Dennis Brown: 60 anni fa nasceva “The Crown Prince of Reggae”

Dennis Brown, uno dei più importanti artisti reggae mai esistiti, mercoledì prossimo, 1 febbraio 2017, compirebbe 60 anni.

Dennis Immanuel Brown, questo il suo vero nome, nacque infatti il 1 febbraio 1957 a Kingston, capitale della Giamaica. Cresciuto, come molti giovani dell’isola, con la passione per la musica, Brown si ispirò a molti cantanti americani del periodo, come Frank Sinatra o Nat King Cole, le cui canzoni venivano spesso trasmesse sulle radio della piccola isola caraibica.

Forte però, per la carriera di questo artista, è stata anche l’influenza di importanti generi musicali giamaicani, in primis lo ska e il rocksteady, che cominciarono a farsi conoscere, negli anni ’60 del XX secolo, grazie ai lavori di artisti del calibro di Ken Boothe, John Holt e Bob Andy.

Nel 1972, a soli 15 anni, Dennis Brown incise il suo primo pezzo, intitolato “Lips of Wine“. Ciò fu possibile grazie al produttore Sir Coxsone Dodd, fondatore dell’importante etichetta discografica giamaicana della Studio One, che credette molto in questo giovane talento.

Il pezzo fece diventare Brown famosissimo in tutta la Giamaica e gli permise di girare l’intera isola per esibirsi in vari locali. Da lì cominciò una vera e propria serie di collaborazioni con artisti e produttori che hanno fatto la storia della musica reggae; tutto questo permise a Dennis Brown di essere conosciuto e apprezzato anche nel panorama musicale internazionale.

La canzone che lo fece diventare famoso anche oltre oceano, rimanendo per parecchie settimane nella classifica dei singoli più venduti in Inghilterra, fu “Money In My Pocket“. In tale traccia fu fondamentale l’apporto di Joe Gibbs, uno dei più importanti chitarristi giamaicani di tutti i tempi che aveva fatto da maestro anche ad un certo Robert Nesta Marley.

Col passare degli anni, come molti altri artisti del periodo, anche Dennis Brown si avvicinò fortemente alle tematiche del rastafarianesimo. Il 1978 è l’anno in cui uscì l’album più militante dell’artista, intitolato “Visions“, in cui vengono affrontate varie tematiche religiose come l’interpretazione della Bibbia e un vero e proprio studio della figura dell’imperatore etiope Hailè Selassiè I.

Tutto questo fece sì che anche Bob Marley venisse a conoscenza della figura artistica di Brown. I due, purtroppo, non hanno mai fatto alcun lavoro musicale insieme ma hanno suonato e condiviso lo stesso palco in più di un’occasione, ad esempio durante il One Love Peace Concert il 22 aprile 1978 a Kingston.

Ciò che non mancò mai tra i due artisti fu la stima reciproca che fece sì che Marley descrisse lo stesso Dennis Brown come “The Crown Prince of Reggae“. Dopo la morte di Bob, avvenuto a Miami l’11 maggio 1981, Dennis fu l’artista che in qualche modo prese le redini dell’eredità del re del reggae e diede il suo fondamentale contributo affinchè questo genere musicale diventasse uno dei più ascoltati ed apprezzati di tutto il mondo.

Dennis Brown è scomparso il 1 luglio 1999, a soli 42 anni di età. Egli era appena tornato da un festival reggae, tenutosi in Brasile, dove aveva suonato con la sua band, “Lloyd Parks and We The People“, ed altre importanti personalità legate a allo stesso ambito musicale come, ad esempio, Gregory Isaacs.

Non si sono mai venute a sapere le cause ufficiali della morte: per alcuni fu una crisi respiratoria, per altri una polmonite. Al cantante, comunque, vennero attribuiti i massimi onori istituzionali.

I funerali, infatti, si svolsero alla “National Arena” di Kingston alla presenza delle più famose figure del panorama politico giamaicano. Erano presenti inoltre gli esponenti delle “Twelve Tribes Of Israel“, uno dei più importanti gruppi religiosi rastafariani di cui Dennis Brown faceva parte.

L’artista riposa tuttora al National Heroes Park di Kingston. Nello stesso luogo si trovano anche le tombe di altre importanti figure della storia della Giamaica come Marcus Garvey, l’attivista Paul Bogle e il sindacalista Alexander Bustamante.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com