Fascismo. L’ipocrisia mainstream e le responsabilità interne

Il fascismo è tornato. Questo il leitmotiv degli ultimi mesi, come se fosse una novità, o forse lo è per chi, fino ad oggi, ha preferito mettere la testa sotto la sabbia, giustificando, tollerando o addirittura convivendoci con chi esprimeva apertamente la propria appartenenza fascista e i suoi metodi.

Sorprende, e anche tanto, come si siano alzati gli scudi, forse come non mai, contro il blitz di “4 gatti” di Forza Nuova sotto la sede di Repubblica e del gruppo L’Espresso. Eppure ce ne sono stati di casi molto più gravi in questi ultimi anni, situazioni che proprio il gruppo L’Espresso, in alcuni casi ha trattato, forse, in maniera troppo superficiale.

Logicamente non si vuole minimamente giustificare il blitz, ma è giusto sottolineare come sia importante non concedere alcuno spazio al razzismo in ogni sua forma, sempre, non soltanto quando entrano in casa tua.

Un’esempio su tutti, l’omicidio avvenuto a Fermo nel luglio del 2016, commesso da parte di un “simpatizzante” di Casapound, Amedeo Mancini, che ha ucciso Emmanuel Chidi Mamdi. Dopo le prime indiscrezioni e le tante foto che ritraevano lo stesso Mancini, addirittura partecipare ai banchetti di Casapound, quindi a testimonianza di un soggetto molto più che simpatizzante del partito fascista, i media nazionali hanno preferito, e non si capisce il perché, indirizzare la notizia, concentrandosi sull’appartenenza ultrà dello stesso Mancini, senza quasi mai accennare al suo collegamento con l’ideale fascista.

Ma questo sopra descritto è solo uno dei tanti esempi di come i media nazionali hanno gestito e trattato, fino a pochi giorni fa, la questione fascista e di tutti quei partiti e movimenti che in Italia sono stati, anche implicitamente, sdoganati e legalizzati dagli stessi giornalisti che oggi alzano la bandiera dell’antifascismo.

Non è mai troppo tardi, è vero, però non si può sventolare la bandiera dell’antifascismo solo quando si viene colpiti direttamente, l’antifascismo è una cosa seria, che non va delegata ma perpetrata e diffusa, sempre.

Non si può continuare ad accusare e buttare fango su chi, ogni giorno, rischiando per la propria libertà e non solo, affronta il fascismo nelle strade. Così come è stato fatto ad esempio a Cremona, dopo l’attacco fascista contro il Centro sociale Dordoni. I media mainstream hanno accusato chi, arrivando da tutta Italia per la manifestazione indetta dopo l’attacco che ha causato quasi la morte di Emilio, uno dei militanti del centro sociale, ha cercato di dare un segnale.

I casi sopra citati sono soltanto alcuni dei tantissimi casi in cui media e politici hanno minimizzato o addirittura lasciato spazio a chi soffia sul fuoco del razzismo. In realtà si continua con questa politica, concedendo spazio a chi, come Matteo Salvini, non fa nulla per nascondere la propria apertura ai vari gruppi e partiti fascisti dello stivale. Dopo l’incursione dei naziskin a Como, durante un’assemblea dell’associazione Como Senza Frontiere, lo stesso segretario della Lega ha cercato di minimizzare, affermando: “Il problema dell’Italia è Renzi e non i presunti fascisti“.

Ma il problema dell’antifascismo non deve nascondere delle responsabilità, più o meno interne. Una responsabilità di quei partiti politici che, almeno teoricamente, avrebbero dovuto tutelare l’antifascismo, ed invece, non solo non hanno tutelato, ma addirittura, hanno abbandonato come principio quello dell’antifascismo.

Purtroppo non ci si può nascondere, e le ultime elezioni scolastiche in tutta Italia ne sono l’esempio, il gruppo giovanile di Casapound, Blocco Studentesco, ha ottenuto un ottimo risultato, con più di 56mila preferenze prese nei licei e negli istituti di tutta Italia e oltre 200 tra rappresentanti d’istituto e alle consulte provinciali.

E’ anche vero che spesso i collettivi politici di sinistra non partecipano alle elezioni studentesche e preferiscono portare avanti una politica non istituzionale all’interno degli istituti, però il dato raggiunto dai “giovani fascisti”, forse, deve far riflettere proprio sulle modalità politiche che bisogna portare avanti per impedire che si ritorni indietro di oltre 50 anni.

Un dato bisogna sottolineare per capire la pericolosità di questa ondata nera, e bisogna farlo ricordando Dax, Renato, lo stesso Emmanuel e i tanti omicidi per mano fascista, ed allo stesso tempo sottolineare le responsabilità di chi, amministrando, ha lasciato o condiviso lo spazio con i partiti e gruppi fascisti.

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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