Amburgo: nuovo appello per il rilascio degli arrestati durante il G20 di inizio luglio

Dal 6 all’8 luglio scorso si è tenuta, nella città tedesca di Amburgo, la riunione del G20, vale a dire dei 20 paesi più industrializzati della terra. Per l’occasione, la città anseatica, ha subito una vera e propria militarizzazione con migliaia di forze dell’ordine presenti nelle strade.

Nonostante ciò, sono state numerose le persone che si sono recate ad Amburgo, da ogni parte d’Europa, per protestare contro questo evento che, come anche quelli precedenti, non ha portato ad alcun risultato “degno di nota“. Quello che non è mancato è stata la forte repressione della polizia tedesca che, per l’occasione, è stata spostata in massa nella città anseatica, da ogni parte della Germania, per non permettere a nessuno di rovinare la passerella degli ospiti internazionale.

Come previsto, si sono verificati scontri tra forze dell’ordine e manifestanti e, alla fine, si sono registrati centinaia di fermati e feriti tra questi ultimi. La repressione, dalle notizie giunte, è continuata anche a summit finito, all’interno delle carceri della stessa città del nord della Germania: un fatto che ricorda molto quello avvenuto nel carcere di Bolzaneto durante il G8 di Genova del 2001.

Per alcuni degli arrestati sono arrivate anche pesanti condanne. I manifestanti, lo ricordiamo, appartengono a varie nazionalità tra cui molti ragazzi italiani.

Ad oggi, a due mesi dai fatti di Amburgo, sono ancora molte le persone che si trovano nelle carceri tedesche senza conoscere il proprio futuro. Pubblichiamo, di seguito, un appello uscito pochi giorni fa per chiedere la loro liberazione.

Prima e durante le manifestazioni contro il G20 si è verificata una stretta repressiva dalla evidente eccezionalità. Il governo tedesco, per esempio, ha varato un provvedimento ad hoc in vista delle manifestazioni contro il G20 con cui ha inasprito la pena prevista per il reato di “attacco alla sovranità dello stato” (simile al nostro “oltraggio a pubblico ufficiale”), passando da una pena minima pari al pagamento di una multa alla detenzione in carcere. Inoltre, pochi giorni prima dell’inizio del vertice e delle proteste, oltre allo sgombero di un campeggio autorizzato per i manifestanti e alle perquisizioni di varie abitazioni, sedi associative e centri sociali in tutta la Germania, alcune persone sono state sottoposte a misure cautelari in via del tutto preventiva, perché considerate potenzialmente pericolose durante le giornate di mobilitazione. Infine, sono 20.000 le unità, tra polizia ed esercito, con tanto di mitra e cari armati, utilizzate per provare a gestire l’ordine pubblico. Durante le giornate di mobilitazione, migliaia gli arrestati e i fermi; nello specifico, ad oggi sono 32 gli internazionali tutt’ora in carcere ad Amburgo in attesa di processo. Attualmente, più di 2000 sono le indagini in corso. Ma il sistema repressivo messo in campo per il G20 non si è fermato a questo.
Tra i 32 internazionali, Alessandro, Orazio, Emiliano, Riccardo e Fabio si trovano da due mesi in carcere ad Amburgo. La loro richiesta di scarcerazione è stata rigettata più di un mese fa, dunque aspettano in carcere il processo, di cui non si sa ancora una data. Le accuse mosse nei confronti degli imputati si basano principalmente sulla testimonianza orale dei poliziotti. A conferma della certezza delle fonti, non molti giorni fa, un video della stessa polizia tedesca contraddice la testimonianza di un poliziotto tedesco alla base delle accuse mosse a Maria e Fabio, due ragazzi veneti: nel video si vede perfettamente che i due ragazzi non hanno mai commesso gli atti di cui sono accusati dal poliziotto. Nonostante questo, Fabio è ancora in carcere in attesa del processo e Maria, sebbene da poco rilasciata, dovrà comunque subire un processo.
Tutto questo descrive un sistema repressivo duro, messo in piedi eccezionalmente per il G20 e ingiustificabile dal punto di vista giuridico, che ha proprio raggiunto un ulteriore apice di assurdità recentemente. Il 28 agosto, alla fine del primo processo per i fatti del G20, un ragazzo olandese di 21 anni, accusato di lesione e resistenza, è stato condannato a 2 anni e 7 mesi di prigione nonostante fosse incensurato; la condanna ha superato di quasi un anno la richiesta dell’accusa, che aveva proposto una pena pari a 1 anno e 9 mesi di reclusione. Il giudice, rispondendo alle critiche di chi ha posto dei legittimi dubbi sulla durezza della condanna, ha dichiarato che la sua decisione è pienamente conforme a quanto previsto dall’inasprimento delle pene legate al G20.
Questa situazione, sebbene in parte complessa, ha dei tratti molto chiari. Lo stato d’eccezione venutosi a creare durante le giornate di mobilitazione durante il G20 ad Amburgo continua ad esistere nelle carceri e nelle aule dei tribunali. È evidente che la stretta repressiva iniziata già prima del G20 sta continuando con un vero e proprio accanimento nei confronti degli arrestati e degli imputati legati alle proteste contro il vertice. Infatti, lì dove la politica è stata sconfitta i potenti si rifanno tramite misure cautelari, detenzioni e codici penali modificati ad hoc. Riteniamo inoltre che il silenzio che avvolge l’arresto e la permanenza di Alessandro, Orazio, Emiliano, Riccardo e Fabio in carcere sia insopportabile e vada rotto. È assurdo che delle persone si trovino da ormai due mesi in carcere senza che nemmeno la fase delle indagini a loro carico si sia chiusa.
Facciamo quindi appello ad artisti/e, gruppi musicali, attori e attrici, registi/e, scrittori e scrittrici ed altre personalità a firmare questo appello, affinché non ci si dimentichi di chi da due mesi è in carcere ad Amburgo, subendo una stretta repressiva pesantissima solo perché ha manifestato il proprio dissenso ai 20 “potenti della terra”.

Vogliamo Alessandro, Orazio, Emiliano, Riccardo e Fabio liberi subito.

INVITIAMO TUTTE E TUTTI, ARTISTI, SINGOLI, ASSOCIAZIONI, COLLETTIVI, CANTANTI, E CHIUNQUE VOLESSE, AD ADERIRA ALL’APPELLO.

Basta mandare una mail a: nog20liberi@gmail.com“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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