De Lollis Underground: lo spazio sociale della Sapienza

In via Cesare De Lollis, a due passi dalla Sapienza e dal quartiere di San Lorenzo, vi è il “De Lollis Underground“. Questo spazio sociale, occupato nell’inverno 2012-2013 da un gruppo di studenti della più importante università romana, è un vero e proprio luogo dove chiunque abbia una qualche esperienza di lotta dal basso da portare avanti è il benvenuto.

Il De Lollis rappresenta anche un luogo “alternativo dove preparare gli esami di ogni sessione, tutto questo grazie alla sua famosa “auletta studio“. Alcuni giorni fa abbiamo intervistato i ragazzi che occupano la medesima struttura e gli abbiamo fatto alcune domande riguardo a questa semi-sconosciuta realtà.

1) Come e quando nasce l’idea di dar vita ad un luogo come il De Lollis Underground?

Il De Lollis Underground nasce dall’esperienza delle occupazioni, nel periodo autunno-inverno del 2012 e 2013, dell’ala destra dello studentato Antonio Ruberti in via Cesare De Lollis. Occupazioni nate dal basso, espressioni di lotte portate avanti da tutti quegli studenti e studentesse degli atenei romani, risultati idonei o esclusi dagli alloggi di Laziodisu, quindi privati del diritto allo studio, per una presunta mancanza di strutture adeguate e a norma. Tutto ciò, come volevasi dimostrare, non corrispondeva alla realtà: infatti dopo diversi mesi di occupazione abbiamo ottenuto l’assegnazione di 110 posti alloggio. Il progetto del De Lollis Underground nasce quindi in continuità con tali battaglie e vittorie, proseguendo il lavoro e la sperimentazione sul diritto allo studio: da un anno rendiamo vivo uno spazio in disuso all’interno dello stesso studentato, con aule studio, laboratori e servizi accessibili a tutti e tutte; uno spazio di socialità, attraversabile da tutti gli studenti e  le studentesse, dove mettere in pratica un sapere critico e libero da logiche competitive. Un primo passo, per noi molto significativo, da ampliare e moltiplicare“.

2) Prima dell’occupazione, cos’era questo edificio?

L’edificio era ed è la sede di uno degli studentati della Capitale e presentava un’ala semi-abbandonata da anni; qui gli studenti fuori sede aventi diritto di posto alloggio, se “fortunati”, alloggiavano e tutt’oggi alloggiano. Dico “se fortunati” perché nonostante sia un luogo con pochissimi posti disponibili a fronte del numero delle richieste, comunque è l’unico situato vicino all’università. Gli altri studentati sono tutti lontani dalle strutture universitarie, specchio della speculazione edilizia e di un diritto piegato alle esigenze clientelari e dei poteri forti, tali da costringere studenti e studentesse a percorrere enormi distanze per raggiungere i luoghi della formazione, su mezzi pubblici carenti e spesso lontani dalle residenze.Nel 2013, 110 di questi alloggi, posti nella terza torre dello studentato di Via De Lollis non erano stati assegnati dall’Ente con la scusa di dover aspettare di accedere a un fondo per la ristrutturazione complessiva degli edifici. Il progetto doveva essere, una volta messo a nuovo il posto, quello di vendere parte delle stanze a prezzo di mercato (teniamo bene a mente che gli affitti per una camera singola a San Lorenzo si aggirano intorno ai 350 euro mensili); nel frattempo gli studenti risultati idonei ad abitare quegli alloggi erano, senza troppe remore, lasciati al loro destino.L’occupazione ha impedito questo processo e riassegnato a chi di diritto quegli spazi ingiustamente vuoti“.

3) Come funzione, oggigiorno, il De Lollis Underground? Ci sono delle regole precise da rispettare?

” A seguito della battaglia messa in campo, come dicevo, dopo alcuni mesi gli studenti fuori sede sono tornati ad abitare la terza torre dello studentato. Invece, uno degli spazi prima del tutto abbandonati e non abitabili, situati in un ampio spazio nel seminterrato dell’edificio sono stati assegnati, a seguito della vittoria di un bando, a quei collettivi e realtà studentesche che hanno portato avanti la lotta e l’occupazione nel 2013 e 2014. Oggi dunque chiunque passi al De Lollis Underground (DLU), mattina o sera, durante la settimana o nel weekend, troverà un ambiente animato da tantissime iniziative, laboratori ma soprattutto da tanti studenti e studentesse che ogni giorno lo attraversano. Ogni due lunedi’ una assemblea aperta di gestione, decide con i collettive e i laboratori e chiunque voglia parteciparvi, il calendario delle iniziative come l’inchiesta mensile sulla situazione del diritto allo studio in città, portata avanti attraverso questionari e la gestione degli spazi. Oltre alle aule studio, molte stanze sono adibite al lavoro dei laboratori. Questi ultimi sono la linfa vitale dello spazio: l’Audio Lab che autoproduce musica e ospita una camera insonorizzata per le registrazioni, la Serigrafia che autoproduce in loco stampe originali di magliette e non solo e permette di imparare l’utilizzo di questa tecnica, il Lab Fotografico che tramite la camera oscura permette di sviluppare le fotografie e tenere mostre ed esposizioni permanenti ed infine l’Elettro Lab per tutti gli amanti della scienza su vari livelli“.

4) Il De Lollis Underground rappresenta un vero e proprio spazio sociale che ancora resiste nonostante le folli politiche sociali portate avanti dal commissario Tronca. Un vostro commento al riguardo?

” In primo luogo dobbiamo dire che il nostro spazio non è di competenza comunale e dunque fuori dalla giurisdizione di Tronca. Detto ciò l’attacco che spazi sociali e occupazioni abitative stanno subendo non ci lascia indifferenti, siamo attivisti e attiviste anche fuori dalle mura universitarie e dalle vertenze studentesche. Partecipando all’interno dei movimenti di lotta per la casa ed in difesa degli spazi sociali ci siamo imbattuti più volte nella scellerata gestione capitolina del duo Tronca-Gabrielli, fintamente tecnica ma in realtà tutta politica, per i quali ogni lotta sociale è mero problema di ordine pubblico. La resistenza a idranti, manganelli, sgomberi e giunzioni di sfratto e l’apertura di nuovi spazi liberati diventa dunque centrale per costruire dal basso un’opposizione sociale a questa gestione della città, e nel nostro piccolo anche noi diamo un buon contributo. Ogni qualvolta si apre uno spazio e lo si fa vivere in modo spontaneo e disinteressato, autorganizzato ma soprattutto fuori dal controllo di prefetti, sindaci e speculatori che vorrebbero mettere il bavaglio a queste iniziative, è uno spazio di libertà regalato alla città, prezioso ma senza prezzo“.

5) Il prossimo 5 giugno si vota per eleggere il nuovo sindaco capitolino. Vi aspettate un qualche cambiamento di rotta, con l’insediamento di una nuova personalità sulla poltrona del Campidoglio, dal punto di vista dell’atteggiamento nei confronti degli spazi sociali?

” Quest’anno più che mai dovremmo chiamarla “passerella” elettorale e non “campagna”: volti più o meno noti che si alternano sui media mainstream senza esprimere minimamente un idea di città e proporre qualche soluzione ai problemi che affliggono da anni la capitale. La questioni “spazi sociali” è una di queste e non ci aspettiamo grossi cambiamenti in vista: finché la politica non tornerà protagonista e la città rimarrà commissariata de facto sta a noi prendere in mano le redini del destino dei nostri spazi liberati e occuparne di nuovi sia dentro l’università che nei quartieri. Va detto anche che quando ci riuniamo, parliamo, attraversiamo in modo creativo e conflittuale le strade dell’università, non abbiamo come interlocutori la giunta capitolina e la sua amministrazione, sordi ai nostri bisogni, esigenze e rivendicazioni. Certamente non siamo scemi e siamo consapevoli che gli umori alterni ed i diversi colori, di cui si veste il potere, cambiano i loro interessi continuamente e di questo ne risentono inevitabilmente anche movimenti, occupazioni e spazi sociali. La differenza è che non crediamo che questi cambiamenti di rotta possano essere demandati a o pensati esclusivamente in chiave elettorale. Ci sono molte forze in campo a determinare rotte e tragitti e noi nel nostro piccolo siamo una di quelle“. 

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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