3 Serrande: lo spazio occupato all’interno dell’università la Sapienza di Roma

La Sapienza” di Roma è la più importante università della capitale ed una delle più famose a livello nazionale. Qui, ogni anno, si iscrivono migliaia di fuori sede e non, vogliosi e speranzosi di aumentare il loro sapere ed entrare nel mondo “adulto” nel minor tempo possibile.

La città universitaria però non permette solo di studiare materie come storia, fisica e matematica che, in qualche modo, ognuno di noi ha avuto modo di conoscere, amare o detestare durante il periodo liceale. Per fortuna, infatti, vi sono anche molti luoghi e spazi che ti permettono di entrare a far parte di quel lato “alternativo” e “militante” del mondo contemporaneo.

Uno di questi è, senza dubbio, il “3 serrande” uno spazio occupato la cui entrata dà su via Regina Elena. In questa piccola stanza, con una certa frequenza, si tengono incontri sugli argomenti più diversi tra loro e si cerca, in numerosi modi, di guardare le cose e gli eventi quotidiani con uno sguardo critico e poggiando su alcuni basi come antifascismo e socialità.

Ad esempio venerdì prossimo, 30 settembre 2016, proprio al 3 Serrande verrà proiettato un documentario riguardante gli ultras del Clapton United: squadra di calcio della zona est di Londra con una forte identità antifascista e fortemente concentrata sul lato sociale del mondo del pallone. Alcuni giorni fa abbiamo intervistato gli stessi ragazzi di questa bella realtà della Sapienza per conoscerli meglio e capire come mai hanno deciso di dar vita ad una realtà come questa.

1) Come e quando nasce l’idea di dar vita ad un posto come il “3 Serrande” occupato?

Il 3 Serrande è uno spazio occupato nel settembre del 2014, dopo che il 5 agosto dello stesso anno l’università la Sapienza aveva collaborato con la questura di Roma per sgomberare il Lucernario occupato, un altro spazio che come Sapienza Clandestina avevamo occupato nell’ottobre del 2013.

Il 3 Serrande nasce, quindi, come una risposta immediata degli studenti e delle studentesse ad un duro attacco portato avanti dall’università che, senza nessuna proposta di dialogo, ha deciso di sottrarci uno dei pochissimi spazi di socialità dentro la città universitaria sfruttando l’assenza degli studenti durante l’estate. 

Ci siamo organizzati in decine e, alla riapertura dell’università, 50 persone hanno occupato il 3 aSerrande: un magazzino polveroso abbandonato dalla facoltà. L’idea che nel tempo ci ha convinto ad occupare o ad autogestire spazi nel nostro ateneo nasce dall’esigenza di sopperire alla mancanza di aule studio e luoghi dove socializzare. 

Allo stesso tempo, mappando il territorio universitario, ci siamo resi conto della presenza di spazi vuoti e lasciati all’incuria“.

2) 3 Serrande: perchè avete scelto proprio questo nome?

Il nome dello spazio è legato alla sua forma, infatti è composto da 3 serrande. Inizialmente, per dimostrare la continuità con il Lucernario, ci siamo presentati con uno striscione con su scritto “Lucernario 2.0″ ma di lì a poco abbiamo deciso di caratterizzarlo per la sua fisionomia e il nome 3 Serrande si è diffuso tra noi e per la città universitaria“.

3) Quali sono le attività che portate avanti all’interno di questo spazio?

Durante questi due anni di occupazione si sono svolte decine di iniziative culturali come la presentazione di libri, approfondimenti su lotte internazionali e presentazioni di tesi di laurea. Lo spazio è aperto anche ad iniziative esterne che vengono nella nostra assemblea che si svolge ogni mercoledì alle ore 14:30. Un altro aspetto che abbiamo messo all’interno del nostro ragionamento è la vivibilità dell’università oltre lo schema rituale di lezioni più esami, rivendicando la possibilità di dar vita a feste ed aperitivi all’interno della città universitaria, promuovendo un divertimento a basso costo e non legato e logiche di guadagno e mercificazione.

Come dicevo all’inizio il 3 Serrande nasce anche come aula-studio. Fortunatamente il moltiplicarsi di queste esperienze all’interno delle varie facoltà e la nascita del “De Lollis Underground”, spazio che autogestiamo tramite un bando regionale e che ha al suo interno sette aule studio, ha trasformato il 3 Serrande in uno spazio di socialità che diventa aula studio unicamente durante le sessioni di esame“.

4) Qual’è il vostro ideale perfetto di università da difendere?

Non è facile rispondere a questa domanda poichè è difficile selezionare aspetti dell’università attuale da difendere. 

La crisi economica, i tagli all’istruzione e l’affermarsi della retorica del merito hanno radicalmente trasformato l’università negli ultimi otto anni. Il numero degli studenti universitari su scala nazionale è diminuito solo leggermente, ma il preoccupante riguarda la desertificazione degli atenei e la mutazione degli stessi in esamifici. 

Mi spiego meglio: il numero di persone che si dedicano all’università e che l’attraversano oltre alla sessione di esame è crollato visibilmente. Le cause di questo processo sono da rintracciarsi nell’impoverimento di chi oggi si iscrive all’università, un ottimo esempio è l’aumento di studenti pendolari. Un altro aspetto, connesso con le condizioni economiche, è la necessità, per sempre più persone, di lavorare e studiare contemporaneamente ma non solo, a questi soggetti è richiesta anche efficienza e rapidità nel conseguire gli studi, pena l’aumento delle tasse universitarie o la perdita del già misero welfare messo a disposizione dagli enti per il diritto allo studio gestiti dalle regioni. 

La meritocrazia, le virgolette sono d’obbligo, è lo strumento con il quale politici e amministratori hanno giustificato questi cambiamenti, utilizzando la retorica del taglio allo spreco per concentrare le risorse in settori particolarmente produttivi, svilendo e dequalificando i settori legati alla sfera umanistica. Dietro alla parola meritocrazia si nascondono parole più brutte e meno spendibili mediaticamente come esclusione e competitività. Per esclusione non intendo semplicemente l’allontanamento di decine di migliaia di persone dall’istruzione terziaria, mi riferisco alla diffusione di un sentimento di accettazione della propria condizione di studente mediocre e non eccellente. Questo innesca un processo competitivo che trasforma il percorso universitario in uno sgomitare per ottenere una borsa, un dottorato o per accedere a qualunque servizio e possibilità che noi pensiamo debbano essere garantite universalmente a tutti e tutte“.

5) Avete trovato difficoltà in questi anni di occupazione del 3 Serrande? Qualcuno si è mai lamentato ed ha cercato di mettervi i bastoni tra le ruote?

Fin dall’inizio il preside della facoltà di Farmacologia si è mostrato ostile nei nostri confronti. Allo stesso tempo la governance universitaria ha accettato il fatto che la partecipazione e il riprodursi di queste esperienze non permetteva di sgomberare gli spazi e, ad oggi, non ci sono avvisaglie che ci fanno temere per il futuro dello spazio“.

6) Progetti o sogni per il futuro ne avete?

Penso che oggi la nostra generazione abbia perso la capacità di sognare. Al sogno si è spesso sostituita la disillusione e l’accettazione di un futuro precario. Un messaggio che proviamo a trasmettere quotidianamente è il non delegare il proprio futuro alla speranza che qualcosa cambi da sola. Solo mettendoci in gioco, confrontandoci su quali sono i nostri bisogni e i nostri sogni potremo costruirci un futuro migliore dentro e oltre l’università.

Questa scommessa non riguarda unicamente gli studenti universitari ma tutti i nostri coetanei che nella lotta possono iniziare ad immaginare un futuro dignitoso e un modo di vivere fuori dalle logiche di sfruttamento che ci vuole imporre questo sistema economico“.

Romano di nascita, laureato in Scienze Storiche.
Attualmente autore presso “Oltremedia”, ho collaborato con “Linkursore”.
Mi interessa parlare dei lati più nascosti della mia città, ma anche della cultura e del mondo che mi circonda.

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