Catch A Fire: 45 anni fa veniva pubblicato l’album della svolta musicale di Bob Marley

Slave driver, the table is turned. Catch a fire so you cant’t get burned“. Sono queste le prime due frasi di “Slave driver“, uno dei testi più famosi di Robert Nesta Marley, in cui viene citata una frase importante: Catch A Fire.

Tale frase dà il nome all’album che contiene questo pezzo e che si intitola, appunto, “Catch A Fire“. L’album arrivò sul mercato musicale inglese il 13 aprile 1973; venerdì prossimo, 13 aprile 2018, saranno passati esattamente 45 anni da quel giorno.

Catch A Fire” rappresenta una delle “fatiche” più importanti della carriera di Marley per varie ragioni. Ad esempio fu il primo album che il trio giamaicano “The Wailing Wailers“, composto da Peter Tosh, Bunny Livingston e lo stesso Bob, pubblicò grazie alla collaborazione con l’etichetta inglese “Island Records di proprietà del produttore discografico Chris Blackwell.

Lo stesso Balckwell, negli anni precedenti, era rimasto colpito dalla bravura di quei giovani ragazzi della piccola isola caraibica della Giamaica ed aveva puntato fortemente su di loro nonostante le numerose perplessità che aveva avvertito. Il disco fu un pò la risposta vincente e definitiva a tali critiche ma soprattutto fece capire, a tutti, la bravura che Blackwell aveva nel scovare in giro per il mondo giovani talenti musicali.

Catch A Fire“, inoltre, fu l’album che lanciò i Wailers nel mercato della musica mondiale. Fino a quel momento il trio si era dovuto “accontentare” di farsi le ossa nella ristretta cerchia del mercato della musica giamaicano dove era diventato, in pochissimo tempo, uno dei gruppi più apprezzati ed ascoltati.

A quel punto però si doveva osare, e per farlo, bisognava aprirsi a nuove sfide. Questo lo sapevano bene quei tre giovani di un povero paese del Terzo Mondo che, dopo essersi incontrato per le strade del ghetto di Trenchtown, volevano vivere grazie alla loro più grande passione: la musica.

Di un certo peso furono, dal punto di vista del merchandising, le intuizioni che ebbero Blackwell ed altri “addetti ai lavori” della Island Record.  Per prima cosa presentarono i Wailing Wailers come un nuovo gruppo rock e non reggae che era ancora un genere troppo poco conosciuto in Occidente.

Inoltre decisero di rappresentare, sulla copertina originale del disco, un oggetto molto a tema col nome dell’album: uno zippo. Solo nel 1974 verrà messa la celebra foto che ritrae Bob Marley intento a fumare.

In più il tono militante dei testi e le forti critiche rivolte alla società del tempo fecero sì che “Catch A Fire” ricevesse molto appoggio dalle comunità africane, e non solo, sparse in giro per il mondo. Altro fattore che piacque fu la visione ottimista del futuro a livello globale in cui le oppressioni venivano messe a tacere in nome della libertà di ognuno.

Nel disco, infine, sono contenute alcune delle canzoni più famose che Bob Marley abbia mai scritto. “Concrete Jungle” e “Stir It Up” giusto per citarne due.

In seguito all’uscita del disco, ed all’estenuante tour europeo e nord americano che i Wailers dovettero affrontare per pubblicizzare il loro lavoro, cominciarono anche i primi litigi all’interno del gruppo. Tali divisioni, di lì a poco tempo,avrebbero portato allo scioglimento del trio ed all’inizio delle fortunate carriere soliste dei tre ex componenti.

Proprio per questo motivo, secondo chi scrive, “Catch A Fire” fu un album propiziatorio; fece sì che, Bob Marley, intraprendendo una carriera da solista, diede il meglio di sé fino alla fine della sua breve carriera artistica. Non a caso, proprio dopo il 1973, il cantante giamaicano registrò i suoi capolavori che, oggigiorno, sono entrati nelle classifiche mondiali di tutti i tempi.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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