Bologna: il 9 settembre corteo nazionale dopo lo sgombero degli spazi sociali Làbas e Crash

Lo scorso 8 agosto, a Bologna, sono stati sgomberati due importanti spazi sociali: il Làbas e il Laboratorio Crash. Un fatto che ha lasciato tutti con l’amaro in bocca anche perchè avvenuto in un periodo in cui il capoluogo emiliano era vuoto visto che molti cittadini e studenti fuori sede erano partiti per le vacanze.

Nonostante ciò, sono stati decine gli attivisti che si sono recati davanti davanti al Làbas per provare a attuare una qualche forma di resistenza. Alla fine si sono registrati scontri con la polizia che non hanno esitato ad usare i manganelli e la forza per sgomberare i manifestanti.

Làbas è stato un vero e proprio punto di riferimento per migranti e studenti. Per alcuni si potrebbe descrivere come un “formidabile laboratorio di nuova democrazia“.

La giunta cittadina di Virginio Merola, targata PD, non ha spiegato il perchè di una tale decisione anche se la causa dello sgombero appare ben chiara a tutti. Difatti, anche nel capoluogo emiliano, da parecchio tempo, si sta portando avanti una politica legata al privatizzazione e al profitto dove si cerca di “mettere a frutto” qualsiasi luogo abbandonato o che sia tenuto aperto tramite ideali quali autorganizzazione e socialità.

Anche qui, nonostante le belle parole spese dallo stesso sindaco, e un pò come avvenuto dopo lo sgombero del palazzo a piazza Indipendenza a Roma, non è stata trovata alcuna soluzione alternativa e, ad oggi, non si sa se Làbas potrà aprire un nuovo spazio nella città delle Torri degli Asinelli. Un vera e propria perdita per Bologna che, per questo motivo, ha deciso di convocare un corteo nazionale per sabato prossimo, 9 settembre 2017.

Alcuni giorni fa, per capire meglio la situazione attuale, abbiamo intervistato un attivista dello stesso Làbas.

1) Come mail il 9 settembre scendete in piazza? Quali sono le ragioni per cui avete deciso di convocare una manifestazione nazionale?

Il 9 settembre scenderemo in piazza per rispondere in maniera determinata allo sgombero di Làbas, avvenuto l’8 agosto. La straordinaria solidarietà giunta da migliaia di persone in tutta Italia e vari paesi del mondo, associazioni, comitati, sindacali, centri sociali ha immediatamente creato le condizioni per dare questa forte risposta. Di fatto non abbiamo convocato una manifestazione nazionale in senso stretto, ma questo allargamento si è dato spontaneamente vista la portata della resistenza messa in campo il giorno dello sgombero, il valore sociale che abbiamo espresso in questi anni e le relazioni costruite fuori Bologna. Il 9 settembre #RiapriAMOLàbas perchè c’è un pezzo di città che ne ha bisogno e lo sta dimostrando con la grande partecipazione alle iniziative che Làbas sta continuando a mettere in campo. All’assemblea del 30 agosto c’erano oltre un migliaio di persone, un fatto che non ha precedenti nella storia recente della città“.

2) Qual’è stata la giustificazione della giunta cittadina per giustificare una scelta del genere?

La giunta è indirettamente responsabile dello sgombero. La proprietà dell’ex caserma Masini è della Cassa Depositi e Prestiti, una s.p.a. controllata per l’80% dalla Ministero dell’Economia e delle Finanze. Cassa Depositi e Prestiti ha chiesto di rientrare in possesso di quest’area abbandonata da 20 anni, così a dicembre 2015 la Procura ha emesso un decreto di sequestro. Dopodichè, a marzo 2016, si sono conclusi i lavori di redazione del P.O.C., Piano Operativo Comunale, tramite l’ultimo voto necessario in Consiglio Comunale. Il POC prevede la costruzione di alberghi di lusso, ristoranti e parcheggi nell’area dell’ex caserma. Questo significa che la scelta politica della giunta di Virginio Merola è stata quella di cancellare una realtà profondamente riconosciuta e radicata come quella di Làbas per svenderla alla speculazione privata. In questi anni l’amministrazione avrebbe potuto trovare una soluzione alternativa per Làbas, magari in aree dismesse del quartiere, ma non c’è stata una volontà politica e gli incontri che abbiamo avuto con gli assessori e con il capo di gabinetto del Sindaco sono stati infruttuosi. Arriviamo così allo sgombero, per cui, come sempre, la giustificazione è il ripristino della legalità….senza che la politica abbia fatto ciò che era in suo potere. La stessa giustificazione, naturalmente, è valsa anche per il Laboratorio Crash, l’altra esperienza storica e molto importante per la città che è stata sgomberata l’8 agosto“.

3) Negli ultimi tempi a Bologna, come un pò in tutta Italia, sono stati parecchi gli spazi sociali messi sotto sgombero. Perchè, secondo voi, si è giunti a questa situazione?

” Gli spazi sociali vengono sgomberati perchè affermano il “diritto alla città”, ad un altro modello di città da quello speculativo-capitalista. Gli spazi sociali sono sempre stati attaccati, anche in fasi storiche e contesti diversi da quello che viviamo attualmente. Ciò che cambia non sono solo le forme di attacco a queste realtà, ma anche la capacità di rispondere a questi attacchi. Da qualche anno in questo paese sono assenti movimenti sociali tali da mettere in crisi i rapporti di forza e questo ci rende più vulnerabili, soprattutto in un momento in cui la politica scivola su posizioni di destra, repressive, reazionarie, razziste e xenofobe. Ciò non significa che non ci sono migliaia di persone in questo paese disposte a lottare per i propri diritti. Noi sappiamo che ci sono e ricostruire le relazioni sociali per poterle far esprimere è la sfida che ci attende“.

4) Il cosiddetto “decreto Minniti” è stato pesantemente contestato da varie realtà antagoniste italiane. Pensate che ci sia qualche collegamento tra tale decreto e la repressione verso gli spazi occupati di numerose città italiane?

Minniti ha sicuramente un ruolo chiave nella torsione securitaria di questo paese. Non a casa, da destra e da “sinistra”, accumula attestati di stima. Noi però non dobbiamo commettere l’errore di considerare le azioni che mette in campo come la causa di tutti i mali. Minniti è piuttosto la conseguenza di uno scenario politico come quello che abbiamo appena descritto e del mutamento del DNA del Partito Democratico. Il decreto Minniti colpisce i migranti, le occupazioni che rispondono a dei bisogni reali, il diritto a manifestare. Insomma colpisce l’agibilità democratica in senso largo. Tuttavia, per certi versi non fa altro che registrare nero su bianco ciò che avviene da tempo nel nostro paese: restrizioni del diritto a manifestare, perquisizioni e fogli di via arbitrari agli attivisti sociali, respingimenti illegali dei migranti, ordinanze discriminatorie di sindaci sceriffo contro i poveri e gli emarginati. Tutto questo diventa legge, norma, “legalità”. Anche gli sgomberi fanno parte di una strategia complessiva, ma non bisogna mai banalizzare la peculiarità e la specificità di ogni spazio sociale: ognuno ha una propria leva da far valere per difendersi dagli attacchi, ognuno costruisce il proprio radicamento e i propri legami sociali che sono decisivi per l’affermazione della propria esperienza politica, sociale e culturale. Ognuno, insomma, è un pezzo di questa società“.

5) Come avete intenzione di portare avanti la lotta nelle prossime settimane?

Quello che stiamo chiedendo con determinazione è che Làbas possa avere di nuovo uno spazio dove continuare le proprie attività. Avere uno spazio è determinante per l’esistenza di un’esperienza come la nostra e non ci basta, come invece crede il Sindaco, avere forse la possibilità tra un anno di entrare in un altro spazio come la Staveco, seppur adattato a contenere la nostra complessità progettuale. Mercoledì sarà un’altra giornata di incontro e condivisione in vista della manifestazione del 9. Questa manifestazione non dovrà essere la fine di un percorso ma una tappa, seppur fondamentale. In queste ore c’è un dibattito aperto sulla possibilità per Làbas di avere una sede temporanea e lo sviluppo di questo dibattito determinerà le nostre azioni future. Una cosa è certa: #RiapriAMOLàbas è una promessa!“.

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Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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