitore in cui viene sommerso, stringendosi nelle spalle, abbassando la testa, comprimendosi il cuore“.

2) Quando e perchè hai deciso di scrivere un libro del genere?

Non ho deciso di scrivere un libro. Ho messo queste storie su carta nella veste di testimone della mia realtà, facendole girare tra i miei amici. Ciò che mi ha spinto a proporre la pubblicazione è la voglia di diffondere disagio, per dare risalto a situazione riposte negli scantinati della realtà ufficiale. Senza nessuna pretesa. Ecco perchè “romanzo ultrà”“.

3) La connessione tra vita da strada e mondo ultras oramai è un classico in molte parti del mondo e del nostro paese. Pensi che vi siano differenze tra le varie zone o, ovunque si va, ci si trova davanti agli occhi sempre la stessa situazione?

Ci sono differenze notevoli da zona a zona. Le curve sono lo specchio delle rispettive realtà locali. Punto“.

4)  Come mai non nomini mai la tua squadra di appartenenza durante il racconto?

Questi sono aneddoti di vita vissuta e non puttanate. In queste pagine ci si può rivedere chiunque abbia un certo background culturale. Fornire allo scritto una precisa connotazione spaziale sarebbe stato riduttivo“.

5) Un tuo commento generale, sia negativo che positivo, sul mondo ultrà attuale? 

Non vado più in curva da tempo. Parlo solo di ciò che vivo“.

6) Sei stato felice che il tuo libro è stato presentato in uno storico locale di San Lorenzo come il Sally Brown?

Mettere piede al Sally Brown da interlocutore attivo è stato particolarmente suggestivo. Parlare di strada con chi la strada la vive è stata per me un ottimo modo per mettermi in discussione, recependo critiche e riflettendo su nuovi spunti“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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