30 giugno 1960: l’antifascismo si riprende Genova

Nel luglio 1960 Genova, città decorata pochi anni prima con la medaglia d’oro della Resistenza, doveva ospitare il sesto congresso del MSI (Movimento Sociale Italiano), partito fondato su ideali dichiaratamente neofascisti e che era nato sulle ceneri della defunta Repubblica di Salò.

Tale decisione aveva ricevuto l’appoggio incondizionato dell’allora presidente del consiglio, il democristiano Fernando Tambroni, che doveva in qualche modo ripagare i fascisti del MSI i quali, coi loro voti, risultarono determinanti in più di un’occasione per tenere in vita il IX governo della giovane Repubblica italiana. La scelta del capoluogo ligure come sede del congresso, però, alzò ancora di più il clima di tensione in una città dove sia la situazione politica che quella sociale erano, per diversi motivi, già molto tese.

Il 30 giugno 1960 fu convocato un corteo per le vie della stessa Genova, organizzato dalla sezione dell’ANPI locale e da alcune sigle sindacali, a cui parteciparono circa 100.000 persone. Memorabile, per la sua semplicità ma anche per la sua efficacia, resta il discorso tenuto da Sandro Pertini poco prima della partenza della manifestazione.

Il corteo si svolse in un clima di tensione palpabile ma senza particolari disordini. Solamente una volta terminata la manifestazione, infatti, alcuni partecipanti si diressero verso la zona di piazza De Ferrari, non lontano da quel teatro Margherita che era il luogo scelto dal partito di Giorgio Almirante per il suo congresso. Nella piazza erano presenti numerose forze dell’ordine in tenuta anti-sommossa.

Una volta arrivati  i manifestanti cominciarono ad intonare numerosi canti del periodo della Resistenza. A queste  ” provocazioni” i poliziotti risposero con cariche per disperdere la folla che però non si arrese e così partirono gli scontri tra militanti anti-fascisti e forze dell’ordine. L’entità dei disordini si radicalizzò ben presto e, in alcuni momenti, si temeva che la celere potesse aprire il fuoco sui manifestanti per riportare l’ordine.

Tale minaccia fu però sventata dopo una estenuante trattativa tra i rappresentanti della polizia e quelli delle varie sigle che avevano organizzato la manifestazione. Il corteo si concluse nel tardo pomeriggio di quel 30 giugno con 162 feriti tra le forze dell’ordine e circa 40 tra i manifestanti.

Come conseguenza di quel giorno il congresso del MSI a Genova fu annullato visto che la mobilitazione antifascista si era espansa anche in altre città italiane e che la situazione era diventata ancora più critica. Tale decisione però non bastò a placare gli animi e le tensioni nel capoluogo ligure continuarono anche nei giorni seguenti.

Questo evento ebbe anche importanti conseguenze politiche. Difatti numerosi esponenti dell’opposizione attaccarono il governo Tambroni per le sue scelte di repressione nei confronti dei manifestanti. Tali accuse diventarono così asfissianti che numerosi esponenti della maggioranza non diedero più il loro appoggio al primo ministro che, per questo motivo, il 19 luglio seguente, fu costretto alle dimissioni.

Oggi più che mai, è importante ricordare, visto il periodo “nero” che si sta attraversando adesso in Italia e in Europa. Pochi giorni fa, infatti, una organizzazione neofascista come “Avanguardia Nazionale“, disciolto nel 1976 perchè in contrasto con la cosiddetta “legge Scelba“, ha annunciato che tornerà in campo con una politica attiva nei territori e l’apertura di nuove sedi. Ricordiamo che parecchi leader di Avanguardia Nazionale, in primis Stefano Delle Chiaie, sono stati condannati per varie stragi avvenute durante il periodo conosciuto come “Anni di Piombo“, anni ’60 e ’70 del XX secolo.

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La stessa Casapound, il cui candidato sindaco al comune di Roma: Simone Di Stefano si è sempre dichiarato un “fiero fascista“, sta acquistando sempre più visibilità e ha raddoppiato i suoi consensi alle ultime elezioni comunali capitoline. Il 21 maggio a CPI è stato permesso di sfilare nel pieno centro della Capitale: durante il corteo erano presenti numerosi simboli che si ricollegavano al ventennio. Al termine della manifestazione, inoltre, si è tenuto un concerto al parco di Colle Oppio dove non sono mancati testi con chiari riferimenti al ventennio e numerosi saluti romani fatti dai presenti.

Insomma, ancora una volta un evento storico può essere preso come modello da tutti gli antifascisti di oggi per rispondere a questa nuova calata dell’estremismo di destra che è tuttora sottovalutato dai più e, anzi, in alcuni casi viene supportato da alcuni rappresentanti politici nostrani.

Vorrei però ricordare le ripetute aperture del Movimento Cinque Stelle nei confronti di questi estremisti di destra. Il partito fondato da Grillo infatti, in più di un’occasione, è stato alquanto vago su una loro presa di posizione nei confronti di gruppi come Casapound e company. Anche se, ad onor del vero, la consigliera pentastellata del comune di Ragusa, Gianna Sigona, dopo aver dichiarato apertamente di essere fascista, pubblicando foto e proclami sul proprio profilo Facebook, è stata espulsa dal Movimento5Stelle ragusano. Forse il problema sta proprio in questo, sull’antifascismo, il Movimento 5 Stelle, non ha un pensiero unitario.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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