Casale Alba 2: i 5 anni di occupazione dell’edificio all’interno del Parco di Aguzzano

A Roma nord-est, tra il carcere di Rebibbia e il Parco Naturale della Valle dell’Aniene, sorge un’area verde che probabilmente pochi romani conosceranno: il Parco Urbano di Aguzzano. Proprio all’interno di questa area verde sorge il Casale Alba 2, uno spazio socio-culturale pubblico aperto a tutti e occupato dal Coordinamento per la tutela del parco di Aguzzano: un’assemblea aperta a tutti e tutte coloro che vogliono difendere e migliorare il futuro del parco.

Il Coordinamento, nel corso del tempo, alla speculazione molto presente nell’area ha opposto un nuovo modo di intendere la socialità e gli spazi, concepiti “non come contenitori vuoti, ma come luoghi “vivi” di aggregazione, confronto e cultura”. Per questo motivo, nel 2012, lo stesso Casale Alba 2, ennesimo luogo di Roma lasciato in mano all’incuria e al degrado da parecchio tempo, è stato restaurato e riportato “a nuova vita“.

Questo progetto ha un fine ben preciso: restituire il casale alle collettività cercando di integrarlo con l’ambiente e la sua originaria destinazione socio-culturale. Si cerca di far continuare a vivere “uno spazio sottratto alle logiche di potere e di profitto senza prevaricazione di alcun tipo, aperto alla libera condivisione di saperi e risorse, in cui le persone non si limitino ad usufruire passivamente di un servizio, ma siano attivamente protagoniste dei suoi percorsi, delle sue attività, della sua gestione, della sua volontà di armonizzare e valorizzare le diversità“.

Il prossimo weekend, da venerdì 1 a domenica 3 dicembre 2017, il Casale Alba 2 festeggerà i 5 anni di occupazione. Nei gironi scorsi abbiamo intervistato un attivista dello spazio per farci raccontare qualche aneddoto su questo luogo di Roma sconosciuto da troppe persone.

1) Cinque anni di Casale Alba 2. Nel 2012, appena occupata la struttura, ve lo aspettavate di festeggiare questo importante anniversario?

Ci speravamo, certo, ma non possiamo dire che ce lo aspettassimo. Gli interrogativi erano tanti, sia per la particolare natura del Casale, inserito all’interno di una riserva naturale protetta, sia per l’eterogeneità del gruppo che si accingeva a compiere quel forte gesto di riappropriazione. Oggi, a 5 anni di distanza, possiamo dire che questo è un traguardo importante e che dei risultati sono stati raggiunti, ma ancora tanto c’è da fare per superare difficoltà e contraddizioni figlie del mondo in cui viviamo“.

2) Ci racconti brevemente le tappe i momenti più significativi ( se ce ne sono) di questi 5 anni di occupazione?

Non è facile selezionare momenti significativi di questi 5 anni, poichè sono stati molto intensi e ricchi di avvenimenti, a partire dalla prima partecipata assemblea di gestione all’interno dei locali con un freddo gelido e dai lavori collettivi attraverso cui iniziavano a prendere forma il Casale ed i suoi laboratori. Significativo fu l’episodio in cui, ad un anno dalla riapertura del Casale, ci fu una minaccia di sopralluogo da parte di alcuni soggetti coinvolti nella speculazione sul Casale e, una mattina di giorno feriale, centinaia di persone risposero al nostro appello di mobilitazione, il che ci fece capire di aver intrapreso il giusto sentiero. Punto di svolta è stata, inoltre, la nascita del Comitato di quartiere Mammut, del Nodo Territoriale Tiburtina e del progetto “San Basilio, storie de Roma”, espressioni del Casale sul territorio e della volontà di interagire attivamente con esso“.

3) Casale Alba 2: come mai avete scelto un nome del genere? Prima esisteva un altro Casale Alba?

Il nome è quello originale. Si chiama così perchè la cooperativa che bonificò l’area del Parco di Aguzzano negli anni Venti si chiamava Anonima Laziale Bonifiche Agrarie. Il numero deriva dalla classificazione dei Casali nel Parco: ci sono anche il Casale Alba 1, il Casale Alba 3, il Casale del Vascone. Per tutti questi casali, nel piano di assetto del Parco approvato grazie alle lotte degli abitanti nel 1989, era prevista una destinazione socio-culturale a carico del Comune, che però in quasi trent’anni non ha fatto nulla. Ad eccezione del Casale Alba 3 che ospita una biblioteca comunale, gli altri sono vuoti ed abbandonati. Perciò, in qualche modo, ad Alba 2 abbiamo iniziato ad attuare, dal basso, il contenuto del Piano d’Assetto“.

4) Vi trovate nella zona corrispondente al III municipio di Roma, una di quelle che negli ultimi tempi sono state attraversate da parecchie problematiche come la calata dei neofascisti. Che rapporto avete con i quartieri che vi circondano? Cercate di portare avanti una qualche iniziativa in particolare? Avete instaurato un qualche tipo di collaborazione con gli altri spazi sociali che vi sono più vicini ( ad esempio il CSA La Torre)?

” Ci siamo spesso trovati a dover affrontare questo problema, dall’aggressione ai danni di un gruppo di ragazzi all’interno di Aguzzano nel 2012 fino ai più recenti tentativi di infiltrazione all’interno di quartieri del quadrante tiburtino come Tiburtino III. Come dicevamo in precedenza, da 3 anni esiste il Nodo Territoriale Tiburtina, un coordinamento di realtà sociali del IV Municipio di cui facciamo parte, attraverso cui cerchiamo di portare avanti vertenze di ampio respiro sul nostro territorio, tra cui l’emergenza abitativa, il riutilizzo di spazi abbandonati, la tutela del territorio ed anche il contrasto alle formazioni neofasciste“.

5) Progetti o sogni per il futuro ne avete?

Come abbiamo scritto nell’appello che convoca la 3 giorni di festa, Il Casale Alba 2 è nato, e continua ad essere, come una scommessa aperta da giocare fino in fondo. Questi 5 anni speriamo siano un nuovo inizio più che un traguardo, con la speranza che saremo sempre più a tentare, nel nostro piccolo, la costruzione di una realtà più aperta, più partecipata, più attenta alle esigenze del territorio e dei suoi abitanti. A diventare, in qualche modo… sempre più Casale!“.

festacasaleweb

 

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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