Adesso non chiedete a Landini l’impossibile

Adesso non chiedetegli l’impossibile. Dopo la chiusura dell’Assemblea nazionale della Coalizione Sociale, sono in molti a porsi domande sulla natura del nuovo soggetto politico. Qualcuno parla dell’avvenuta nascita di un vero e proprio partito, il Corsera lo ha descritto come un ritorno al passato, persino tra i soggetti di sinistra c’è un po’ di disorientamento, se non di delusione. Diciamola tutta, sia ai detrattori che ai sognatori sarebbe piaciuta davvero un’esplicita discesa in campo di Landini. E invece è successo altro.

Che non ci sarebbe stata la ”candidatura” da parte del Segretario della Fiom lo si era già capito dalle prime battute di questo week end assembleare, quando il n. 1 del sindacato dei metalmeccanici si era accomodato in platea ad ascoltare gli interventi e a prendere appunti. Anche le tematiche all’ordine del giorno non erano circondate dalla retorica del classico soggetto politico pronto alla perenne campagna elettorale. Seppur ricche di istanze di elevato ed avanzato contenuto sociale, molte delle proposte sono state presentate sotto una veste dal chiaro spirito mutualistico, più appropriato ad un contesto sindacale che ad un partito.

Presenti 300 associazioni, 1800 persone e moltissimi giovani under35 precari e non. Questa è la platea di Landini e questo il popolo che vuol essere «ricostruito» dalla coalizione sociale. Il reddito minimo, l’abolizione del jobs act e l’eliminazione degli sgravi ai finanziatori delle scuole paritarie, il suo programma nell’immediato. «Vogliamo cambiare le leggi che cancellano i diritti delle persone» ha dichiarato Landini tra gli applausi, alludendo ad una mobilitazione in autunno che lanci una serie di referendum sulla scia del movimento per l’acqua. Niente partito, dunque, «ma nelle battaglie e nelle lotte siamo pronti a confrontarci con chiunque per cambiare le leggi sbagliate».

E, a pensarci bene, non poteva essere altrimenti. Si provi a mettere da parte le speranze di elettori di sinistra, desiderosi di vedere una volta tanto un simbolo rappresentativo delle proprie istanze sulla scheda elettorale, e ci si metta dal punto di vista di un sindacalista chiuso nell’angolo dall’immobilismo della Cgil e da anni di sconfitte e arretramenti indotti dallo sgretolarsi delle forze politiche parlamentari di riferimento. Si pensi a Maurizio Landini, più volte acclamato come ennesimo capopopolo da una sinistra perdente su tutti i fronti: dalla questione morale, alla coscienza di classe, dai diritti dei lavoratori ai diritti civili, dalle soluzioni economiche alle disparità sociali, per finire con le sconfitte elettorali che hanno ridotto i partiti a sinistra del Pd a fare i conti con le virgole. Si pensi a quello che rappresentava la parola sinistra un tempo e a quello che è oggi. Renzi si dice di sinistra, qualcuno realmente tale lo voterebbe mai?

Il punto allora forse è un altro e a fornire spunti di riflessione sono state proprio le ultime elezioni regionali. Tante polemiche sul voto, sulla battuta d’arresto di Renzi, sulla riorganizzazione del centrodestra, sull’arretramento dei 5stelle, sull’astensionismo, ma chi in tutto questo enorme dibattito non ci è proprio entrato perché assente ingiustificato è stato questo fantomatico soggetto di sinistra che si attende da anni. Non che manchino i simboli, di partiti comunisti ce ne sono due o tre; né si può dire che non ci siano idee dopo anni ed anni di ”autocritica”. A mancare, che lo si capisca una volta per tutte, è un’altra cosa: il popolo.

Manca il popolo, mancano gli elettori della sinistra. Dissolti, ammaliati da grillo, dai programmi pomeridiani di canale cinque, dalle gite al mare al posto dell’urna, dal ”meglio la pagnotta che l’ideologia”, dagli urlacci dei talk show e dagli infuocati sproloqui da tastiera sui social. Ogni scusa può essere buona per spiegare un pezzetto di quella che è ormai una realtà con la quale bisogna fare i conti. Manca un elettorato di sinistra, mancano le idee di sinistra, e pian piano stanno venendo meno anche gli spazi dove poter far circolare queste idee. Nei posti di lavoro ormai chi non firma i contratti collettivi è fuori dalla rappresentanza dei lavoratori. Alle urne, con la nuova legge elettorale, se non si vota Pd o FI al primo turno lo si deve far per forza al ballottaggio. In tv si perde in partenza, quello di sinistra è per definizione un pensiero complesso, difficilmente esprimibile tra urli, insulti e sopraffazioni. I prossimi passi saranno la limitazione di manifestare e la ”regolamentazione” del diritto di sciopero.

Dunque niente partiti, niente idee, niente spazi per poterle far circolare, niente popolo. Solo se si prende atto di questa realtà si può capire cosa, dall’ottica di un sindacalista, sia necessario fare. Un qualcosa di molto semplice, e cioè ripartire, lavorare per crearlo questo popolo con i suoi spazi e con la sua coscienza collettiva. Tornare a far circolare le idee, e che siano idee di sinistra. Redistribuzione, solidarietà, diritti, democrazia, lotta alla corruzione, legalità, lavoro qualificato, istruzione, crescita economica, casa, reddito di base, servizi e tassazione progressiva. Prima bisogna tornare a parlare di tutto ciò senza dare a nessuno l’alibi di ”portar via voti” nel cui utilizzo i democratici sono maestri. E bisogna farlo prendendosi gli spazi con forza: le piazze, le urne con i referendum, i posti di lavoro, le scuole.

Ecco dunque l’idea di Landini. Ricostruire la sinistra non significa solo fare un partito nuovo più bello e colorato. Significa ricostruire un popolo che riconosca certe parole d’ordine e sappia combattere per delle idee e le rivendichi come proprie. Significa usare gli spazi a disposizione per far valere quei rapporti di forza, non necessariamente identificabili in termini di seggi parlamentari, che sono necessari per cambiare le cose. In questo senso il sindacato può essere il soggetto politico giusto per cominciare l’opera, ed è in questa direzione che si muoverà il segretario della Fiom.

Non sarà però un cammino da compiersi da soli. Volendo prendere l’unica vera vittoria della sinistra negli ultimi anni, il movimento per l’acqua pubblica è partito dal basso ma ha poi giovato delle strutture anche partitiche esistenti per il successo finale. E’ per questo che quell’esperienza deve rappresentare un modello. Il Pd di oggi è lontano anni luce da quello che raccoglieva le firme, qualche anno fa, per difendere l’acqua pubblica, e ciò in quanto sono anche i suoi elettori ad essere cambiati. E allora piuttosto che tirare Landini per la giacchetta e cercare di candidarlo qui o lì per salvare gruppi dirigenti fallimentari e strutture di peso irrisorio, che si avvii una discussione su come dare l’adeguata sponda politica unitaria a questa grande figura che punta a riportare il sindacato al centro della vita dei lavoratori e a servire su un piatto d’argento un nuovo bacino elettorale. Quante volte a sinistra ci si è lamentati di un sindacato assente e una Cgil asservita al Pd? Oggi con Landini e la Coalizione Sociale il sindacato si muove nel senso di un nuovo attivismo che punti dritto all’affermazione e alla protezione dei diritti. E’ ora che la sinistra politica ne comprenda l’elevato significato e si organizzi per darne rappresentanza anche, e non solo, in termini elettorali.

Laureando in giurisprudenza, da sempre affianco allo studio del diritto la passione per il giornalismo. Dopo una breve esperienza nelle testate ”Nuove Proposte” e ”Articolotre” ho lavorato per anni nella redazione della trasmissione ”La Voce dei Ragazzi”; poi il lancio del progetto Oltremedia. ”Il giornalista non è solo una persona che fa domande, ma una persona che ha il sacro diritto di farle” direbbe Milan Kundera. Il mio intento è di cercarne le risposte fornendo una chiave di lettura critica.

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com