Bolzaneto: la sentenza e la continua demonizzazione del manifestante

16 anni: tanto tempo è dovuto passare perchè il governo italiano riconoscesse che nella caserma di Bolzaneto dal 20 al 22 luglio 2001, durante lo svolgimento del tristemente noto G8 di Genova, ci siano state delle vere e proprie torture effettuate dalla polizia nei confronti dei manifestanti giunti nel capoluogo ligure per contestare i cosiddetti “grandi della terra“. Alcune ore fa, infatti, è giunta la notizia che lo stato italiano ha trovato un accordo con 6 persone, su 45 totali, che hanno presentato denuncia per quelle terribili e lunghissime ore che furono costrette a passare nel carcere di massima sicurezza genovese.

Ad ognuna di esser verrà riconosciuto un risarcimento di circa 45 mila euro per danni morali e materiali. Inoltre, lo stesso stato centrale, pagherà le intere spese processuali che queste persone hanno dovuto affrontare nel corso degli anni per vedere riconosciuto un loro diritto e vedere rispettata la loro dignità.

Importante, per il raggiungimento di questo accordo, è stata la mediazione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che in passato aveva più volte spinto, e anche condannato in maniera definitiva, affinchè l’Italia trovasse i colpevoli di alcuni degli eventi più infami accaduti durante il G8: ad esempio l’irruzione insensata avvenuta nella scuola Diaz la sera del 21 luglio 2001. Nonostante le belle parole spese e le numerose promesse, però, nessuno si era mosso in questa direzione anche se ciò che è avvenuto a Genova è stato descritto da importanti associazioni umanitarie, in primis Amnesty International, come “la più grande violazione dei diritti umani avvenuta in un paese occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale“.

L’accordo raggiunto prevede che il governo di Roma, oltre al risarcimento morale, rispetti alcuni impegni prese con le sei persone che dovrà risarcire. Il più importante crediamo che sia quello che prevede corsi di formazione incentrati, specificatamente, sul rispetto dei diritti umani che verranno insegnati agli appartenenti delle forze dell’ordine.

L’Italia inoltre, almeno stando alle parole della Corte di Strasburgo, si è detta pronta “ ad adottare tutte le misure necessarie a garantire in futuro il rispetto di quanto stabilito dalla Convenzione Europea dei diritti umani, compreso l’obbligo di condurre un’indagine efficace e l’esistenza di sanzioni penali per punire i maltrattamenti e gli atti di tortura“.  La speranza è che quanto descritto sia un ulteriore incentivo per approvare quella legge sul  “reato di tortura“, che nel Belpaese si aspetta dal 1989, ma ancora oggi non sembra essere nei piani dell’attuale esecutivo.

Purtroppo la sensazione è che finchè non verrà approvata una legge del genere tutte queste promesse resteranno parole al vento. Allo stesso tempo, però, mi sembra molto difficile che in uno stato in cui non si perde occasione di lodare il lavoro degli uomini in divisa, anche quando questo è coperto da più di qualche ombra, si abbia la voglia di trovare i numeri per far passare in Parlamento un decreto così delicato.

Finchè durerà questo periodo storico, in cui a farla da padrone sono concetti quali sicurezza e paura, appare difficile che i politici nostrani si mettano a discutere di una legge che ridurrebbe molti “privilegi” di cui, ancora oggigiorno, possono godere le forze dell’ordine italiane. D’altronde la militarizzazione delle nostre città e i numerosi decreti legge che vanno in questo senso ne sono un chiaro e limpido segnale.

Bisognerebbe partire da un fatto molto semplice: far partire dei veri e propri processi verso coloro che, in quelle giornate del luglio 2001, decisero di effettuare i vari massacri per le vie del capoluogo ligure. Ma anche qui le speranze sono ben poche e chissà se gente come De Gennaro, ex capo della polizia in quei giorni, verrà rimosso dalla carica di presidente di Finmeccanica a cui è arrivato dopo i fatti di Genova.

Gli avvenimenti del G8, inoltre, hanno dato il via ad una vera e propria “demonizzazione del manifestante“. L’ultimo esempio più lampante è quello che è accaduto in occasione del corteo Eurostop svoltosi a Roma lo scorso 25 marzo.

Nei giorni antecedenti alla manifestazione, infatti, tutti coloro che sarebbero scesi in piazza sono stati descritti come black bloc pronti a calare a Roma solamente per distruggere vetrine e cercare scontri con la polizia. La giornata, purtroppo per i media nostrani, si è svolta nella più assoluto tranquillità. L’unico momento di tensione si è avuto quando le forze dell’ordine, non si sa per quale precisata ragione, hanno cercato di spezzare il corteo in due all’altezza di piazza di Bocca della Verità.

La speranza è l’ultima a morire e, magari, un giorno le varie vittime del G8 otterranno una vera giustizia per quanto subito in quei giorni. Speriamo che questo giorno arrivi il più presto possibile, perchè l’attesa comincia a farsi veramente nauseante.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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