Calais: in piazza contro il razzismo

Sono giorni abbastanza convulsi per quanto riguarda la tematica dell’immigrazione in Europa. Se da un lato continuano a giungere notizie di nuovi morti, soprattutto bambini, tra i numerosi profughi che quotidianamente cercano di attraversare il tratto di Mar Egeo tra Turchia e Grecia, dall’altro continua la non evoluzione” europea sull’argomento.

Poche ore fa i ministri dell’interno dei 28 paesi UE si sono incontrati ad Amsterdam per un vertice straordinario nel quale si è affrontato quella che è conosciuta come la “questione Schengen“. Si è cercato di contrastare tutti coloro che chiedevano la sospensione dello stesso trattato, che permette la libera circolazione a tutti entro i confini dell’Unione. Durante il summit, vi sono stati duri confronti tra i vari paesi del vecchio continente: da una parte alcuni ribadivano la loro intenzione di tener chiuse le frontiere per arginare l’arrivo dei profughi, dall’altro si è assistito ad un battibecco tra chi minacciava di far saltare lo stesso Schengen, ad esempio la Germania, accusando determinati paesi, in primis la Grecia, di non fare abbastanza per tenere sotto controllo il problema.

In più continuano le chiusure delle frontiere senza preavviso: ultimo paese, in ordine cronologico, a prendere tale decisione è stata la Macedonia.

Non arrivano, solamente brutte notizie riguardanti il tema dell’immigrazione, dal vecchio continente. Proprio nell’ultimo fine settimana, infatti, si è svolto nella città di Calais, porto francese sull’Oceano Atlantico vicino al tunnel della Manica che porta in Inghilterra, una partecipata manifestazione in sostegno delle migliaia di migrantiospiti” della zona.

Ricordiamo che Calais è diventata famosa perchè, nel corso del tempo, è sorto dal nulla un enorme campo profughi, ribattezzato dai cittadini con l’appellativo di “Jungle“. In questo posto vivono migliaia di migranti, le ultime cifre parlano di circa settemila persone, che, ogni giorno, tentano di salire illegalmente sui numerosi camion diretti verso la Manica per entrare illegalmente nel Regno Unito.

Negli ultimi tempi, visto l’alto numero di persone, la situazione è diventata insostenibile sotto molteplici punti di vista. Inoltre, dopo che il Front National ha ottenuto ottimi risultati nella zona alle ultime elezioni regionali, si sono moltiplicati i raid punitivi degli elettori del partito di estrema destra francese contro gli stessi migranti della “Giungla“.

Ormai da settimane gruppi di estremisti di destra, il più delle volte “supportati” dai lacrimogeni sparati dalla polizia, passano intere notti al gelo nel tentativo di entrare nell’accampamento per farsi “giustizia a modo loro“. Molte volte questi stessi individui lanciano pietre e bottiglie incendiarie tra le tende nel tentativo di spaventare qualcuno e, possibilmente, convincerlo ad andarsene via.

Sabato scorso, 23 gennaio 2015, circa quattromila persone, facenti parte di organizzazioni e partiti antirazzisti francesi e inglesi, sono arrivate a Calais ed hanno attraversato le strade della cittadina per portare il loro supporto agli ospiti della “Jungle” e per chiedere ai governi francese e inglese di cambiare la loro politica riguardante l’immigrazione. Durante il corteo dei fascisti locali, appartenenti al gruppo di “Les Calasiens en Colere“, quest’ultimi hanno cercato lo scontro coi manifestanti ma sono stati respinti dagli attivisti.

La situazione è degenerata nella Place d’Armes, luogo d’arrivo della manifestazione, poichè alcuni migranti hanno cercato di salire sui camion, parcheggiati lì vicino in attesa di imbarcarsi sui battelli per l’Inghilterra. A quel punto è intervenuta la polizia che non ha esitato a usare i lacrimogeni e ad effettuare alcune cariche di alleggerimento: il bilancio finale parla di 32 persone fermate, tra cui tre ragazze italiane.

Ancora una volta la cara e democratica Europa non si è dimostrata pronta ed unita per affrontare un argomento così delicato. In più, dopo i fatti di Colonia di capodanno, l’informazione di parte continua ad acquistare sempre più controllo su buona parte dei media continentali e così ogni avvenimento viene usato per giustificare qualsiasi assurda decisione presa dai rappresentanti degli stessi paesi UE.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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