Cop22: la sessione sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite a Marrakech

Si è conclusa lo scorso 18 novembre la Cop22 di Marrakech, la ventiduesima sessione della Conferenza delle Parti per Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico. L’appuntamento in terra marocchina è stato descritto come fondamentale visto che, arrivava a poco meno di un anno dalla Cop21 di Parigi che, secondo i leader e la stampa mondiale, aveva rappresentato una tappa fondamentale nella lotta al cambiamento climatico in atto in questi ultimi anni.

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Nella capitale francese, infatti, i vari leader mondiali riuniti, raggiunsero un accordo per tentare di mantenere l’aumento del riscaldamento globale “ben al di sotto dei 2°“: il limite massimo fu stabilito in 1,5°. Per arrivare a tale risultato, già dal 2020, i livelli di emissione di sostanze inquinanti dovrebbero iniziare a scendere.

Inoltre, sempre a Parigi, per controllare che tutti i paesi firmatari, tra cui i maggiori inquinatori a livello mondiale come India, Cina e Usa, rispettassero le scadenze prefissate, era stato chiesto che una apposita commissione, ogni 5 anni, controllasse affinchè ogni firmatario rispettasse i “compiti a casa” assegnatogli. Infine si sarebbero dovuti disporre dei veri e propri rimborsi a tutti quei paesi, molti dei quali facenti parte di quelli rientranti nella categoria “in via di sviluppo“, che, oggigiorno, soffrono le maggiori conseguenze dei cambiamenti cimatici in atto.

Tutti risultati abbastanza difficili da raggiungere visti gli ultimi sviluppi a livello mondiale. Ad esempio, uno dei lati più inquietanti del programma del neo-presidente americano Trump è quello legato alla lotta ai cambiamenti climatici: il nuovo inquilino della Casa Bianca ha già fatto sapere che per lui non esiste una emergenza di questo tipo e che non rispetterà gli accordi presi in questo campo da Barack Obama. Certo bisognerà capire anche quanto Trump porterà avanti, veramente, tutto ciò che ha dichiarato in campagna elettorale.

Nonostante tutte le premesse, la Cop22 non sembra essersi chiusa nel migliore dei modi. A Marrakech, infatti, si sono presentati in pochissimi tra capi di stato e di governo: per l’Europa sono arrivati soltanto il premier francese Hollande, quello spagnolo Rajoy, il portoghese Costa e il presidente montenegrino Vujanovìc.

Tutti gli altri, per vari motivi, a partire dal premier italiano Matteo Renzi, alle prese con la campagna per il referendum istituzionale, fino all’americano Barack Obama, le cui mosse sono ritenute poco credibili dopo la sconfitta democratica alle ultime elezioni, hanno disertato l’appuntamento. Molto numerose, però, sono state le delegazioni dai paesi del cosiddetto terzo mondo: ad esempio gli stati africani o le piccole isole dell’Oceano Pacifico; non vi è da stupirsi visto che, proprio questi ultimi, sono coloro che rischiano di più a causa del cambiamento climatico.

Lo stesso accordo di Parigi, entrato ufficialmente in vigore lo scorso 4 novembre, ha ancora molti punti oscuri. Si sperava che a Marrakech si trovasse una soluzione anche a questo problema: alla fine si lascia la cittadina marocchina con grandissime e belle promesse ma, almeno sul piano dei risultati concreti, il piatto piange eccome.

Tutto questo avviene alla fine di un anno, il 2016, che viene descritto per la terza volta di fila, dopo il 2014 e il 2015, come l’annata più calda mai registrata finora. Se in più si pensa che l’anidride carbonica ha stabilmente superato la soglia dei 400 ppm (parti per milione) nell’atmosfera, segnando anche in questo caso un nuovo record, ecco che viene da porsi più di un interrogativo.

Chiudiamo il pezzo con la pubblicazione integrale dellaDichiarazione di Marrakech“, il documento stilato al termine della Cop22 di Marrakech:

” Noi Capi di Stato e di Governo e Delegazioni, riuniti a Marrakech, sul suolo africano, per la Sezione di Alto Livello della 22/a Sessione della Conferenza delle Parti per la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico, la 12/a Sessione della Conferenza delle Parti che funge da Incontro delle Parti per il Protocollo di Kyoto, e la 1/a Sessione della Conferenza delle Parti che funge da Incontro delle Parti per l’Accordo di Parigi, su gentile invito di Sua Maestà il Re del Marocco, Mohamed VI, diffondiamo questa dichiarazione per segnare una svolta verso una nuova era di attuazione e azione sul clima e sullo sviluppo sostenibile.

Il nostro clima si sta riscaldando a un tasso allarmante e senza precedenti e noi abbiamo il dovere urgente di dare una risposta. Noi diamo il benvenuto all’Accordo di Parigi, adottato nell’ambito della Convenzione, alla sua rapida entrata in vigore, con i suoi obiettivi ambiziosi, la sua natura inclusiva e il suo riflesso di equità e responsabilità e rispettive capacità comuni ma differenziate, alla luce delle differenti circostanze nazionali, e affermiamo il nostro impegno alla sua piena attuazione. In verità, quest’anno, noi abbiamo visto uno straordinario slancio sul cambiamento climatico in tutto il mondo e in molti forum multilaterali. 

Questo slancio è irreversibile – è guidato non solo dai governi, ma dalla scienza, dal business e dall’azione globale di tutti i tipi a tutti i livelli. Il nostro impegno ora è accrescere rapidamente quello slancio, insieme, muovendoci in avanti deliberatamente per ridurre le emissioni di gas serra e per sostenere gli sforzi per l’adattamento, quindi favorendo e sostenendo l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e i suoi Obiettivi di sviluppo sostenibile. Noi chiediamo il più alto impegno politico per combattere il cambiamento climatico, come una questione di priorità urgente. Noi chiediamo forte solidarietà con quei paesi più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico, e sottolineiamo il bisogno di sostenere gli sforzi mirati ad aumentare la loro capacità di adattamento, rafforzare la resilienza e ridurre la vulnerabilità. 

Noi chiediamo a tutte le Parti di rafforzare e sostenere gli sforzi per sradicare la povertà, garantire la sicurezza del cibo ed adottare azioni stringenti per affrontare le sfide del cambiamento climatico in agricoltura. Noi chiediamo di aumentare urgentemente le ambizioni e rafforzare la cooperazione fra di noi per colmare il divario fra gli attuali trend di emissioni e il percorso necessario per conseguire gli obiettivi di lungo termine sulle temperature dell’Accordo di Parigi. Noi chiediamo per un aumento nel volume, flusso e accesso alla finanza per progetti sul clima, insieme a una migliorata capacità e tecnologia, compreso dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo. Noi, le Parti dei paesi sviluppati, ribadiamo il nostro obiettivo di stanziare 100 miliardi di dollari USA. 

Noi, all’unanimità, chiediamo ulteriore azione sul clima e sosteniamo, ben prima del 2020, di tenere conto delle specifiche necessità e delle speciali circostanze dei paesi in via di sviluppo, i paesi meno sviluppati e quelli particolarmente vulnerabili agli impatti avversi del cambiamento climatico. Noi che siamo le Parti del Protocollo di Kyoto incoraggiamo la ratifica dell’Emendamento di Doha. Noi, collettivamente, chiediamo a tutti gli attori non statali di unirsi a noi per azioni e mobilitazioni immediate e ambiziose, aumentando le loro importanti realizzazioni, registrando le molte iniziative e la stessa Partnership di Marrakech per l’azione sul clima globale, lanciata a Marrakech. La transizione richiesta nelle nostre economie per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi fornisce una sostanziale positiva opportunità per una accresciuta prosperità e uno sviluppo sostenibile. 

La Conferenza di Marrakech segna un importante punto di svolta nel nostro impegno per mettere insieme l’intera comunità internazionale per affrontare una delle più grandi sfide del nostro tempo. Mentre noi ci volgiamo all’attuazione e all’azione, noi ribadiamo la nostra risoluzione a ispirare solidarietà, speranza e opportunità per le generazioni odierne e per quelle future“. 

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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