Aborto: il Black Monday delle donne polacche

Non commettere atti che non siano puri, cioè non disperdere il seme. Feconda una donna ogni volta che l’ami, così sarai uomo di fede”: ecco, penso che questa strofa, presa del brano “Testamento di Tito” di Fabrizio De Andrè, possa riassumere in poche parole ciò che sta succedendo in Polonia nelle ultime settimane.

Nel paese dell’Europa orientale infatti, proprio ieri, le donne hanno deciso di astenersi e di fermare tutte le loro attività quotidiane. Scopo di questa protesta, denominata “Black Monday”, era far sentire la loro voce nel giorno in cui al parlamento nazionale si discuteva una nuova legge, denominata “Legge per la protezione pre-natale”, che rendeva ancora più difficile l’aborto legale entro i confini nazionali.

Così facendo il governo di Varsavia, guidato dall’ultraconservatore Andrzej Duda del partito di “Diritto e Giustizia”, vorrebbe cancellare anche i soli tre casi che, oggigiorno, permettono ancora di abortire legalmente in Polonia: pericolo per la salute della donna, alto rischio che il feto nasca con qualche forma di disabilità o quando vi è il sospetto che la gravidanza sia, chiaramente, dovuta ad una qualche forma di violenza subita dalla madre. Chi non rispetterà la nuova normativa rischierà fino a cinque anni di carcere

In ogni altra situazione le donne polacche o sono costrette a chiedere aiuto a qualche ambiente “illegale”, correndo enormi rischi per la propria salute, oppure, ma in questo caso devono essere abbastanza ricche da poterselo permettere, possono andare all’estero e abortire legalmente in uno dei paesi dell’Unione Europea che ancora non cerca di fermare, in ogni modo, una gravidanza non desiderata.

Si sta creando una vera e propria spaccatura tra contrari e favorevoli a tale legge nel paese dell’Europa orientale. I primi stanno tentando, in tutti i modi, di far valere la legislazione europea che, nonostante tutto, continua a garantire l’interruzione di gravidanza legale, l’educazione sessuale insegnata a scuola ed una qualche forma di contraccezione. I secondi, invece, col supporto della Chiesa polacca e di varie associazioni ultra-cattoliche e conservatrici cercano a portare avanti la loro battaglia, grazie anche al forte sostegno del governo nazionale. La stessa conferenza dei vescovi polacchi si è schierata nettamente a favore di questi ultimi annunciando il totale supporto al movimento conosciuto come “stop all’aborto“.

Purtroppo, quello polacco, non è il solo caso europeo in cui interrompere una gravidanza è vista come un fatto sacrilego, a volte come un vero e proprio omicidio di una vita. In altri paesi infatti, come Spagna, Irlanda e Malta, cercare di abortire sta diventando sempre più difficile; guarda caso in tutti questi paesi l’influenza della chiesa e della cultura cristiana sulla cultura nazionale è ancora molto forte.

La stessa Polonia, da questo punto di vista, non ha nulla da invidiare agli altri. Ricordiamo che a Wodice, piccola cittadina a pochi km da Cracovia, nacque un certo Karol Wojtyla che fu papa dal 1978 al 2005 col nome di Giovanni Paolo II. Tale fugura, nonostante sia stata presentata come uno dei papi più moderni dell’epoca attuale, aveva i suoi lati oscuri: uno di questi, sicuramente, era la sua posizione anti-abortista.

Sappiamo tutti, quanto sia stato importante questo personaggio nella storia e nella cultura polacca e quanto abbia fatto sì che la Polonia diventasse uno dei paesi più cattolici di tutta Europa. Una forte impronta cristiana ultra-conservatrice l’ha assunta, sotto molti punti di vista, il premier conservatore Duda che guida il governo di Varsavia.

Anche in Italia purtroppo, la situazione non è che sia migliore. Oramai, secondo molte testimonianze, sta diventando molto difficile interrompere una gravidanza non desiderata a causa dei numerosi medici “obiettori” che si trovano nelle strutture ospedaliere. Tutto questo avviene nonostante ci sia una legge, la cosiddetta 194, che regola sotto numerosi punti di vista una questione così delicata in cui le donne sono vittime in prima persona. Dal ministero della Salute, però, non sono state spese neanche due parole sull’argomento, anzi.

Il caso del Fertility Day, dove la donna veniva vista come una semplice procreatrice della futura prole, fa capire chiaramente quali siano le idee che girano all’interno del ministero guidato da Beatrice Lorenzin che, inoltre, ha cercato di dare anche qualche idea sugli stili di vita e sui compagni da frequentare.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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