Carla Verbano: 5 anni fa moriva la madre di Valerio

Il 5 giugno 2012 moriva, all’età di 88 anni, Carla Verbano: la madre di Valerio Verbano. Sono passati 5 anni da quel giorno e ancora oggi, questa donna, rimane una delle figure più importanti  dell’antifascismo romano e non solo.

Suo figlio Valerio, nel primo pomeriggio del 22 febbraio 1980, veniva ucciso da tre neofascisti: da quel giorno Carla ha iniziato un percorso per cercare di dare una risposta ai molti, troppi, punti interrogativi che, tuttora, circondano questa tragica vicenda. Purtroppo dopo ben 32 anni di lotte, durante i quali si era guadagnata l’appellativo di “mamma coraggio“, Carla Verbano ha dovuto interrompere la sua battaglia senza essere arrivata ad alcun risultato.

Quel giorno di fine febbraio di quasi 40 anni fa era una giornata come le altre nel quartiere di Montesacro a Roma. All’ora di pranzo, però, tre persone suonarono al citofono di via Monte Bianco 114 dicendo di essere amici di Valerio e che gli volevano parlare.

Una volta che si fecero aprire dai genitori del giovane studente del liceo Archimede, Carla e Sardo, i tre assassini, tutti col passamontagna, immobilizzarono i due e aspettarono che Valerio rientrasse a casa da scuola. Una volta che il giovane rientrò iniziò una violenta colluttazione durante la quale il ragazzo venne colpito da un colpo di arma da fuoco: la seguente corsa in ospedale, una volta che gli assalitori erano fuggiti e i genitori liberati, si rivelò inutili. Valerio Verbano, infatti, morì poco tempo dopo all’età di soli 19 anni.

Da quel giorno entrò in scena la madre Carla che, nonostante i vari tentativi di depistaggio, intraprese subito un percorso “sensato” per cercare di capire chi e, soprattutto, come mai suo figlio era stato ucciso in quel modo brutale. Tutto ciò lo ha dovuto fare da sola visto che il padre di Valerio, Sardo, morì pochi anni dopo quella tragica vicenda.

Carla Verbano ha dovuto intraprendere tutte le strade possibili per cercare di arrivare ad una qualche verità: si è dovuto confrontare con Nanni De Angelis, figura di spicco del movimento di estrema destra di Terza Posizione, che venne visto, fin da subito, come uno dei possibili mandanti di quanto accaduto. Inoltre Carla ha dovuto guardare, senza però poter far nulla, il lavoro svolto dal giudice Mario Amato, uno dei pochi magistrati che aveva iniziato ad indagare nell’ambito del terrorismo nero e che, proprio per questo, venne ucciso dai neofascisti dei NAR ( Nuclei Armati Rivoluzionari) la mattina del 23 giugno 1980.

Carla Verbano si è scontrata spesso con lo stato italiano visto che uno degli elementi cruciali, che sarebbe sicuramente servito per arrivare ad una qualche verità sulla morte del figlio, conosciuto come “dossier Verbano“, sparì poche ore dopo i tragici fatti del 22 febbraio 1980. In quelle pagine, da alcuni anni, Valerio aveva raccolto numerose informazioni su esponenti di spicco dell’estrema destra romana che, proprio in quegli anni, compivano attentati sanguinari e, secondo alcuni fonti, avevano stretto importanti rapporti con dei rappresentanti della malavita locale.

La cosa che lascia più esterrefatti è che Carla Verbano, durante tutta questa sua lotta, è stata lasciata completamente sola. Non solo lo stato non ha fatto nulla per aiutarla, e ciò viene spiegato benissimo nel libro “Sia Folgorante la Fine scritto dalla madre di Valerio e dal giornalista Alessandro Capponi, ma l’ha anche privata dell’unica persona disposta a sporcarsi le mani in quella vicenda: il giudica Mario Amato.

I soli che hanno cercato di dar sostegno alla madre dello studente del liceo Archimede, sono stati i compagni di Valerio che hanno supportato Carla in questa sua lotta durata più di un quarto di secolo. La commozione alla notizia della morte di questa donna, in una calda giornata di fine primavera di 5 anni fa, credo che sia la testimonianza più indelebile di quanto questa figura fosse stimata nell’ambito dell’antifascismo italiano.

Come ogni anno è in programma l’iniziativa “Un Fiore Per Carla che si terrà il pomeriggio del 5 giugno 2017, con inizio alle ore 18, presso la lapide posta davanti al civico 114 di via Monte Bianco.

Venerdì 9 giugno 2017 invece, con inizio alle ore 17:30, ci sarà l’evento “In Ricordo di Carla” presso lo spazio sociale Ex 51, in via Aurelio Bacciarini 12, nella zona di Valle Aurelia. Durante il dibattito prenderanno parola anche le rappresentanti del comitato delle “Madri per Roma Città Aperta; tra queste ci sarà anche Stefania Zuccari, madre di Renato Biagetti: il giovane ucciso nella notte tra il 26 e 27 agosto 2006 da alcune lame fasciste senza un vero motivo.

in ricordo di Carla

Per questo Stefania, da circa 10 anni, porta avanti una lotta che somiglia molto a quella di Carla Verbano visto che, anche in questo caso, vi è uno scopo ben preciso: cercare di capire, definitivamente, chi e perchè le ha ucciso il figlio in quel modo infame.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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