Ex OPG Occupato: lo spazio sociale di Napoli. Festival “Je Sò Pazzo”, Intervista agli attivisti

Napoli è da sempre una città con un certo spirito ribelle e i fatti storici stanno lì a dimostrarlo: dalla rivolta, guidata da Tommaso Masaniello, contro la corona spagnola a metà XVII secolo fino alle Quattro Giornate della fine di settembre 1943 contro gli occupanti nazisti nel corso della seconda guerra mondiale. Oggigiorno questo tale spirito viene incarnato, principalmente, dal più famoso centro sociale della città partenopea: il CSOA Officina 99, luogo in cui è nato il gruppo musicale dei 99 Posse.

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Ma la militanza napoletana non si svolge solo all’Officina 99. A nord di quartieri storici come il Vomero e i quartieri spagnoli, infatti, vi è un altro spazio occupato dove molte persone si incontrano per fare politica, attività sociale, praticare sport e per parlare di cultura e arte: l’Ex OGP Occupato.

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Proprio qui, dal 9 all’11 settembre, si terrà il festival “Je Sò Pazzo. Una tre giorni in cui, per chiunque vorrà, ci sarà la possibilità di conoscere non solo lo spirito militante della stessa città che, negli ultimi tempi, è stata teatro di importanti eventi sotto questo punto di vista. Ma si tenterà anche di creare una piattaforma di potere popolare su scala nazionale per fa sì che tutte le esperienze italiane di quell’area possano coordinarsi per un’azione comune futura.

Durante la kermesse interverranno diverse personalità culturali e politiche: ad esempio l’attore Toni Servillo, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris e l’attivista del movimento No Tav Nicoletta Dosio. Il tutto per trattare, attraverso dibattiti, assemblee ed eventi musicali, alcuni dei temi più attuali che interessano il paese in generale: riforma costituzionale, lavoro ed immigrazione, giusto per citarne alcuni.

Alcuni giorni fa abbiamo avuto il piacere di intervistare gli attivisti dello stesso Ex OGP Occupato. Abbiamo chiesto loro di raccontarci un pò la loro storia, oltre ad alcune considerazioni su alcune curiosità e opinioni in generale sulla situazione del paese.

1) Come e quando nasce l’idea di dar vita ad uno spazio sociale come l’Ex OPG Occupato?

” L’idea di occupare uno spazio abbandonato non è nata all’improvviso ma è il risultato di ragionamenti e di lotte che portiamo avanti dal 2008, quando ci formammo come gruppo creando il Collettivo Autorganizzato Universitario – CAU e, poco dopo, il Clash City Workers. Le riflessioni che ci hanno portato negli anni a perseguire le lotte e poi ad occupare l’Ex-OPG scaturiscono sia dalla situazione cittadina ma anche da quella nazionale ed internazionale: da un lato, con l’acuirsi della crisi, crescevano le difficoltà delle persone ad andare avanti e la disillusione e sfiducia verso un possibile cambiamento delle cose. Dall’altro lato, però, soprattutto da altri paesi europei e non solo, venivano segnali di «speranza». La Spagna, la Grecia, le primavere arabe, sono state occasioni di profonda riflessione per noi, in cui ci siamo interrogati su quali potessero essere gli strumenti e i passaggi necessari per migliorare realmente le nostre vite. In uno scenario del genere, quindi, non abbiamo più voluto aspettare e abbiamo riaperto questo posto molto grande, una volta luogo di sofferenza ed orrore, per restituirlo al quartiere e alla città, riempiendolo di attività, laboratori, corsi e spazi che mancano a Materdei e in tutta la città di Napoli. Subito dopo l’occupazione abbiamo riscontrato comunque quello che ci immaginavamo: grande solidarietà e curiosità che si è trasformata in partecipazione, voglia di intervenire, capire,confrontarsi ed organizzarsi“.

2) Perchè avete deciso di organizzare un festival, che si terrà dal 9 all’11 settembre prossimi, intitolato “Je Sò Pazzo”? È un modo per far conoscere meglio alla città di Napoli questo spazio occupato?

” Il festival, che si terrà dal 9 all’11 settembre, è nato con un duplice obiettivo: far conoscere la nostra esperienza di centro sociale ma anche nel complesso l’esperienza della città di Napoli, che sta vivendo un momento molto particolare e vivace dal punto di vista sociale e politico; dall’altro lato vogliamo conoscere e far conoscere anche tante altre esperienze cittadine e nazionali che lavorano in maniera simile, mettendo in campo non solo idee simili ma spesso usando anche gli stessi strumenti, nonostante vivano su territori completamente diversi. Negli anni, girando per l’Italia, abbiamo notato proprio questo: ci sono tantissimi gruppi, associazioni, comitati, centri sociali che sviluppano riflessioni e pratiche simili ma purtroppo non riescono a trovare un momento di confronto comune e si pensa di essere soli ed isolati. Vogliamo dimostrare che non è così e fare in modo che, in questa tre giorni, tutti gli attivisti e compagni possano guardarsi in faccia e dialogare, condividere i momenti di difficoltà ma soprattutto le vittorie“.

3) Lo scorso marzo avete subito un avviso di sfratto: qual è la situazione attuale?

” L’immobile dell’ex Opg di Sant’Eframo è di proprietà demaniale, quindi pubblica, ma anche dopo la chiusura dell’ospedale psichiatrico nel 2008 il posto era rimasto chiuso e sotto affidamento della polizia penitenziaria, che ci aveva subito presentato al nostro ingresso la ferma volontà di sgomberarci. Insomma un bene pubblico, abbandonato da otto anni, lasciato all’incuria senza alcun tipo di manutenzione non poteva essere, secondo loro, restituito alla cittadinanza, tanto che per anni il Comune di Napoli aveva provato a costruire un tavolo per l’acquisizione dell’immobile con la stessa penitenziaria. La nostra azione diretta di riappropriazione di quegli spazi enormi, cominciando da subito a metterli a posto per farli vivere di iniziative e attività sociali gratuite per il quartiere ha segnato un cambio netto di direzione. Dopo le tante iniziative, un appello contro lo sgombero firmato da migliaia di persone e l’appoggio simbolico dell’amministrazione comunale, siamo riusciti ad evitare lo sgombero e ad ottenere il passaggio della custodia giudiziaria da un ente come la penitenziaria a un ente pubblico, il comune, a ridarlo cioè in mano al popolo con la gestione del collettivo Je So Pazzo attraverso una gestione aperta e inclusiva per le proposte, le iniziative e l’accessibilità delle oltre 40 attività che sono nate in questi mesi“. 

4) Dopo la rielezione a sindaco di De Magistris, avvenuta lo scorso giugno, avete ricevuto un qualche tipo di supporto o rassicurazione dalle istituzioni cittadine?

” Il sindaco e l’amministrazione hanno sostenuto, sin da subito, l’occupazione, come hanno fatto con tutte le occupazioni presenti in città. De Magistris stesso, non solo in campagna elettorale, ha dimostrato il suo supporto a tantissime esperienze, ha riconosciuto il grande potenziale, il lavoro sociale e politico che portiamo avanti. In ogni caso l’ex opg Je So Pazzo è garantito dall’enorme lavoro quotidiano di tantissimi più o meno giovani che volontariamente portano avanti le tantissime attività gratuite di mutuo soccorso, iniziative nel quartiere, assemblee, lotte sul territorio, serate, spettacoli e presentazioni che l’hanno reso ormai una vera e propria “casa del popolo” che, siamo sicuri, resisterà a qualsiasi eventuale tentativo di intimidazione“. 

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5) A seguito del sisma che ha colpito l’Italia centrale lo scorso 24 agosto vi siete mobilitati, come altre realtà sociali di tutta la penisola, nel raccogliere ed inviare beni di prima necessità nelle zone terremotate. Come mai una tale scelta? Volete in qualche modo contrapporvi agli “aiuti istituzionali”?

” Abbiamo deciso di rispondere prontamente alla situazione di emergenza che si è creata dopo il terremoto innanzitutto per aiutare concretamente e celermente le popolazioni colpite: vedere persone in Basilicata che vivono nei bungalow di emergenza dopo 30 anni, la situazione de L’Aquila e tutto lo schifo che si è creato intorno all’emergenza terremoto in quella regione, ci hanno segnati molto e questa volta abbiamo cercato di dare anche noi una mano concreta. E, evidentemente, situazioni di emergenza passate hanno segnato anche tante altre persone: molti che hanno risposto al nostro appello ci hanno più volte ribadito di essersi rivolti a noi perché sono sicuri che tutto arriverà a destinazione senza inutili intoppi. In questo anno e mezzo siamo riusciti a creare un rapporto di fiducia con la gente, cosa che invece, la politica «di palazzo» ha perso svariati anni fa e più che sostituirci a qualcuno abbiamo voluto dimostrare che quando ci si mette insieme, con molta determinazione, si può fare più e meglio degli apparati istituzionali che spesso si perdono fra i mille rivoli della burocrazia. E la raccolta per il terremoto è stato uno dei momenti, ma questo discorso e processo può essere usato ed applicato (e anzi, noi lo vogliamo fare!) sempre“.

6. Progetti per il futuro o “sogni nel cassetto”?

Più che un sogno è un obiettivo che abbiamo, ma che probabilmente abbiamo tutti: cambiare realmente questo stato di cose! Sappiamo che messa così potrebbe sembrare aleatoria o illusoria e siamo anche consapevoli che il percorso sarà molto lungo e difficile, ci saranno vittorie e sconfitte. Noi, però, siamo molto determinati!

Questo autunno ci impegneremo nella campagna per il NO al referendum costituzionale, un passaggio fondamentale per costruire una opposizione al governo e all’ulteriore chiusura di spazi di democrazia e partecipazione. Quest’opposizione, però, andrà di pari passo con una volontà di costruzione: attraverso il controllo popolare applicato a tanti ambiti (dal lavoro all’emergenza migranti, dalla vivibilità del territorio alla cultura) cercheremo di costruire degli spazi di partecipazione e condivisione e di dare a tutti gli strumenti per poter intervenire sui propri quartieri e sulle proprie vite, anche in altri quartieri, paesi e città“. 

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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