Fermo: Mancini di nuovo in libertà

Amedeo Mancini torna in libertà. Il neofascista di Fermo, che lo scorso 5 luglio aveva ammazzato il migrante nigeriano Emmanuel Chidi Nnamdi, è stato scarcerato per “buona condotta“. Da questo momento potrà aspettare il verdetto della Corte di Cassazione sulla vicenda, atteso per il prossimo 28 novembre.

La scintilla che aveva fatto scoppiare la lite tra Mancini e Emmanuel, era stato l’epiteto “scimmia”, che lo stesso Mancini aveva urlato alla moglie di Emmanuel. Una foto fece il giro del web; quel giorno Mancini indossava una maglietta recante un simbolo riconducibile al gruppo di estrema destra di Casapound.

Subito dopo il fatto, era partita una vera e propria campagna mediatica a trecentosessanta gradi che non aveva risparmiato niente e nessuno, se non lo stesso estremista che era stato descritto come un semplice ultrà della locale squadra di calcio. Dopo poco tempo trascorso in prigione, all’aggressore erano stati concessi gli arresti domiciliari; infine, il 18 gennaio scorso, lo stesso Mancini aveva patteggiato per una pena a quattro anni di reclusione.

Tutti i passaggi, inoltre, sono avvenuti senza che Mancini venisse etichettato come “neofascista“. Non si capisce il perchè di questo e come mai i media nostrani si siano ostinati, e continuino a farlo tuttora, a descrivere questo personaggio come un persona che frequenta lo stadio, come molte altre. Il tutto fa pensare che si voglia tenere nascosta la forte matrice politica che si nasconde dietro questa triste vicenda.

Le foto e i video che sono usciti e che ci fanno vedere gli attimi dell’aggressione, d’altronde, parlano chiaro. Nelle immagini, infatti, si vede Amedeo Mancini con indosso una maglietta rossa con su scritto sulla schiena la frase “Fino all’ultimo“. Questa è il titolo di una canzone contenuta nell’album “Disperato Amore degli Zeta Zero Alfa: storico gruppo legato a Casapound la cui voce è quel Gianluca Iannone che è anche uno dei fondatori della stessa organizzazione di estrema destra.

Ancora una volta si cerca di non far vedere cosa ci sia veramente dietro ad un folle gesto come questo. Il tutto mi fa tornare alla mente il caso di Renato Biagetti, il giovane ucciso sulla spiaggia di Focene la sera del 27 agosto 2006 da alcuni fascisti armati di lame, e la cui morte venne etichettata come la causa di una semplice “rissa tra balordi“.

Anche la matrice altamente razzista che sembra esserci dietro questo episodio, sembra sia stata insabbiata.

Gli ultimi eventi in “chiave razzista” d’altronde non fanno ben sperare. Dalla presidentessa del Fiuli-Venezia Giulia Debora Serrachiani, area PD, che ha affermato che ” la violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma è più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza” fino ai vari argomenti, di chiaro sfondo razzista, che ogni sera programmi televisivi trattano, ci fanno capire che, oramai, tematiche del genere, in un momento storico come questo, vengono sempre più perpetrate, non solamente dall’estremista o dal leghista di turno.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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