Aggressione sul campo di calcio. La risposta dell’Atletico Brigante

Sabato scorso, a Castelfranco in Miscano, in provincia di Benevento, “è stata scritta una pagina vergognosa per questo sport e in generale per il nostro territorio.” Comincia così il comunicato dell’Atletico Brigante, squadra di calcio popolare beneventana, che nelle scorse ore ha fatto il giro del web, indignando molti e trovando la solidarietà di tantissimi, comprese tutte le realtà di calcio popolare.

Un episodio di violenza avvenuto su un campo di provincia. Qualcuno potrebbe pensare che troppo spesso ciò accade, e che non c’è nulla di nuovo, forse a buon ragione, ma questa volta forse c’è qualcosa di diverso, almeno è quello che emerge da quanto dichiarato dall’Atletico Brigante e dai testimoni oculari: “Non sappiamo cosa sia passato per la testa a chi abbia fatto ciò, ma non possiamo nascondere che il nostro giocatore colpito è infatti senegalese e ci viene da pensare che forse questo possa essere stato un motivo che ha scatenato una violenza del genere.”

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“In due anni di attività mai ci era capitato di dover assistere a certe cose. Crediamo di aver sempre dimostrato quello che siamo, provando a stringere relazioni di amicizia con tutti gli avversari ed avendo un comportamento leale e sportivo in ogni circostanza. Durante le partite ci sta avere confronti un po’ duri, alterchi, piccoli litigi, cose che però poi si risolvono subito e magari a fine partita ci si beve anche una cosa insieme scherzandoci su. Ne abbiamo viste tante in questi due campionati, ma mai ci era capitato di subire un’aggressione così grave.

Da inizio partita avevamo notato un clima un po’ ostile da parte della squadra di casa dettato sicuramente anche dalla loro posizione in classifica e dalla voglia di far valere il “fattore campo”. Cose che ci possono anche stare, qualche frase un po’ di troppo che può anche lasciare il tempo che trova. Ma intorno al 30’ del primo tempo il limite del tollerabile è stato superato. Un calciatore del Castelfranco fa un fallo da dietro molto duro ai danni di un nostro giocatore, il quale un po’ risentito accenna una piccola reazione. Normali situazioni di gioco fino a qui. Ma in pochi secondi parte un pestaggio di una violenza assurda, con due calciatori della squadra di casa che sferrano calci fortissimi colpendo alla testa il nostro tesserato, mentre era a terra. La violenza dei calci è stata davvero inaudita, tale da causare una perdita momentanea dei sensi del nostro ragazzo. Una scena che ha acceso gli animi a tal punto che abbiamo preferito abbandonare il terreno di gioco perché non c’erano più le condizioni per giocare. Vedere un nostro fratello a terra così è qualcosa che fa male, ma abbiamo fatto di tutto affinché un pomeriggio già brutto non lo diventasse ancora di più. C’è stato un urgente ricorso alle cure mediche per il nostro giocatore, con l’arrivo dell’ambulanza e il trasporto al pronto soccorso.

Andare a giocare con la voglia di divertirsi e finire con un tuo amico all’ospedale fa molto male. Eravamo arrivati a Castelfranco in pullman tutti insieme, giocatori e tifosi, con la voglia di passare un’ennesima giornata all’insegna della convivialità anche con la squadra locale e la gente del posto, come siamo soliti fare, e invece … Crediamo che quello che abbiamo subito sia davvero grave. I calci in testa ad una persona a terra sono cose pessime che nulla hanno a che vedere con lo sport.

Non sappiamo cosa sia passato per la testa a chi abbia fatto ciò, ma non possiamo nascondere che il nostro giocatore colpito è infatti senegalese e ci viene da pensare che forse questo possa essere stato un motivo che ha scatenato una violenza del genere. Perché di falli e battibecchi se ne vedono tanti ma la violenza dell’aggressione subita ci fanno pensare che sia stata scatenata anche dal fatto che il ragazzo in questione non fosse italiano. Forse chi non è italiano, per qualcuno, non ha diritto di replica se subisce offese e fallacci, e se risponde deve essere zittito o, ancora peggio, pestato. Kidiera non solo è un giocatore che a livello tecnico meriterebbe ben altri palcoscenici ma ha anche un temperamento coriaceo apprezzato da tutti, che forse a qualcuno non è andato giù. Perché un ragazzo africano per qualcuno forse non dovrebbe giocare nemmeno, quindi figuriamoci se lo sa fare anche bene riuscendo a farsi rispettare in mezzo al campo. Può essere qualcosa di inaccettabile per certa gente.

Rimarcando ancora la gravità dell’episodio ci preme, purtroppo, sottolineare che nonostante questo e nonostante abbiamo cercato di mantenere la calma, pensando innanzitutto alle condizioni di salute del nostro amico, alquanto preoccupanti in quel momento, siamo stati anche oggetto di minacce e tentativi di aggressione da parte dei pochi tifosi locali. Insomma, oltre al danno la beffa. L’ambiente e la squadra del Castelfranco, tranne alcuni elementi, non ci sembra abbiano riconosciuto la gravità dell’accaduto e non ci sono sembrati propensi a delle sincere scuse o passi indietro, anzi. E questa è la cosa che forse fa ancora più male. È stato un attacco a tutto ciò che siamo, difficile da dimenticare.

Dà fastidio che una squadra come la nostra, anche se agli ultimi posti della classifica, provi sempre a gettare il cuore oltre l’ostacolo e giocarsela con chiunque. Ma forse da ancora più fastidio a qualcuno ciò che siamo e le idee di sport, di socialità e di vita che ci contraddistinguono.

Di certo queste aggressioni non ci fermeranno ma sicuramente faremo in modo che gesti del genere non finiscano nel dimenticatoio. Pensiamo che certe cose non debbano succedere più e faremo di tutto affinché sia data la giusta importanza alla gravità dell’accaduto. Noi abbiamo la testa dura e certi gesti pessimi non ci hanno mai messo ko.”

Sono arrivate puntuali, come in questi casi, le scuse della società del Castelfranco, attraverso le quali si cerca di minimizzare l’accaduto e relegarlo ad uno scontro di campo che nulla ha a che fare con razzismo: “La società ASD Castelfranco Calcio, in merito allo spiacevole episodio avvenuto ieri, si scusa ufficialmente e nuovamente con l’ASD Atletico Brigante, con il giocatore Kidiera e con i tifosi gialloneri.

Per quanto concerne la gravità del fallo commesso durante lo svolgimento della partita, ribadiamo la nostra ferma condanna al gesto, rivelando di aver già preso i dovuti provvedimenti verso il responsabile, anticipando i tempi della giustizia sportiva. Inoltre condanniamo e prendiamo le distanze da ciò che è accaduto fuori dall’impianto sportivo, in quanto azioni non prevedibili e del tutto estranee alla nostra società.

Considerando che gli interessati non sono mai stati nostri tifosi, né lo hanno dimostrato in questa occasione. La società tende a precisare che la brutta parentesi non ha di fatto cause razziali, ma è da condannare a prescindere.

Castelfranco è una comunità che da tempo accoglie culture straniere ben integrate in ambito lavorativo, sportivo e sociale. Mai si sono verificati episodi riconducibili al razzismo. La nostra premura nei confronti del ragazzo può essere confermata dal presidente dell’ASD Atletico Brigante col quale abbiamo avuto contatti continui fino alla mattinata di oggi, al fine di accertarci sulle condizioni del calciatore.

Le nostre intenzioni erano quelle di organizzare un terzo tempo dopo lo svolgimento della partita, come accennato al presidente dell’ASD Atletico Brigante, e mai avremmo voluto un epilogo del genere. Chiudiamo ribadendo le scuse e sottolineando la piena volontà di porre fine a questo deprecabile episodio. Auguriamo di nuovo una pronta guarigione al giocatore Kidiera, con la speranza di ritrovarci quanto prima sul campo per una giornata all’insegna dei veri valori dello sport.”

Tra i presenti, molti sostengono che l’atteggiamento tenuto dalla società di Castelfranco non è stato di certo esemplare. Alcuni tifosi dell’Atletico Brigante presenti sugli spalti, denunciano minacce ricevute con coltelli alla mano. Invece tra i presenti in campo, alcuni dichiarano che dopo l’aggressione, è stato quasi faticoso far arrivare i soccorsi, in quanto dei componenti della società di casa, osteggiavano l’eventuale chiamata al 118 per evitare altri problemi. Insomma, un clima altro che conciliativo, neanche dopo l’aggressione.

L’Atletico Brigante conosce solo un modo per rispondere agli attacchi, ed è il modus operandi che contraddistingue le realtà di calcio popolare: riempiendo gli spalti all’insegna della solidarietà, dell’antirazzismo e del rifiuto delle discriminazioni. L’invito della squadra beneventana è quello di essere presenti sabato al campo comunale di Pietrelcina, dove si svolgerà l’ultima partita casalinga della stagione.  “A chi non può venire chiediamo di mostrarci la propria solidarietà con uno striscione…per non far finire nel dimenticatoio la vicenda, per fare in modo che quanto accaduto non venga minimizzato ad una reazione spropositata dettata dalla troppa foga come ha detto qualcuno. Per ribadire insieme a noi, anche se da lontano, che certe cose non devono più succedere.
Non abbasseremo mai la testa e con il cuore in gola continueremo a correre inseguendo i nostri sogni.” il proclamo dell’Atletico Brigante.

Laureato in giurisprudenza, giornalista pubblicista, Co-fondatore e Direttore responsabile di Oltremedia. Il giornalismo lo intendo a 360°: video,montaggio,foto,scrittura.

nicola.gesualdo@oltremedianews.it

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