Chiusura del Csoa Scuria Foggia e poi il vuoto

Il Centro Sociale Scuria, di Foggia, il 31 maggio chiude le proprie porte per porre fine ad un’occupazione che ha contribuito a creare cultura, in un luogo che ha segnato il percorso, non soltanto di chi lo ha vissuto, ma forse, di una fetta di quella generazione foggiana che non vuole arrendersi all’abbandono istituzionale.

L’annuncio avviene con un comunicato del Collettivo 0881, nel quale c’è il richiamo ad un vuoto istituzionale: “di fronte a noi – tra coloro che sarebbero preposti, per delega elettorale, a leggere tra le righe della nostra comunità, ad amministrare il patrimonio pubblico – abbiamo il vuoto. Un vuoto preoccupante, per quanto conosciuto.”

Foggia, perde un punto di riferimento importante, che ha visto centinaia di presentazioni di libri con la presenza degli autori, concerti di qualsiasi genere, la creazione di una falegnameria, l’orto comune, una libreria, una palestra con la possibilità di fare sport a prezzi popolari e tantissime giornate di aggregazione sociale. E’ vero, un luogo non muore quando a farlo vivere sono le persone, ma purtroppo bisogna fare i conti con la materialità, e quindi con una presenza fisica di un luogo che, in questo caso, non ci sarà più, e che segnerà negativamente una sconfitta per Foggia.

A luglio 2014, lo scrittore foggiano Michele Sisbarra, si esprimeva sullo Scuria: “Insomma credo che oggi SCURIA rappresenti uno dei pochi luoghi a Foggia dove si faccia realmente politica, senza compromessi, confrontandosi sulle questioni e su un comune denominatore che è l’ideologia, elemento alieno altrove. Mi piace mutuare da don Milani l’idea che ogni scuola che si apre è un carcere che si chiude, beh, ritengo che tali luoghi possano sicuramente contribuire a togliere manovalanza alla malavita e riabituare i giovani a credere che un’idea possa essere perseguita. Grazie per la serata, grazie per quello che ho ricevuto.”

Il collettivo denuncia lo stato di abbandono edilizio che colpisce anche Foggia, “Foggia è piena di spazi vuoti, di mostri di cemento che, lungi dall’essere una risorsa, sono un costo per la collettività. Manufatti indecorosi che, in ogni caso, è preferibile lasciare dove e come stanno. Così – dicono – va il mondo. Non abbiamo mai creduto a simili sirene, non abbiamo mai pensato che da costoro potessero giungerci proposte ardite, determinate o sconvolgenti. Per loro siamo e saremo sempre e solo carne da occupazione, denunce, diffide e tribunale. Quando non peggio. Per cui: amen.”

Ancora una volta, coloro i quali vengono considerati dalla società, come i nulla facenti sempre pronti a dire “No” e ad occupare solo per una sorta di autocelebrazione, invece, dimostrano che sono gli unici ad essere leali e ad avere un’etica, una morale e gli unici a mantenere la parola data, nonostante le porte chiuse di chi dovrebbe capire l’importanza di un progetto. “Il 31 maggio dichiareremo unilateralmente conclusa l’esperienza dello “Scurìa” di Via Da Zara. Perché siamo gente per cui la parola data ha ancora un valore. Anche quando fa male mantenerla. Lasceremo il luogo in cui ci siamo confrontati, messi in discussione. In cui abbiamo litigato, in cui siamo cresciuti. Sicuri che chi se ne sta – legalmente, non affettivamente – riappropriando saprà farne qualcosa di utile alla cittadinanza. Staremo a vedere.” La palestra ex-Gil sarà “libera” e ritornerà in possesso dell’università, proprietaria dell’immobile. Infatti nel 2014, anno di occupazione,  gli occupanti dichiararono che “qualora i lavori per l’Università partiranno davvero, il Collettivo 0881 è pronto ad andare via per cercare una nuova casa”.

Ma tutto lo Scuria rilancia: “Non dimentichiamo che meritiamo di più, infinitamente di più, di quanto ci è stato messo sotto il naso, in forma di vezzoso anello. Assieme abbiamo dimostrato quanto possiamo fare, senza padroni e padrini. Assieme lo dimostreremo ancora.”

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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