America Latina: il possibile cambiamento politico nel continente

Il prossimo 5 giugno non si terranno solamente le elezioni amministrative in più di 1300 comuni italiani. Dall’altra parte del mondo infatti, nello stato dell’America Latina del Perù, si svolgeranno le elezioni presidenziali che, stando agli ultimi sondaggi, potrebbero riportare il paese  indietro di alcuni decenni, almeno dal punto di vista politico.

Questo perchè la favorita alla vittoria finale è nientemeno che Keiko Fujimori, figlia di quell’Alberto Fujimori che guidò il governo di Lima dal 1990 al 2000. Il governo Fujimori, a detta di molti, assunse le caratteristiche di una vera e propria dittatura militare, soprattutto dopo l’auto-golpe” del 1992 che cancellò numerosi diritti democratici.

Lo stesso politico peruviano di origine giapponese, inoltre, venne accusato di numerose violazioni dei diritti umani: ad esempio rapimenti, omicidi e torture di vario genere che, all’inizio del nuovo millennio, lo costrinsero alle dimissioni. Nel 2005 Alberto Fujimori venne arrestato in Cile e il 7 aprile 2009, dopo un lungo processo, fu condannato a 25 anni di reclusione per “violazione dei diritti umani”.

Purtroppo i vari governi “democratici” eletti in Perù dopo la presidenza Fujimori hanno fallito sotto numerosi punti di vista ed oggigiorno il paese latino-americano occupa una delle posizioni più basse nella scala sociale e di qualità della vita dell’intera America Latina. Tutto questo ha fatto sì che la figlia dello stesso dittatore, Keiko Fujimori, si sia presentata alle ultime elezioni in programma nel paese lo scorso aprile.

In quell’occasione, tenendo fede a tutti i pronostici che la vedevano come uno dei possibili candidati alla vittoria finale, la Fujimori è riuscita ad arrivare al ballottaggio che si svolgerà il prossimo 5 giugno. Lo sfidante sarà il conservatore Pablo Pedro Kuczynski.

Al ballottaggio Keiko Fujimori parte nettamente favorita: la candidata di origine giapponese, infatti, al primo turno ha ottenuto il 39,8% dei consensi contro il 21% dell’ex ministro del governo Toledo. Un bel “tesoretto” che la stessa Fujimori non dovrà sciupare per insediarsi nel Palazzo del Governo di Lima.

La situazione del Perù rispecchia un pò quello che sta succedendo in molti paesi dell’America Latina. Da un pò di tempo, infatti, le forze populiste di destra stanno acquistando sempre più potere a scapito dei partiti “di sinistra” locali. I casi più emblematici di ciò sono il Venezuela di Maduro, che poco dopo la morte di Chavez non è riuscito a ricreare quel benessere costruito dal compianto leader, e l’Argentina del neo-presidente Macri il quale sta attuando, grazie alla sola formula del decreto presidenziale e senza passare dal voto del Parlamento locale, una serie di riforme di chiaro stampo neoliberista per cercare di tagliare qualsiasi connessione con il vecchio esecutivo guidato dalla Kirchner.

Certo, gli stessi governi progressisti dell’America Latina sicuramente non sono immuni da colpe, scaturendo una reazione implicita, fino ad arrivare all’attuale situazione. Basti pensare agli scandali politici venuti fuori in Brasile negli ultimi tempi, che hanno travolto sia l’attuale presidente Dilma Rousseff sia il vecchio leader Lula da Silva, o a quello che è successo in Bolivia, dove il presidente di origine indigena Evo Morales ha tentato, senza riuscirci, una ennesima riforma della costituzione locale per essere eletto ancora per chissà quanti mandati. In Cile, infine, da alcune settimane la presidentessa Michelle Bachelet deve difendersi da molteplici accuse riguardanti le riforme attuate dal suo esecutivo, per esempio quella dell’università, e dai vari scandali che, troppo spesso, hanno coinvolto numerosi esponenti del governo di Santiago.

Insomma sembra proprio che anche l‘America Latina rischi una significativa “svolta a destra, dal punto di vista politico, come la stessa Europa o gli autoproclamatisi democratici, Stati Uniti. Evidentemente, anche in questa parte del mondo, chi promette moderazione e chiusura risulta più affascinante di chi spinge per innovazioni e nuove sfide da affrontare.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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Comments

  1. Egregio Signor Consiglio,

    Ho vissuto gli ultimi 17 anni della mia vita in Venezuela….il paradiso in terra…..trasformato nella più grande tragedia umanitaria del sud America….degli ultimi 40 anni!!!!!

    Le “Consiglio” un bel viaggio in Sud America in particolare in Venezuela dove il compianto(credo che a compiangerlo siano solamente i radical chic di sinistra Europea) naturalmente quelli che non hanno vissuto lì….., Chavez ha trasformato un paese in via di sviluppo dove esisteva una classe media maggioritaria in un popolo di affamati e mendicanti di Claps (borse di cibo da parte del governo dove il governo e i suoi generali ci rubano miliardi di dollari)…..
    Bambini che muoiono perché non ci sono più soldi per comprare medicamenti basici, persone in dialisi morte…perché non si riparano le macchine…..muoiono più persone in Venezuela che nella guerra in Siria….e questo è solamente la punta dell’iceberg…..

    abbia almeno l’onestità intellettuale di ammettere che la rivoluzione Bolivariana (come tutte le rivoluzioni) è stata per la maggioranza delle persone un grandissimo disastro e il più grande furto di ricchezze di un paese..
    Gli USA sono stati sempre i più grandi clienti del Venezuela e hanno sempre pagato un sacco di miliardi al vecchio Chavez….e sempre puntuali……..quindi se oggi non ci sono più i solidi è forse perché sono stati rubati o utilizzati in mal modo….

    Negli anni novanta ancora si poteva comprare un auto…un appartamento…. i giovani non emigravano…oggi devi scappare se non vuoi essere ammazzato dalla delinquenza o se vuoi dare un futuro alla tua famiglia….
    io, come milioni di Venezuelani ho dovuto farlo…..scappare per i miei bambini…ove in Venezuela non avevano nessun futuro guadagnando 10 dollari al mese…..e mi ascolti….questo non è colpa degli USA……è colpa dei governanti che con la scusa del pueblo unido hanno rubato talmente tanto che adesso tutto è crollato…..loro naturalmente hanno tutti i familiari che vivono o in Usa o in Europa ed Australia…..che strano….

    Venezuela è sempre stato un paese di contraddizioni (come tutti i paesi centro sud americani) ma in generale , grazie al petrolio e alla vicinanza strategica con el imperio del mal (ma chissà perche poi tutti i chavisti y enchufados) alla fine si comprano casette da milioni di dollari in Miami… si viveva dignitosamente…
    Adesso grazie a Cuba (che già una volta aveva cercato di invaderla e poi lo ha fatto mettendo suoi uomini nell’esercito) con conseguenza Chavez è arrivato…..e ha creato ALBA ……regalando petrolio dei venezuelani per la causa della rivoluxzione…..Ha comprato tutti e tutto…….e speso in malo modo….
    Ha avuto molta fortuna…il petrolio quando lui era ancora vivo era arrivato a 150$ al barile…..e non contento ha fatto indebitare il Venezuela quadruplicando il debito estero…..con Cina e Russia….che adesso giustamente vogliono i loro solidi con interessi(questo è poco comunista). La Cina oggi è il vero padrone del Venezuela ha in mano tutta l’economia che il buon Chavez ha distrutto sistematicamente….perchè era quello che lui voleva voleva creare gente completamente dipendente dallo stato….e ci è riuscito….

    Bella, bellissima storia e come sempre viva il comunismo che ha sempre portato benessere in tutti i paesi dove fortunatamente è sorto…
    l’unico paese dove è sopravvissuto è la Cina dove esistono meno diritti per i lavoratori al mondo…..wow

    Carlo Grignaschi

     — Reply