365 Giorni senza Giulio. Evento all’università Sapienza, Roma

By Redazione
On 30 gennaio 2017 At 10:41

Category : Inchieste, Torture di Stato

Responses : No Comments

“Conoscere meglio il mondo per trasformarlo”. E’ con questo messaggio, che dietro la sua apparente semplicità racchiude tutta la complessità del lavoro di conoscenza, che Marino Sinibaldi – Radio Tre – apre “365 giorni senza Giulio”, giornata dedicata a Giulio Regeni, ricercatore universitario torturato e ucciso al Cairo un anno fa dalle forze di sicurezza egiziane.

La prima cosa che balza all’occhio è la composizione della manifestazione: ragazzi, tantissimi ragazzi, centinaia di giovani che pian piano riempiono tutto il prato scelto come luogo di incontro per ricordare Giulio. E mentre un inaspettato sole primaverile fa da cornice luminosa al copioso viavai di ragazzi che progressivamente occupano il prato della Sapienza, la sensazione che si fa largo è che la memoria corta – atavico vizio italiano, per cui l’indignazione e lo sdegno col passare dei mesi si sgretolano, si liquefanno, evaporano – non riguarda questa piazza né queste facce, umili e allo stesso tempo ferme; facce consapevoli di come l’unico modo giusto di ricordare Giulio sia sì quello di accendere una luce su questa vicenda ancora troppo fumosa, ma soprattutto proteggerla, quella luce, alimentarla, darle luminosità quotidiana.

Questo slideshow richiede JavaScript.

GLI INTERVENTI

  • Marino Sinibaldi, direttore Radio Tre: “Giulio era la conoscenza che si fa viaggio, la curiosità che si fa approfondimento. Lui, Valeria Solesin, Fabrizia Di Lorenzo, sono quel futuro cui non siamo disposti a rinunciare”. Marino Sinibaldi apre con queste parole gli interventi dal sobrio palco allestito sul pratone della Sapienza.

“Non sarà un anno di reticenze, di omissioni, di insopportabili depistaggi a fermarci dal ricercare la verità sull’accaduto”. E’ infatti il silenzio, più ancora che le falsità, il primo nemico dell’accertamento dei fatti; un silenzio che, prendendo le forme dell’acquiescienza passiva, si fa rassegnazione, e col tempo attiva un pericoloso meccanismo di rimozione dei fatti.

“Nonostante ancora non conosciamo nomi e cognomi dei carnefici che hanno deturpato il corpo di Giulio – addirittura scrivendoci sopra, ultimo “lavoretto” a coronamento di torture efferate – , il loro volto ci è ben noto: è il volto di chi vuole far tacere ogni tentativo di conoscere il mondo, e di trasformarlo”.

  • Eugenio Gaudio, rettore de La Sapienza: “La natura della ricerca è coltivare la conoscenza, senza confini. La vicenda di Giulio ne è la testimonianza più autentica, se pensiamo al carattere che aveva il suo studio sulle condizioni sociali degli ambulanti egiziani: in questo è evidente un impegno pieno, fatto di esperienza sul campo, concreto, volto a dare sostanza documentativa tangibile alla ricerca. Il desiderio di sapere, mai come in questo caso, coincide con un afflato di giustizia sociale.

La conoscenza possiede dei presupposti etici ineliminabili: prima di tutto, deve essere resa pubblica, deve poter essere messa al servizio della collettività, in modo da poter divenire conoscenza politica (orientata cioè a polis e civitas). La ricerca, in qualità di fonte della conoscenza, è in questo senso uno dei tasselli della libera informazione, cioè il primo e più efficace antidoto al silenzio.

Giulio è anche la smentita di una certa narrativa, propugnata da molti media, fondata sull’assunto “i giovani di oggi sono passivi, superficiali, poco inclini al sacrificio”; di tanti Giulio, di tanti altri ragazzi che come lui non sono per nulla disposti a sacrificare un percorso di autentica consapevolezza sull’altare di esperienze comode, sicure, prive di rischi, abbiamo bisogno come non mai. Della loro intelligenza critica, della loro vivacità intellettuale dobbiamo prenderci cura: per questo è nostro dovere assoluto continuare a tenere viva la memoria di Giulio Regeni, rinnovando con forza l’impegno di noi tutti per chiedere verità.”

  • Stefano Catucci, Senato Accademico Sapienza: “La ricerca scientifica ha, per definizione, carattere pubblico. Non possiamo nascondere, analizzando la vicenda di Giulio, la nostra profonda delusione verso i suoi tutor: i docenti di Cambridge infatti si sono rifiutati di rispondere alle domande dei magistrati italiani – e l’idea che probabilmente questa reticenza sia stata caldeggiata da qualche consiglio legale interno all’Università aggiunge inquietudine all’inquietudine – , così partecipando di fatto all’inquinamento della verità”.
  • Antonio Marchesi (Amnesty International): “In relazione a questa vicenda, e al nostro impegno in favore dell’accertamento dei fatti, ci siamo spesso sentiti dire “siete incontentabili”. Registro con piacere, vedendo la partecipazione di oggi, che a quanto pare ad essere incontentabili siamo in tanti.

Che significa cercare la “verità”? Significa, prima di ogni altra cosa, smontare le false piste, le menzogne di comodo. Significa, ancor di più, rifiutare le mezze verità: come la teoria delle “poche mele marce”, che vorrebbe indagare poche persone – sacrificabili – senza mettere in discussione l’intero apparato di sicurezza egiziano, macchiatosi negli anni di gravissime violazioni dei diritti umani come le sparizioni forzate.

Giulio, prima ancora di essere un italiano all’estero, era anzitutto una persona, proprio come le migliaia di egiziani che hanno subito e subiscono la stessa sorte. Le ONG egiziane documentano con coraggio, e non da oggi, le ripetute violazioni dell’apparato di sicurezza di Al-Sisi, e non si sono mai arrese nonostante i frequenti arresti tra le loro fila”.

  • Beppe Giulietti (Articolo 21): E’ necessaria l’unione di tutta la società civile per continuare a tenere accesa la luce su Giulio, perché questa è una ferita per tutti. Non si possono non ricordare le parole dei genitori di Giulio: “noi non chiediamo vendetta, ma solo verità e giustizia, e non solo per Giulio, ma anche per tutti gli altri Giulio nel mondo”.
  • Erri De Luca: “Noi tutti in questo lungo anno siamo stati i portatori della parola dei genitori di Giulio, e della loro volontà di verità e giustizia. Se abbiamo ottenuto qualcosa, e abbiamo ottenuto qualcosa rispetto a balle e falsificazioni, è perché questa comunità civile ha risposto, ed è ancora qua.

Non mi aspetto nulla dal Governo di questo Paese: non è riuscito nell’ unica cosa che doveva fare, rendere Giulio Regeni cittadino europeo e farlo difendere dall’intera Unione Europea, in questo è stato ed è  inefficiente e dunque inservibile. Noi continuiamo a scippare brandelli di verità a chi quella verità vuole tenerla nascosta, sono traguardi che dobbiamo mettere all’attivo della nostra ricerca.

Per me le persone assenti, quando le ho vive nel ricordo, sono presenti: è un anno che Giulio Regeni è presente nella mia coscienza. Voglio dunque invertire lo slogan dei cartelli: è un anno che io sto con Giulio Regeni.”

  • Carlo Bonini (La Repubblica): “Bisogna dire la verità, e dirla fino in fondo: quello di Giulio è un omicidio di Stato, il movente è politico, e il principale responsabile di questo omicidio è il controspionaggio egiziano, accertato colpevole, finora, perlomeno del depistaggio delle indagini. Infatti è accertato che almeno tre degli agenti del controspionaggio hanno mentito ai magistrati: Giulio era sotto il controllo del controspionaggio almeno dal dicembre del 2015. Fu lo stesso controspionaggio ad intimare al famigerato Abdallah, leader del sindacato degli ambulanti egiziani, di mentire.

Il ministro degli Interni egiziano, tuttora in carica, è il primo e più grave – data la carica – responsabile delle vergognose verità di comodo inventate nei giorni e nei mesi successivi alla morte di Giulio: si parlò di incidenti stradali, di festini omosessuali, di storie legate alla droga. Il 24 marzo del 2016 furono uccisi a bruciapelo 5 innocenti cittadini egiziani, per inscenare la cattura e l’eliminazione dei responsabili; in realtà fu l’ennesimo tentativo di coprire i veri responsabili, così da dare i “colpevoli” in pasto all’opinione pubblica, specialmente quella italiana.

Le divisioni politiche interne allo stesso governo di Al-Sisi rendono ancora più difficile la consegna dei responsabili; responsabili materiali che noi non conosciamo, ma che gli egiziani sanno certamente. In questo senso, è gravissima la responsabilità dell’Università di Cambridge, che con la sua reticenza si aggiunge a tutti coloro che ostacolano la ricerca della verità. L’Italia, va detto, è stata lasciata sola; Hollande ha firmato commesse milionarie con l’Egitto.

Da dove si può ripartire per cercare la verità? Il modo migliore è dare un nome alle cose, non c’è nulla che i regimi temono di più: la forza dei regimi, e la potenza dell’omertà su cui edificano la propria struttura repressiva, sta infatti negli uomini senza volto. Il governo prenda una decisione, netta, e decida finalmente se l’ambasciatore debba tornare al Cairo o no. Dare un nome alle cose: e il nome della fine di Giulio è omicidio di Stato”.

  • Patrizio Gonnella (Coalizione Italiana libertà e diritti civili): “Cosa serve per tenere accesa la memoria su Giulio, e per continuare a pretendere la verità sulla sua fine? Serve un virtuoso mix di resistenza, memoria, coraggio: il coraggio e la dignità della famiglia Regeni. Da quel coraggio dovrebbe prendere esempio il nostro Governo, con quello steso coraggio dovremmo stigmatizzare quelle società italiane che hanno continuato a vendere strumenti informatici ai servizi segreti egiziani. Non è più accettabile, per la dignità del nostro Paese,  che stiamo ancora aspettando l’introduzione del reato di tortura“.

LA FAMIGLIA REGENI – C’è stata una telefonata con i genitori di Giulio, che hanno commentato così la diretta della manifestazione:

PAOLA REGENI: “Vedo tanti amici nostri, vecchi ma soprattutto nuovi. Vi ringraziamo di cuore, ci emoziona, si tratta di un avvenimento molto importante”

CLAUDIO REGENI: “Quello che dicevate di Giulio, che lo sentite presente, è esattamente ciò che sentiamo anche noi, e crediamo sia proprio lui a darci la forza necessaria ad andare avanti nella nostra ricerca di verità”

SINIBALDI: “Abbiamo avuto, in questi mesi, l’opportunità di conoscere Giulio anche al di fuori della vita professionale, ed è stato un piacere scoprirlo nella sua vita quotidiana.”

PAOLA: “Era un ragazzo normale, come tanti altri, coi suoi mille interessi, dalla cucina al viaggio, dall’arte allo studio. E’ proprio la normalità della vita quotidiana a mancarci di più di Giulio, come ballava, come parlava, cosa lo appassionava, cosa lo emozionava. Ecco, il vero dolore per noi è sapere che Giulio non potrà provare più emozioni. Grazie a tutti, non mollate insieme a noi”.

Michele Focaroli

Add your comment

XHTML : You may use these tags : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

This is a Gravatar-enabled website. To get your own globally-recognized avatar, please register at Gravatar.com