Budapest. Nel cuore delle proteste. Testimonianza diretta

Migliaia di persone hanno invaso le strade di Budapest ieri notte, occupando il suolo pubblico e bloccando alcuni dei punti nevralgici della città. L’occupazione di ieri notte è una delle numerose manifestazioni contro il governo di Viktor Orbàn, che si sono tenute nel corso delle ultime due settimane, nella capitale ungherese.

Due sono state le manifestazioni organizzate ieri a Budapest: la prima organizzata dal collettivo Civilizáció a sostegno delle ONG e, successivamente, l’Occupy Oktogon. Nel tardo pomeriggio, decine di migliaia di persone si sono radunate in piazza Hősök Tere (Piazza degli Eroi) per manifestare contro le politiche implementate dal governo Fidesz. Il motivo principale di opposizione è stato il disegno di legge che prevede restrizioni per le organizzazioni non governative le quali ricevono fondi dall’estero, e che ne danneggerebbe il funzionamento. La manifestazione pacifica ha visto l’adesione di un centinaio di organizzazioni che lavorano con categorie a rischio (inclusi migranti, senzatetto, roma), diritti umani e ambiente.

La manifestazione è stata anche a sostegno della Central European University (CEU) e in opposizione alla Lex Ceu, che potrà determinare la chiusura dell’ateneo, e che è stata firmata lunedì dal presidente Áder. A conclusione dell’evento, i partecipanti hanno creato uno striscione umano con la parola “CIVIL” e hanno cantato l’inno nazionale ungherese e l’Ode alla Gioia.

Successivamente, gruppi di manifestanti hanno improvvisato un corteo nella città, dirigendosi verso i punti strategici della città, in un flusso continuo e disorganizzato, ma pacifico. Alcuni manifestanti hanno marciato verso la sede del partito di Orbàn, Fidesz. Successivamente, si sono diretti verso il Parlamento, bloccando le intersezioni e temporaneamente la piazza Nyugati. Fra le ore 20 e 23, un flusso continuo di manifestanti si è riversato davanti al Parlamento, portando bandiere nazionali e dell’Unione Europea e gridando “dittatore” ed “Europa”. Contemporaneamente, altri gruppi hanno occupato la piazza Oktogon. Gli occupanti hanno bivaccato in piazza Oktogon fino a tarda notte, in un’atmosfera festaiola ma non opposta dalle forze dell’ordine.

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Cronologia di due settimane di proteste

Marzo 28

E’ annunciato il disegno di legge che provocherebbe la chiusura della Central European University (Lex Ceu). Si diffonde il movimento #Istandwithceu. L’università riceve il supporto di atenei di tutto il mondo e, ad oggi, 54.500 hanno firmato la petizione lanciata change.org.

Aprile 2

Il collettivo Oktatási Szabadságot / Freedom for Education organizza una protesta a difesa del sistema universitario ungherese in solidarietà con la CEU. 10.000 manifestanti attraversano il centro di Budapest in corteo, passando di fronte alle università Corvinus, Elte, CEU e radunandosi davanti al Parlamento, nella piazza Kossuth.

Aprile 3

Il Parlamento vota per la procedura d’urgenza per il decreto educativo riguardante la Central European University.

Aprile 4

La legge passa con 123 voti a favore e 38 contrari. La legge passa al presidente Áder János , che ha cinque giorni a disposizione per firmare il decreto legislativo.

Il collettivo Oktatási Szabadságot lancia un’altra manifestazione presso l’università. Attorno alla CEU si forma una catena umana di circa 5000 persone che chiede il veto della legge.

Terminata la manifestazione, i partecipanti di dirigono verso Kossuth tér dove forzano l’ingresso al Parlamento e vengono respinti dalla polizia. Gruppi di manifestanti improvvisano cortei nella città, dirigendosi verso la sede del partito Fidesz.

Aprile 9

Il collettivo Oktatási Szabadságot lancia una seconda manifestazione per chiedere il Veto alla legge. 80.000 manifestanti attraversano il Széchenyi Hid (Ponte delle Catene) e si dirigono verso Kossuth ter. Ancora una volta, finito l’evento ufficiale, i manifestanti rimangono in piazza intonando slogan contro il governo.

Aprile 10

Il presidente Áder János firma la legge, dichiarando di non aver trovato elementi di incostituzionalità.

Manifestanti si radunano spontaneamente al Palazzo Sándor, residenza del Presidente della Repubblica, e improvvisano cortei nella città, dirigendosi verso luoghi simbolici quali la sede di Fidesz e piazza Oktogon. Un ragazzo lega una bandiera dell’Unione Europea sulla sede della Magyar Radio, simbolo della rivoluzione ungherese. A seguito della protesta, vengono arrestate due persone.

Aprile 12

Civilizáció organizza la manifestazione a sostegno delle ONG. A Berlino e Szeged si tengono altre manifestazione a sostegno della CEU. In serata, si verificano occupazioni e cortei spontanei nella città di Budapest contro il governo Orbàn.

Ancora una volta Orban fa parlare di se per la sua concezione fortemente nazionalista e accentratrice.

di Greta Rauelac

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