Calais: nuovo giorno di tensione nella “Jungle”

Si preannuncia una nuova giornata di tensione a Calais. Nella cittadina francese vicino al Canale della Manica, da dove partono i camion diretti in Inghilterra, si è creata negli ultimi mesi un enorme campo profughi denominato “Jungle che ha ospitato anche 7000 rifugiati contemporaneamente.

La scorsa settimana, come da noi documentato, il tribunale di Lille aveva dato il via libera allo sgombero della parte sud della “Jungle“. Tali operazioni erano cominciate nella giornata di ieri ma si sono dovute interrompere nel tardo pomeriggio quando si sono registrati scontri tra gli stessi migranti, aiutati da alcuni gruppi pro-borders locali, e i numerosi poliziotti che stavano sorvegliando le operazioni di evacuazione nella zona.

I profughi che hanno partecipato agli scontri sono stati circa 150, almeno secondo le tv francesi, ed hanno lanciato pietre contro la polizia per impedire lo smantellamento delle baracche; le forze dell’ordine, per risposta, non hanno esitato a lanciare lacrimogeni. Alla fine della giornata il bilancio parlava di 4 persone arrestate e di 5 poliziotti feriti durante i tumulti.

Stamattina numerosi appartenenti alla forze di polizia si sono presentati, in tenuta anti-sommossa, nel campo profughi più famoso di tutta Europa e, con numerosi escavatori, hanno ricominciato le operazioni di sgombero. A Calais il livello di tensione è estremamente. Ciò che i migranti temono è che siano costretti a chiedere asilo in Francia rinunciando, così, al sogno di arrivare in Inghilterra.

Molti profughi stanno cercando strade alternative per arrivare nel Regno Unito. Alcuni, secondo fonti locali, tenteranno di andare nei paesi confinanti con la stessa Francia: Belgio in primis. Bruxelles, però, temendo una vera e propria invasione degli “ospiti” di Calais ha rafforzato, nelle ultime ore, i controlli al confine franco-belga sospendendo di fatto l’accordo di Schengen.

Nelle stesse ore si registrano forti tensioni anche al confine tra Grecia e Macedonia, vicino al villaggio di Idomeni. Moltissimi migranti hanno tentato di sfondare la rete metallica fatta erigere dal governo di Skopje per entrare nel paese balcanico nonostante il tetto massimo di profughi giornalieri stabilito dal governo macedone, pari a 580 persone.

A questo, la polizia macedone ha risposto con cariche, idranti e utilizzo di lacrimogeni contro gli stessi migranti, tra i quali vi erano moltissime donne e bambini. Alla fine però la situazione si è calmata e circa 300 persone sono state fatte passare.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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