Chris Blackwell: gli 80 anni del padre dell’etichetta della “Island Records”

Il 22 giugno 1937, a Londra, nasceva Chris Blackwell. Proprio domani, giovedì 22 giugno 2017, questo famosissimo produttore inglese di musica arriverà al traguardo delle 80 candeline.

Chris Blackwell può essere considerato un vero e proprio genio del panorama musicale del xx secolo. Questa personalità è famosa in tutto il mondo per aver fondato, nel lontano 1959, l’etichetta discografica della Island Records.

Tutto ciò non avvenne in un posto qualunque ma in un paese ben preciso, la Giamaica, che, negli anni a venire, sarebbe diventata la patria natale di alcuni dei generi musicali più apprezzati e conosciuti nel mondo attuale: lo ska, il rocksteady e il reggae giusto per citarne alcuni.

Nel 1962 però, quando la piccola isola del Mar dei Caraibi ottenne l’indipendenza dall’impero britannico, Blackwell spostò la sede principale della stessa Island Records da Kingston a Londra.

Pochi anni dopo, nel 1964 per essere precisi, la Island pubblicò il primo pezzo di musica ska che riuscì a farsi conoscere anche sul mercato europeo: “My Boy Lollipop” della cantante giamaicana Millie Small. Il successo fu strepitoso e, allo stesso tempo, inaspettato: ben 6 milioni di copie vendute in ogni angolo del globo.

Ciò fece capire a Blackwell che bisognava sfruttare, il più possibile, quel forte e continuo movimento musicale che, proprio allora, stava crescendo ogni giorno di più nella piccola isola caraibica grazie allo sviluppo di alcuni dei generi della tradizione musicale locale quali, ad esempio, il mento e il calypso.

Da questa intuizione, condita da una certa dose di fortuna visto che si trattava di un mercato del tutto esterno a quello occidentale, il produttore discografico inglese cominciò a lavorare con alcuni dei più importanti artisti giamaicani del periodo: un nome su tutti che può essere fatto è quello di Jimmy Cliff.

Solamente nel 1973, però, arrivò la svolta nella carriera di Chris Blackwell. In quell’anno infatti il produttore era venuto a conoscenza di un gruppo musicale giamaicano semi-sconosciuto al tempo: i The Wailers. Questa band, nonostante la sua innata bravura, non riusciva a sfondare e farsi conoscere al di fuori della loro piccola terra d’origine.

A quel punto Blackwell, fidandosi del suo istinto e soprattutto del suo orecchio, azzardò e scommise su di loro. Poco dopo, infatti, incontrò Bob Marley: la voce più importante del gruppo e gli chiese di incidere un disco da mettere in commercio nel mercato discografico europeo e nord-americano.

Proprio così nacque “Catch A Fire: uno degli album reggae più famosi e apprezzati di tutti i tempi che uscì il 13 aprile 1973 nei negozi di tutti i paesi occidentali. Anche in questo caso il successo non tardò ad arrivare e questa pubblicazione può essere considerata la vera intuizione artistica di Chris Blackwell.

Da quel momento, inoltre, il produttore iniziò ad essere contattato anche da importanti gruppi e cantanti occidentali che volevano produrre un disco con la sua etichetta discografica. U2, Jethro Tull e The Queen sono solo alcuni dei nomi che, negli anni a seguire, lavorarono con la Island Records.

Blackwell stesso, però, rimase al panorama della musica reggae e, contemporaneamente, continuò a lavorare con alcuni degli artisti più famosi di questo genere musicale giamaicano. Burning Spear o il gruppo dei Black Uhuru si affidarono al produttore inglese per produrre alcuni dei loro lavori più conosciuti.

Tale fu il successo globale della Island Records che molti altri produttori occidentali si ispirarono ad essa per dar vita ad altre importantissime etichette discografiche ancora oggi esistenti. Alcuni nomi da citare in questo campo possono essere la Virgin Records e la Chrysalis Records.

Di sicuro, ciò che possiamo dire è che Chris Blackwell fu il primo “occidentale” che rischiò e fece produrre canzoni agli esponenti di un mercato musicale emergente come quello giamaicano. Oltre a ciò rischiò da un altro punto di vista: decise infatti di pubblicare un genere musicale, il reggae, che poteva benissimo essere snobbato nel mercato occidentale per i suoi contenuti altamente politicizzati e religiosi.

Forse, se non lo avesse fatto, oggi noi bianchi occidentali non potremmo apprezzare una così buona musica come quella reggae e non saremmo venuti a conoscenza di un paese come la Giamaica che, nonostante le sue mille contraddizioni e i suoi lati negativi, ha anche molti aspetti culturali positivi da mostrare al mondo intero.

p.s. Nella foto di copertina dell’articolo si vede Chris Blackwell, quello più a destra, in Brasile con tre leggende della musica reggae di tutti i tempi. Junior Marvin, il primo a sinistra, Bob Marley e Jacob Miller. 

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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