Bologna: al via il G7 dell’ambiente tra molti dubbi e poche speranza

Ancora una volta, almeno stando alle parole dei partecipanti, l’obbiettivo è uno e ben chiaro: cercare di trovare un modo per collegare lo sviluppo mondiale, soprattutto quello dei paesi più arretrati, con metodi che siano capaci di non distruggere l’habitat naturale che ci circonda. Ma anche questa ennesima “riunione dei grandi” sembra che si chiuderà con più fallimenti che risultati raggiunti.

Il G7 dell’ambiente è partito pochi giorni dopo che il presidente americano Donald Trump, come promesso durante la campagna elettorale, ha dichiarato che gli Stati Uniti non rispetteranno gli accordi presi durante la Cop21 di Parigi del dicembre 2015.

Le decisioni di Trump sono conseguenza di un retro-pensiero, e cioè, in questo modo verranno salvati migliaia di posti di lavoro americani e gli USA non perderanno quelle valanghe di soldi che si sarebbero persi seguendo un’eventuale “rivoluzione verde. Ancora una volta insomma, come troppo spesso avvenuto negli ultimi tempi, si dà la priorità a concetti quali lavoro, denaro e sviluppo basato su combustibili fossili piuttosto che cercare di fermare un cambiamento climatico che, oramai, interessa qualsiasi parte del mondo.

E’ di soli pochi giorni fa la notizia che la capitale della Russia, Mosca, è stata flagellata da una tempesta che, viste le dimensioni e i danni causati, ha lasciato perplessi numerosi climatologi ed esperti del settore. Anche le ondate di calore che, già da un pò, stanno interessando numerosi paesi del cosiddetto “Terzo Mondo“, causando migliaia di morti e sfollati, stanno colpendo per la loro intensità.

Anche in Italia, purtroppo, la situazione non è delle migliori. Il caso della Tap, il gasdotto che porterà gas naturale dall’Azerbaijan alle coste salentine, ne è la dimostrazione. Anche qui si pensa solamente a far avanzare i lavori di un eco-mostro, nonostante le numerose proteste delle popolazioni locali, che, secondo vari studi, non comporterà alcun grosso beneficio economico.

Per cercare di fermare tutto ciò, in una Bologna militarizzata, è stato organizzato dalle realtà sociali un G7 dell’ambiente alternativo. A tale iniziativa saranno presenti associazioni, comitati e gruppi di attivisti che tenteranno di dire la loro su un problema di portata mondiale che colpisce, per vari motivi, soprattutto gli abitanti dei paesi più poveri.

Il link del programma: https://g7bologna.wordpress.com/2017/06/01/programma-delle-tre-giornate/.

Infine riportiamo l’appello degli stessi organizzatori del G7 delle realtà sociali di Bologna:

L’11 e il 12 Giugno 2017 la città di Bologna sarà teatro del G7 ambiente: la riunione dei ministri dell’ambiente dei 7 Paesi OCSE più ricchi, fra cui, per la prima volta, un’amministrazione USA apertamente negazionista dei cambiamenti climatici e con posizioni estremamente pericolose per il nostro futuro come dimostra il recente fallimento del G7 energia. Un appuntamento che viene prima del G20 di Amburgo dove è prevista una mobilitazione unitaria di tutti i movimenti e le realtà sociali europee che si contrappongono ad un modello economico che consuma risorse naturali e concentra risorse economiche in mano di pochi.

In una situazione in cui la temperatura complessiva del pianeta è in costante aumento avvicinandosi in maniera allarmante verso i +2 C°, soglia oltre la quale viene messo in discussione l’equilibrio ambientale del Pianeta – mentre l’aria che respiriamo è sempre più inquinata e la terra in cui viviamo è depredata e compromessa da modelli produttivi insostenibili, non è accettabile un passo indietro rispetto agli obiettivi – seppur insufficienti- dell’accordo di Parigi.

Un accordo che, grazie alla pressione della società civile, per la prima volta indica come obiettivi: il contenimento del riscaldamento globale entro 1,5 C° , il finanziamento di sistemi di adattamento per i paesi in cui i cambiamenti climatici sono già un tragico presente e la decarbonizzazione dell’economia. Un accordo che ad oggi, non ha fermato i piani di ricerca e sfruttamento delle risorse fossili sulle coste Italiane o di giacimenti inquinanti come le sabbie bituminose dell’Alberta in Canada. Un accordo che quindi, va implementato inserendo tempistiche ambiziose e certe con penalità forti per chi non segue il percorso stabilito.

La messa in sicurezza delle risorse e dei territori necessita di una mobilitazione continua. Il 12 e 13 Giugno prossimi saranno trascorsi 6 anni dalla vittoria referendaria sul nucleare e per l’acqua pubblica, che costituisce un’affermazione democratica di un diritto fondamentale disattesa da tutti i governi che si sono succeduti dal 2011 ad oggi. Interessi economici e finanziari premono per continuare lo sfruttamento dei territori (come non di rado emerge da inchieste giudiziarie) condizionando l’ambiente e il futuro di intere comunità. Per porre un argine è quindi necessario rafforzare e ampliare la democrazia e la partecipazione dei cittadini al governo dei loro territori.

Il futuro del nostro paese rischia di essere compromesso da insufficienti investimenti in innovazione sociale e trasformazione produttiva in senso ecologico e dell’economia in chiave circolare, il mancato sviluppo delle comunità energetiche e della produzione di energie rinnovabili, il continuo investimento su mobilità privata e trasporti su gomma che compromettono la qualità dell’aria e la salute dei cittadini, il limitato investimento in ricerca, formazione, politiche attive del lavoro volte alla messa in sicurezza dei nostri territori e nella creazione di un sistema di welfare in grado di sostenerne le trasformazioni attraverso una giusta transizione.

La ricerca e il controllo delle fonti fossili di energia è sono tra le principali cause dei conflitti che stanno destabilizzando il mondo, così come i cambiamenti climatici e il depauperamento delle risorse sono causa di milioni di persone in fuga da situazioni ambientali insostenibili: pertanto mentre la politica si concentra su una gestione emergenziale e securitaria dell’immigrazione sono le nostre stesse scelte economiche e i modelli produttivi a costringere intere popolazioni a lasciare la loro terra di origine.

Per questo motivo non crediamo che possa essere un vertice tra i 7 “grandi” – che hanno già dimostrato ampiamente di non avere cura del nostro pianeta e dei suoi abitanti – a dare risposte ai tanti problemi di inquinamento, alla salvaguardia della salute e dei territori. Le pratiche di difesa del territorio, di economia ciclica e di trasformazione dei processi produttivi e dell’agricoltura sono già in atto e partono dalle iniziative diffuse di associazioni, comunità, contadini e piccoli produttori, per questo crediamo che la trasformazione sociale, ambientale ed economica di cui necessitiamo debba essere in primo luogo democratica e partecipata a cominciare dalla definizione di un ambizioso piano energetico nazionale condiviso con i cittadini di tutto il Paese.

Per questo motivo invitiamo tutte e tutti a partecipare a 3 giornate di mobilitazione della società civile per rappresentare un presente e un futuro di cambiamento diverso da quello del vertice istituzionale.

Fino al 15 maggio è aperta una call for action in cui raccogliere tutte le proposte di azioni, iniziative, assemblee, attività, seminari, spettacoli con cui inondare Bologna nelle giornate del vertice. In occasione della giornata mondiale dell’ambiente del 5 Giugno proponiamo un’attivazione diffusa su tutto il territorio nazionale per rilanciare le nostre proposte in vista del G7.

Costruiamo una mobilitazione aperta, inclusiva e partecipata che trasformerà Bologna in una grande piazza pubblica in cui sia possibile dare corpo ad un’alternativa capace di contrapporsi alle politiche in atto nei Paesi del G7 che consuma risorse naturali e concentra risorse economiche in mano di pochi: facciamolo con un’assemblea pubblica nazionale popolare, dei cittadini, dei comitati, delle associazioni e movimenti ecologisti, del mondo del lavoro il 10 Giugno e con una grande manifestazione per le strade di Bologna l’11 Giugno.

9-10-11 giugno 2017, tutti e tutte a Bologna per il G7Mobilitiamoci.

Ambiente alla base, non al vertice!

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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