Anteo Zamboni: 90 anni fa la morte del giovane attentatore di Mussolini

Oggi, 31 ottobre 2016, ricorre il novantesimo anniversario dalla morte di Anteo Zamboni. In questo stesso giorno del 1926, infatti, il ragazzo bolognese compì un attentato contro l’allora capo del governo italiano, Benito Mussolini, che si trovava in visita nel capoluogo emiliano.

Per quel gesto Anteo, all’epoca dei fatti appena quindicenne, pagò con la vita venendo trucidato dagli squadristi fascisti. Quel fatto, inoltre, fu usato dal governo fascista come pretesto per emanare nuove leggi restrittive che, col tempo, avrebbero portato alla nascita di una vera e propria dittatura.

Il 31 ottobre 1926 Mussolini si trovava a Bologna per commemorare il quarto anniversario della Marcia su Roma, l’evento che aveva portato i fascisti al potere in Italia. Al termine delle celebrazioni, mentre il presidente del consiglio si stava recando verso la stazione centrale del capoluogo emiliano, Anteo sparò un colpo di pistola contro Mussolini ma non riuscì a centrare il bersaglio.

Il tutto avvenne a piazza del Nettuno, all’angolo tra via Rizzoli e via dell’Indipendenza: nel pieno centro della città. Pochi minuti dopo lo sparo il giovane Zamboni venne raggiunto e linciato dai fascisti e, una volta morto, il suo corpo fu preso a calci e pugni dai presenti e lasciato lì sul posto.

Quello di Anteo Zamboni fu uno dei tanti attentati che vennero eseguiti contro Mussolini. In quell’occasione, però, si capirono, per la prima volta, le reali intenzioni del partito fascista: diventare, al più presto, una vera e propria dittatura in Italia emulando ciò che Adolf Hitler e il nazionalsocialismo stavano cercando di fare in Germania.

All’inizio Zamboni venne descritto, dai media del regime, come un semplice pazzo isolato dal resto della società. In seguito non si riuscì a capire bene quali fossero le reali simpatie politiche del giovane Anteo: alcuni parlavano di una cospirazione interna allo stesso partito fascista descrivendo il ragazzo come appartenente al movimento balilla; altri affermavano che il giovane era un convinto antifascista proveniente da una famiglia che, da sempre, aveva nutrito simpatie per l’area anarchica della città emiliana.

Nonostante tutte queste incertezze, il governo descrisse il fatto come un chiaro segnale di pericolo per lo stato centrale e, nel giro di pochissimi giorni, promulgò quelle che sono conosciute come le “Leggi per la Difesa dello Stato. Tale decreto prevedeva una repressione ancora più feroce di tutte le opposizioni, lo scioglimento di ogni partito politico, l’istituzione del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato e del confinio, la reintroduzione della pena capitale.

Insomma, da quel momento, il fascismo diede la spinta decisiva verso la svolta autoritaria che si sarebbe chiusa il 28 aprile 1945 con la morte di Benito Mussolini.

L’impatto emotivo che ebbe l’attentato bolognese sulla società dell’epoca fu totalmente a favore del regime: furono moltissimi coloro che diedero carta bianca al partita fascista per portare avanti, senza problemi, i suoi programmi. Lo stesso papa di allora, Pio IX, descrisse il gesto di Anteo Zamboni come un vero e proprio “attentato criminale.

Solo alla fine del secondo conflitto mondiale l’immagine di Anteo venne “rivista” e la sua importanza rivalutata. Oggi, ad Anteo Zamboni, è dedicato un tratto delle mura che racchiudono il centro storico di Bologna. Il tratto si trova tra la centralissima via Irnerio e via di San Vitale, a due passi da via Zamboni, la strada degli studenti per eccellenza, che è intitolata a Luigi Zamboni, famoso patriota italiano del XVIII secolo.

targa zamboni

 

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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