Egitto. L’ascesa e la caduta di Morsi

Il Tribunale del Cairo ha deciso: Mohamed Morsi è stato condannato a morte. Per quanto la sentenza sia ancora appellabile come è facile supporre la notizia ha già scatenato enorme dibattito e non solo in Egitto. Morsi è stato considerato colpevole per l’evasione dei Fratelli Musulmani dal carcere di di Wadi El-Natroun nel 2011, nel pieno della rivolta contro Mubarak.

Lo stesso Morsi era stato assolto dall’accusa di spionaggio a favore di Hamas, Hezbollah e dell’Iran, ma questo non lo ha messo al riparo dalla giustizia del nuovo governo di Al-Sisi, l’uomo forte del nuovo Egitto del post-Mubarak che rispose all’appello di milioni di cittadini egiziani che denunciavano la deriva autoritaria e teocratica di Morsi e dei Fratelli Musulmani.

Una “seconda” rivoluzione che ha dichiarato illegali i Fratelli Musulmani e che ha riportato l’ordine con il pugno di ferro al Cairo. Insomma Morsi nel giro di meno di quattro anni è passato dall’essere eletto dal popolo egiziano all’arresto e infine alla condanna a morte, un altro dei frutti avvelenati delle Primavere Arabe. Del resto quando i Fratelli Musulmani ottennero il potere con le urne conquistando ben 230 seggi su 508 disponibili nel Parlamento egiziano, in molti pensavano che Morsi sarebbe stato il volto del nuovo Egitto molto a lungo. Eppure alla fine del 2012 al Cairo si dovette affrontare l’importantissimo nodo della Costituzione, e qui si consumò la spaccatura che portò alla nuova crisi politica.

I Fratelli Musulmani infatti hanno proposto una nuova Costituzione unilaterale assieme ai salafiti più radicali, un vero e proprio testo islamista che minacciava di gettare nella polvere diritti acquisiti ormai da tempo. Da qui la protesta dei giovani di sinistra e laici che sono scesi in piazza raccogliendo firme contro la deriva islamista di Morsi, e l’appello all ‘esercito di Al-Sisi, l’unico organo ancora in grado di opporsi all’accentramento di poteri voluto dai Fratelli Musulmani.

L’accusa fatta a Morsi era quella di voler islamizzare culturalmente e socialmente il Paese e l’esercito entrò in azione destituendolo da presidente e dichiarando illegale l’organizzazione islamista. In molti in quel lasso di tempo avevano scommesso geopoliticamente su Morsi, per questo avranno storto il naso di fronte al colpo di mano realizzato dal generale Al-Sisi, diventato poi presidente dell’Egitto. Oggi le cancellerie occidentali hanno preso posizione contro la condanna a morte decisa dalla giustizia egiziana e il paese di trova di nuovo sotto i riflettori in un momento estremamente delicato dal punto di vista geopolitico dal momento che tutto il Medio Oriente è sconvolto dalla guerra e anche l’Egitto deve fare i conti con il terrorismo islamico, soprattutto nella regione del Sinai.

Laureato in Storia Contemporanea, ha da sempre coltivato una viva passione per la scrittura e per il giornalismo. Appassionato di politica estera partecipa sin dagli inizi al progetto di “Oltremedia” .

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