Aldrovandi: dieci anni fa la morte di Federico

Sono passati dieci anni dalla morte di Federico Aldrovandi. Esattamente la mattina del 25 settembre 2005 il giovane ferrarese, allora diciottenne, veniva fermato dopo una serata passata in un locale bolognese, da quattro agenti di polizia, nella zona dell’ippodromo di Ferrara, perchè alcuni residenti segnalavano un ragazzo che dava in escandescenza.

Non si sa bene cosa successe in seguito, a detta degli stessi agenti, lo stesso Aldrovandi avrebbe tentato di aggredirli. L’unica certezza, è che i medici dell’ambulanza chiamati sul luogo verso le 6 di mattina non poteranno far altro che constatare la morte del giovane per “arresto cardio-circolatorio e trauma cranico-facciale.

Così almeno dicono le fonti ufficiali. In seguito, gli stessi agenti che fermarono Aldrovandi quella notte sono stati condannati in primo grado, nel luglio 2009, a 3 anni e 6 mesi di reclusione. Il 21 giugno 2012 la Corte di Cassazione ha confermato la condanna.

Nonostante tutto, rimangono ancora troppi lati oscuri e molti punti interrogativi riguardanti questa vicenda. Non si capisce soprattutto cosa abbia spinto i rappresentanti delle forze dell’ordine a tanta brutalità visto che, almeno sentendo i testimoni, Aldrovandi stava tenendo un comportamento assolutamente normale ed era tranquillo nel momento in cui venne fermato per il controllo.

Purtroppo Federico è stato solo uno dei vari casi di “vittime dello stato“. Dopo quella tragica sera, sonno emersi tanti altri casi di morti successivamente all’intervento delle forze dell’Ordine, questo anche grazie alla forza dimostrata da Lino e Patrizia, i genitori di “Aldro”. Tra i tanti casi di morte, quantomeno sospetta, i casi di Stefano Cucchi e di Riccardo Mogherini vista l’enorme “copertura mediatica” che interessò entrambe le vicende, ma la lista si potrebbe allungare e ancora di chissà quanto.

Durante le indagini che sono partite immediatamente dopo la morte di Federico Aldrovandi si è cercato in tutti i modi di mettere il bastone fra le ruote ai giudici che stavano svolgendo il loro lavoro per raccogliere il maggior numero di prove su questa vicenda. Numerosi sono stati i tentativi di depistaggio per impedire a chi di dovere di arrivare ad una soluzione chiara e definitiva.

La stessa politica italiana ha voluto dare un’immagine non proprio così buona di sé. Infatti, alcuni esponenti politici hanno detto la loro riguardo questa tragica vicenda e, spesso, non si sono risparmiati dall’attaccare violentemente lo stesso ragazzo deceduto descrivendolo come un giovane poco affidabile o drogato. Come se tutto ciò possa giustificare l’uccisione di un ragazzo.

Altri esponenti politici, invece, non hanno nascosto il loro totale appoggio alle forze di polizia mettendo sotto pressione, in qualche modo, chi stava conducendo le indagini.

Nel caso specifico di Adrovandi il politico che si “è messo più in luce” da questo punto di vista è stato Carlo Giovanardi, attuale senatore del NCD, che non ha risparmiato attacchi al giovane ferrarese.

La madre, Patrizia Moretti, in questi lunghi anni ha cercato di arrivare ad una verità completa sulla morte del figlio. Anche lei, però, è stata attaccata violentemente dai “piani alti” della società.

Da qui è cominciata una battaglia legale, portata avanti a colpi di denunce, che si è chiusa lo scorso luglio quando la Moretti ha deciso di ritirare, volontariamente, tutte le accuse contro lo stesso Giovanardi e verso Fabio Maccari, sindacalista del COISP: il principale sindacato della polizia italiana.

La città di Ferrara ha vissuto, in “prima persona“, questo evento facendosi trascinare, in maniera anomala, nella vicenda e trovandosi, di colpo, sotto i riflettori di mezzo paese.

Infatti, dal 25  al 27 settembre, proprio a Ferrara, verrà celebrato il decimo anno dalla morte di Federico con l’evento “Musica, parole e immagini per Federico”.

La storia testimonia, per l’ennesima volta, che si dovrebbe trovare un modo per mettere sotto controllo l’operato degli esponenti delle forze dell’ordine visto che troppo spesso, vedi i fatti del G8 di Genova, si sentono liberi di fare ciò che vogliono perchè spesso non pagano mai per le loro azioni.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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