Alta Velocità: aumenti del 35% sulle tratte dei pendolari

L’Alta Velocità italiana torna a far parlare di sè. Pochi giorni fa infatti, secondo una denuncia di Federconsumatori, è partito un aumento sostanzioso, con punte anche del 35%, degli abbonamenti delle varie linee dell’alta velocità in numerose tratte del paese.

Quello ad essere aumentato di più è il tragitto tra Torino-Milano, guarda caso uno dei più utilizzati. Il rincaro sarà di ben 119 euro. Tale decisione ha fatto esplodere la protesta di coloro che, ogni giorno, fanno avanti e indietro tra i due capoluoghi; i pendolari si sono detti pronti a bloccare la tratta pur di far arrivare la loro voce di dissenso ai piani alti delle FS.

La stessa Trenitalia aveva annunciato, poco tempo prima che scattassero ufficialmente i rincari, che sarebbero state introdotte quattro tipologie di abbonamento nuove: il primo valido tutti i giorni per tutto il giorno, il secondo tutti i giorni nella fascia oraria dalle 9 alle 17, il terzo valido tutto il giorno ma dal lunedì al venerdì, il quarto dal lunedì al venerdì nella fascia oraria tra le 9 e le 17. Queste promesse, però, sono rimaste semplici parole al vento e alla fine, oltre al danno, è arrivata pure la beffa.

Anche le regioni stanno cercando di trovare una soluzione che vada più verso gli interessi dei pendolari, costretti ad affrontare ogni giorno viaggi infernali pur di arrivare sul luogo di lavoro. L’accusa principale è stata quella legata alla “mancata consultazione preventiva su questo argomento: sia per il numero dei cittadini coinvolti, sia per la rilevanza degli importi in gioco per ognuno di essi“.

Ancora una volta, in qualche zona d’Italia, la Tav viene messa al centro di una contestazione da parte di normali cittadini che, evidentemente, non vedono solo i lati positivi come coloro che considerano questi treni “un’opera essenziale per lo sviluppo del paese“. Un fatto, però, è acclamato: da quando esiste l’alta velocità, viaggiare in treno è diventato un vero e proprio lusso.

Il fatto che si risparmi tempo e che, ad esempio, si possa arrivare da Roma a Milano in circa 3 ore è stato usato come scusa per questi aumenti folli avvenuti negli ultimi anni. Oramai si hanno due vere e proprie tipologie di treni in Italia: quella di serie A, in cui rientrano praticamente solo i treni dell’alta velocità, e quelli di serie B, falcidiati da numerosi problemi quotidiani, che però restano quelli più usati, ogni giorno, da migliaia di persone.

Nonostante tutto, ai piani alti delle Ferrovie dello Stato non sembrano aver colto il disagio percepito tra la gente comune. L’amministratore delegato di FS infatti, in una intervista rilasciata pochi giorni fa a “La Repubblica“, ha affermato che “ i prezzi degli abbonamenti sono ancora molto bassi“.

Oltre ad aver devastato una parte del territorio che attraversa questa alta velocità sta comportando ulteriori problemi che nessuno aveva mai tirato fuori, anzi. Solamente pochi giorni prima di Natale, il parlamento italiano ha approvato ufficialmente il ddl che ratifica l’accordo tra il governo italiano e quello francese per dare l’avvio definitivo alla costruzione della Tav in Val Susa. Un’opera che, per varie ragioni, viene contestata dai cittadini della stessa valle piemontese dal 1991.

Tali opere, inoltre, stanno portando via grandi quantità di risorse economiche che potrebbero essere utilizzate in altro modo. Cito, ad esempio, il caso delle zone del centro Italia colpite dal terremoto dello scorso agosto e di metà ottobre 2016.

Qui, nonostante le promesse delle istituzioni e dei vari enti pubblici chiamati a dirigere la ricostruzione, non è che la situazione sia migliorata. Nelle ultime settimane, inoltre, il freddo intenso e le abbondanti nevicate cadute hanno reso ancor più difficile la situazione e tutto è ancora mezzo fermo nonostante siano passati quasi sei mesi dal sisma.

Nei mesi precedenti è stato attivato un numero di solidarietà per raccogliere fondi da destinare ai lavori della Protezione Civile. Molti hanno risposto all’appello e sono stati raccolti parecchie milioni di euro che però, ad oggi, visto lo stato della ripresa nella zona, non si sa ancora bene che fine abbiano fatto.

Da sottolineare come, le testimonianze di un aiuto concreto, sono arrivate anche da quegli enti non legati, in alcun modo, al mondo istituzionale. Un esempio può essere quello della Brigata di Solidarietà Attiva che tiene costantemente aggiornati.

Leggi: Brigate di Solidarietà Attiva, l’altra faccia della solidarietà

Dall’altra parte, invece, si continuano ad invitare i cittadini a devolvere sempre più soldi. Poi però, quando i vari telegiornali realizzano servizi direttamente nelle zone colpite dal sisma, ci si chiede perchè, a così tanti mesi dal sisma, non si noti alcun segno di miglioramento.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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